Christian Churches of God
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L'Anima

(Edizione 2.0 19950225-20010127)
La posizione biblica sull’Anima rappresenta una dottrina chiara e semplice, che è stata trasformata dal sincretismo nella chiesa antica. La posizione dei sistemi religiosi è giunta ad affermare che l’anima è eterna. Questa non è la vera posizione biblica.
Christian Churches of God
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(Diritti d’Autore 1995, 2000, 2001 Wade Cox)

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L'Anima

La posizione biblica sull’Anima rappresenta una dottrina chiara e semplice, che è stata trasformata dal sincretismo nella chiesa antica. La posizione dei sistemi religiosi è giunta ad affermare che l’anima è eterna. Questa non è la vera posizione biblica. E’ stato esaminato lo sviluppo della cosiddetta visione cristiana e i suoi rapporti con la visione biblica.

L’Anima e la Bibbia

Come discusso nel documento La Creazione: dalla teologia antropomorfica all’antropologia teomorfica [B5] di Cox, il concetto dell’esistenza di un anima, come entità, dopo la morte, è stato un tema continuamente discusso dall’animismo babilonese, i.e. dalla teologia caldea. Il concetto è logicamente politeistico. La Bibbia afferma in modo abbastanza categorico che la morte rimane tale fino alla resurrezione, la prima o la seconda. Nessuno è stato resuscitato all’infuori di Cristo; Gli altri tra gli eletti sono morti (1 Ts. 4:13-18). Ma i morti saranno resuscitati:

1Corinzi 15:16-18 Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; 17 ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. 18 E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. 19 Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.

Ma, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. (1Cor. 15:20). Davide mori e fu seppellito e la sua tomba è con noi ancora oggi (Atti 2:29).

Giovanni 3:13 Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo.

La necessità di una resurrezione fisica o del corpo segue da questa posizione. La negazione della resurrezione del corpo, in voga con il Trinitarismo, è sbagliata poiché deriva da un’incomprensione della sequenza dei sacrifici della Pasqua Ebraica e dalle offerte. Qui, in alcune parti, bisogna avere a che fare con la resurrezione, per poter affrontare la comprensione del rapporto di Cristo e dell’umanità con Dio e la maniera in cui la Bibbia afferma che l’uomo deve ereditare la vita eterna.

La dottrina dell’Anima sembra essere propagata per infondere nelle menti degli uomini il fatto che l’individuo esiste anche dopo la morte e che non è, per questo, completamente dipendente da Dio per la resurrezione e l’esistenza eterna. La spiegazione biblica per le illusioni della negromanzia o per la consultazione dei morti, è che è una menzogna comune dell’Esercito caduto. È a questo scopo che Saul avvicinò la strega a Endor. Si sostiene che la strega abbia avuto uno spirito familiare, un “”&! Öwb or obe, dall’idea di blaterare o borbottare come da una bottiglia o da una caraffa, quindi fu utilizzato da ventriloqui, o per negromanzia come illusorio spirito familiare. Il concetto che uno spirito possa essere resuscitato dalla morte è considerato reale dall’illusione che Samuele fu resuscitato dalla morte. Ci sono alcuni tentativi di affermare che l’entità era in realtà un demone, che la donna vide; tuttavia la donna fu spaventata da ciò che vide:

1Samuel 28:13 13 Le rispose il re: “Non aver paura, che cosa vedi?”. La donna disse a Saul: “Vedo esseri divini che salgono dalla terra”.

La parola che utilizzò qui per esseri divini è elohim, cosicché l’entità (o le entità) che vide e a cui parlò Samuel era un elohim che rimosse il regno di Saulo e pronunciò la sua punizione. Comunicare con gli spiriti è stregoneria, poiché viola il primo comandamento e rappresenta una rivolta contro Dio (1Sam. 15:23).

Giudicando dalla sua paura, possiamo concludere che non era un potere che conosceva o di cui era esperto. Nessun demone poteva aver rimosso la monarchia di Saulo poiché non possedevano l’autorità. L’affermazione che questa entità fosse uno spirito caduto o un demone, può risiedere solo nella premessa che dove un’entità agisce contrariamente al volere di Dio, automaticamente giunge sotto l’autorità degli elohim caduti. Questa posizione sembra contraria ai concetti affermati da Paolo, che comprese questo interrogativo visionando la sua preparazione. Un elohim con questa autorità dovrebbe far parte dell’esercito leale. Quest’illusione probabilmente deriva da un’errata traduzione nella NKJV, nella NIV, e così via, poiché i traduttori non hanno capito il concetto di elohim ed erano chiusi nella dottrina di Saulo. L’entità è comunque un elohim, sia dell’esercito leale che dell’esercito caduto e non è lo spirito di Samuel. Per il motivo evidenziato nella Creazione e sopra, l’anima umana eterna è un’invenzione della teologia Caldea. La redenzione e l’elezione tramite infusione dello Spirito è il meccanismo concettuale per la progressione ad una struttura spirituale eterna dell’essere. Per quale motivo Dio avrebbe creato una struttura ontologica più complicata di quello che serviva, includendo una forma più complicata di distruzione? La complicazione necessita di una sequenza di esseri sia spirituali che umani e di una distruzione più difficile di un’entità spirituale. In altri testi biblici si spiega che dalla resurrezione in realtà lo spirito è ridotto a carne umana per poterci avere a che fare. Satana diventerà un uomo e non il contrario. Si avrà a che fare con le persone semplicemente riducendole alla carne e dandogli la possibilità di morire se sono ribelli. Moriranno, saranno messi nel pozzo delle immondizie e saranno bruciati come rifiuti; cesseranno di esistere. La dottrina dell’anima è qualcosa che cerca di affermare un’esistenza continua senza considerare la volontà di Dio, la Sua grazia e la Sua potenza. Sembra dire a Dio: io esisterò che ti piaccia o no e non c’è niente che puoi fare per fermare la mia esistenza.

Tutto questo argomento ha trovato la sua via nelle teologie orientali della liberazione dalla trasmigrazione. Hanno trovato appoggio nelle teologie dei celti con la trasmigrazione. La gente ci credeva anche se era finzione, una bugia. Vi credevano poiché erano innatamente ribelli. La posizione biblica da Ecclesiaste 12:7 è che lo spirito ritorna a Dio, che lo ha dato, ma non è un essere cosciente, poiché si sostiene ci sia una resurrezione fisica attraverso il testo biblico (Gb. 19:26; Ez. 37:1 e seguenti).

L’Apocalisse mostra due resurrezioni dalla morte. La Prima è al ritorno del Messia all’inizio del Millennio. E’ descritta in Apocalisse 20:4 e riguarda solamente la prima fase degli eletti la cui funzione è di assistere Cristo nel Millennio. L’assistere ha la funzione secondaria di fornire gli standard con cui i demoni saranno giudicati nel giudizio del grande trono bianco, che è sviluppato in Apocalisse 20:5.

L’importanza della funzione, per mille anni, sta nel metro di paragone. Satana non potrebbe essere giudicato se Gesù Cristo non fosse venuto a compiere l’opera e non fosse morto per le persone che servì. Egli, nel deserto, dovette essere tentato. Quando Cristo fu tentato e gli chiesero di andare contro Dio e di adorare Satana, egli rifiutò. Così Satana fu giudicato in base a ciò che fece Cristo. Allo stesso modo il riposo dei demoni sarà giudicato da ciò che facciamo. Alla fine del Millennio, tutta la razza umana sarà resuscitata, e si troverà davanti ad un lungo periodo di giudizio e sarà istruita; sembra che ciò avverrà a 100 anni da Isaia 65:20. Il concetto di un’anima eterna non ha posto nella struttura biblica. Il modo in cui la Bibbia afferma che Dio ha a che fare con l’umanità e la porta in giudizio, è affrontato nel Problema del male.

Il concetto di Cristo dopo l’esilio e della resurrezione

Nel lavoro Creazione si pone attenzione alla cristologia subordinazionista degli antichi apologeti dopo la dispersione da Gerusalemme nel 70 d.C. circa. Fu in questa fase che la chiesa cominciò ad incontrare concetti importanti completamente opposti alla loro cosmologia. Fu posta anche attenzione su Anders Nigren (Agape and Eros, Tr. Da Philip s. Watson, harper Torchbooks, New York, 1969) che citò l’acuta distinzione fatta da Giustino Martire tra Dio e la manifestazione della parola:

La Parola è in un certo modo divina, ma non nel senso più stretto della parola… Soltanto il Padre è ingenerato ed incorruttibile, quindi Dio. Egli è il creatore ed il Padre di tutto (Dial. Lvi 1.).

Egli non è venuto a noi; egli rimane rimane sempre al disopra dei cieli e mai si rivela o tratta con qualcuno Dial. V. 4.)

In rapporto a lui, Cristo è di un livello inferiore, un *,bJ,D@H 2,`H [deuteros theos], ‘un altro Dio rispetto ad egli che creò tutto. ‘ (Dial. Lvi. 1.)

Nigren afferma:

Questo tratto subordinazionista nella Cristologia degli apologeti è senza dubbio da attribuire all’idea greca di Dio (p.280).

Come fu affermato nella Creazione: etc., Nygren sbaglia su quest’argomento, come si puo vedere dall’esame dello schema dell’Antico e del Nuovo Testamento evidenziato sopra. Giustino Martire è più vicino di lui; tuttavia, la distinzione e gli atti di creazione dipendono dalla Parola, e questa posizione non è compresa da nessuno dei due. Nygren giudica Loofs di aver ragione quando parla degli apologeti:

La loro dottrina della Parola non è una cristologia più alta del solito, ma è invece ad un livello più basso della genuina stima cristiana di Cristo. Non è Dio che rivela Se stesso in Cristo, ma la Parola, il Dio ridotto (depotenzierte), un Dio che in quanto Dio è subordinato al Dio altissimo. (Loof: Leitfaden zum Studium der Dogmengeshichte, 4 Aufl. 1906, p. 129, ibid.)

Nygren e Loofs si sbagliavano tutti e due nella stima di ciò che fosse genuinamente Cristiano. Stavano cercando di reinterpretare la cristologia dell’Ante.Nicene, che segue più da vicino la Bibbia nei concetti moderni non contenuti nelle scritture.

L’Angelo della Redenzione era uno del Concilio degli Elohim subordinato all’Elohim centrale che era Eloah (Dio il Padre ed il Creatore). L’Angelo della Redenzione fu nominato come nuova Stella Mattutina, per sostituire Satana, la vecchia Stella Mattutina. Cristo con le sue azioni giudicò Satana ed è l’unico dell’esercito degli angeli ad essere giudicato dalla Bibbia (Gv. 16:11). Nel riferimento in 1Enoc si afferma che furono condannati circa 20 Satana (vedi Cap. 3). Tuttavia la Bibbia indica che è soltanto uno, infatti ciò è corretto, secondo la necessità logica del giudizio successivo.

Quando si tratta il concetto della vecchia e della nuova Stella Mattutina e quello del periodo di transizione o redenzione, potrebbe sembrare una contraddizione lasciare al comando uno dell’esercito caduto ed il più potente (un Cherubino protettivo), mettere un altro elohim sul pianeta ad isolare un sacerdozio, selezionarlo ed istruirlo sotto la pressione dell’esercito caduto e delle nazioni in loro controllo per la disobbedienza. Tuttavia, il processo di redenzione e d’istruzione è massimizzato in questo modo. La necessità di un giudizio onesto ed imparziale è anche dimostrata da esempi. E’ per questo motivo che Cristo deve aver avuto per forza la possibilità di peccare. Se egli non avesse potuto peccare, Dio sarebbe allora in rapporto con le persone in giudizio, infatti Satana fu ottuso, per aver tentato un Essere che era in realtà perfetto.

Nessuna teoria rinforzerebbe i concetti di assoluta degradazione e distruzione di questo pianeta, (ora avviene quotidianamente) una volta che il processo sia stato avviato. Nessuna discussione con l’esercito ribelle avrebbe dimostrato i risultati illogici e distruttivi del loro sistema di pensiero politeista o d’esistenza esterna alla volontà, natura ed agape amore di Dio. In modo simile il sistema umano raggiunge punti di non ritorno da cui non può essere raggiunto o chiamato al pentimento in questa era, ed è quindi destinato alla distruzione per essere redento in circostanze migliori durante la seconda resurrezione. Questo è il motivo per cui quella resurrezione deve essere della carne. L’offuscamento del Piano di Salvezza e la resurrezione è un altro impedimento per la giusta comprensione del processo, poiché è un blocco della visione dell’esercito caduto come ordine di esseri grotteschi. Satana e l’esercito caduto si presentano come Angeli della luce (2Cor. 11:14) ed a livello biblico, non c’è differenza nel loro aspetto con la possibile eccezione dell’intensità della loro espressione. Si suppone che abbiano avuto forma umana e non e che siano apparsi in visioni. La battaglia intrapresa è vista come per le menti ed i comportamenti umani,  e serve ad impedire il loro cattivo uso o la perdita per cui sono riqualificati nella carne alla resurrezione. Essi non hanno una vita immortale (Creazione: etc.). Nygren comprese correttamente questo punto quando disse:

La Chiesa antica soprattutto dall’ellenismo nel credo della Resurrezione. La tradizione cristiana affermò la “resurrezione della carne”, che gli apologeti oppongono alle dottrine ellenistiche “dell’immortalità dell’anima”. L’antitesi era conscia ed intenzionale, poiché la loro opposizione allo spirito ellenistico non fu mai sentita così tanto dagli antichi cristiani. La dottrina platonica, ellenistica dell’immortalità dell’anima sembrava agli apologeti una dottrina blasfema ed atea, che innanzi tutto doveva essere attaccata e distrutta.

(Giustino, Dial. Lxxx. 3-4) Il loro motto al riguardo può essere rappresentato da queste parole trinitarie: “Non immortale, o greci, ma è l’anima stessa mortale. E per essa è possibile non morire”. (Tatian, Oratio ad Graecos, xiii. 1). La differenza tra cristiani e non cristiani in questo punto era così grande che il credo nella “resurrezione della carne” poteva diventare uno shibboleth. Chi crede “nell’immortalità dell’anima” mostra quindi che non è cristiano. Come dice Giustino: “Se ti sei imbattuto in qualcuno che è chiamato cristiano…e che afferma che non c’è resurrezione dalla morte, e che alla morte le anime vanno in cielo, immaginate che non siano cristiani”. (Dial. Lxxx. 4) (ibid., pp. 280-281).

Queste due questioni segnano nettamente la linea di demarcazione tra la filosofia cristiana e quella pseudo-cristiana. Come si afferma in Creazione: etc. (p. 62):

La fondamentale differenza filosofica fra pseudo-cristianità con la sua dottrina “dell’immortalità dell’anima” ed antica cristianità con la sua dottrina della “Resurrezione della carne” è che la dottrina dell’anima è egocentrica e la dottrina della resurrezione  della carne e teocentrica. Ci devono perciò essere delle contraddizioni tra gli scopi affermati del sistema e la sua spiegazione, e l’interpretazione della narrativa biblica che non sostiene i suoi conflitti e su cui si suppone sia basato il sistema.

In precedenza, si affermò che degli studi biblici dettagliati avrebbero esposto a conflitti filosofici importanti. Continuando dalla Creazione: ecc., notiamo che la dottrina dell’anima è ritrovata nel Timaeus di Platone, in cui si dice che ogni anima sia collegata con la sua propria stella, che lascia per essere incarnata sulla terra ed alla quale ritorna alla morte (41 d e seguenti). David Ulansey si riferisce a questi concetti nei Misteri di Mitra (Roma 2001, IT\ICCU\RML\0104879), dove afferma:

“Troviamo una spiegazione completa all’idea nell’Empedotimus di Eraclide Pontico, pupillo di Platone, in cui la Via Lattea è vista come il sentiero delle anime che scendono e che salgono dall’incarnazione. (Su Eraclide Pontico, vedi Burkert, Lore e Science, pp. 366 e seguenti; e Gottschalk, Heraclide di Ponto, pp. 98 e seguenti.).

Questo concetto d’immortalità astrale divenne molto comune durante il periodo ellenistico fino a che, con il giudizio di Franz Cumont, da parte dei romani, non divenne l’immagine predominante della vita dopo la morte.

Tuttavia, secondo Cumont, “le memorie e ciò che è rimasto dell’antico credo nella vita dei morti nella tomba e delle ombre che scendono nelle profondità infernali possono aver continuato, la dottrina che predominò da qui in poi era quella dell’immortalità celestiale” (Franz Cumont, Oriental Religions in Roman Paganism New York: Dover, 1956, p.39).

E’ importante notare che nei testi magici e gnostici troviamo che il viaggio delle anime nelle sfere celesti era considerato come pericoloso e che i poteri astrali dovessero essere propiziati in ogni fase” (vedi e.g. the Mithras Liturgy, in Meyer, Ancient Mysteries, pp. 211-21).

E’ particolarmente interessante per noi il fatto che questa concezione d’immortalità astrale sia citata esplicitamente da Origene, il padre della chiesa, (nominando l’autore pagano Celso) come passata dottrina mitraica. Secondo Celso, nei Misteri Mitraici, c’è un simbolo delle due orbite in cielo: una è quella delle stelle fisse e l’altra è assegnata ai pianeti ed al passaggio delle anime attraverso esse. Il Simbolo è questo. C’è una scala con sette cancelli alla fine della quale ce n’è un ottavo (Origen, contra Celsum, p. 334 (6.22)). Oltretutto i porfidi neo-platonisti  attribuiscono al mitraismo una concezione  complicata della celestiale discesa ed ascesa delle anime dall’incarnazione.

Come affermato in precedenza:

Questo prende il concetto identificato in Genesi come la menzogna di Adamo del “Sicuramente non morirai” attraverso i Misteri babilonesi e la loro riaffermazione  negli indoariani, con i greci e con gli orientali.

E’ una filosofia sistematicamente egoistica che è sempre più politeista e differenzia sempre di più gli aderenti a qualsiasi pratica teocentrica. In fine, il nuovo orientamento egocentrico diventa distruttivo per il sistema. L’incoerenza è sempre più ed essenzialmente divisiva e caotica. Intellettualmente il processo crolla nell’Egoismo psicologico e nell’Edonismo, che sono gravemente incoerenti.

Qualsiasi sistema basato sulle percezioni e sul comportamento egocentrico e che ricerca la massimizzazione dell’utilità individuale, a lungo termine fallirà nel massimizzare l’utilità. Queste forme di pensiero politeista possono far nascere teocentricità illusorie che si possono manifestare da obiettivi egocentrici che risultano nella sindrome del “Falso Messia”, che abbiamo visto ripetutamente manifesta dallo stabilimento di dottrine su larga scala. Queste dottrine sono logicamente opposte alla centralità del Dio ed ogni teista è logicamente opposto ad esse. In poche parole non si può credere nell’immortalità dell’anima ed essere monoteista (citato dalla Creazione: etc.,p. 63).

I concetti coinvolti nelle ere ed appartenenti al giudizio sono trattate Nel Problema del male. I passaggi qui citati dimostrano la natura della dottrina fino al periodo degli antichi apologeti.

L’impatto della dottrina dell’anima fu così profondo, che all’inizio del quinto secolo, Agostino (La città di Dio, xiii. 23) poteva dire che i corpi spirituali non sono spiriti, ma sono corpi che:

non per la perdita della loro naturale sostanza, ma per un cambiamento della qualità [saranno] lasciati nel paradiso stesso.

Agostino sostenne (xxii.29):

Dio quindi [dopo la resurrezione] sarà visto da questi occhi in virtù del loro possesso (in questa condizione trasformata) di qualcosa di qualità intellettuale e con il potere di dividere le cose dalla natura immateriale. E’ difficile se non impossibile sostenere questo, trovando conferma nelle Scritture.

Ci si potrebbe benissimo chiedere come sia avvenuto questo processo di cambiamento nella comprensione fondamentale della meccanica della vita dopo la morte. L’importanza della comprensione stava anche nell’avere un profondo effetto sulla comprensione delle meccaniche dell’evento più importante del Nuovo Testamento. Questa sequenza d’attività è chiamata l’evento di Cristo o il Kerygma dai teologi. La visione dell’anima ed il suo rapporto con la natura divina influenza la comprensione dell’incarnazione, dell’esistenza, della morte e della resurrezione di Gesù Cristo. Per comprendere pienamente e correttamente le meccaniche, è innanzitutto essenziale ricostruire la posizione biblica in materia.

L’incarnazione

Come la parola diventa uomo

 Da Giovanni 4:24 Dio è uno Spirito. La traduzione di Giovanni 4:24 e resa con Dio è Spirito da NKJ, NIV, NASB, NEB, JB, TEV, RSV, Mofat, Zwingli. Il testo è tradotto Dio è uno spirito dalla KJV, RV, Noli, J.F.B. Commentary, Vincent’s Word Studies in New Testament. L’Amplified Bible traduce i testo con Dio è uno spirito (un essere spirituale). La citazione di Origene di Giovanni 4:24 è tradotta con Dio è uno spirito nell’ANF (Ante Nicene Fathers = Padri di Ante-Nicene) per Against Celsus, Libro. 2, Cap. 71 (ANF, vol. 4, p.460); Libro 6, Cap.70 (ANF vol. 4 p. 605);  De principis Libro 1, Cap. 1 (ANF, Vol. 4, p. 242). L’ANF è tradotta come tale anche per Taziano Address to the Greeks (ANF, Vol. 2, p.66) ed anche per Tertulliano in Against Praxeas, Cap. 7 (ANF, Vol. 3, p. 602); ed Against Hermogenes Cap. 32 (ANF, Vol. 3, p.495. Quindi anche Tertulliano comprese il greco in quel modo. Un confronto della costruzione greca di altri Dio è testi confermerà questa interpretazione, per esempio, 1 Giovanni 4:8, 1Giovanni 4:16, 1Giovanni 1:5. Il desiderio di rendere Dio uno spirito generalizzato, deriva dalla struttura Platonica, compresa l’idea del Demiurgo, e la stoica anima-Mondo La combinazione di Filo dei concetti giudei dello Shekinah e del Memra risulò nella sua idea di Logos (parola). Il sistema biblico ha un certo numero di dichiarazione basilari, che hanno rapporto di distinzione. Per esempio, Cristo aveva una struttura individuale che affidò nelle mani di Dio alla sua morte.

Luca 23:46 , nelle tue mani consegno il mio spirito.

Lo spirito è distinto dallo Spirito Santo che è lo Spirito della Verità e procede dal Padre (Gv. 5:26) ma sembra avere una relazione congiunta con esso e quindi dipendervi. Le meccaniche di questo processo sembrano seguire esattamente la sequenza deposta per l’umanità, che è stata identificata in precedenza, e che afferma: tutta la carne deve morire. Cristo morì in questo modo (Gv. 3:16; Rm. 5:8; 2Cor. 5:14-15; 1Pt. 2:24). Cristo sostenne che la sua morte era un’espressione d’amore.

Giovanni 15:13 Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.

La vita di Cristo fu data come riscatto per molti (Mt. 20:28; Mc. 10:45). 1Pietro 3:18 sostiene che Cristo morì per i peccati e fu resuscitato e l’affermazione della morte di Cristo e della resurrezione è fondamentale per la fede poiché è la resurrezione generale dalla morte.

1Corinzi 15:12-14 Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede.

La Resurrezione è generale

La logica di quest’affermazione di Paolo è che la meccanica della morte e della resurrezione di Cristo sono le stesse di quelle dell’eletto, per cui egli morì (1Gv. 3:16). La resurrezione, da Apocalisse 20:4 et. Seq., procede all’umanità in generale. Cristo aveva la vita in se stesso per concessione del padre (Gv. 5:26). Si sosteneva egli fosse l’ultimo Adamo. Paolo quindi spiega il dubbio sul processo di resurrezione.

1Corinzi 15:35-49 Ma qualcuno dirà: “Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?” 36 Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; 37 e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere. 38 E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo. 39 Non ogni carne è la medesima carne; altra è la carne di uomini e altra quella di animali; altra quella di uccelli e altra quella di pesci. 40 Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, e altro quello dei corpi terrestri. 41 Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore. 42 Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; 43 si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; 44 si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale. Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale, poiché sta scritto che 45 il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. 46 Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. 47 Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. 48 Quale è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. 49 E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste. (RSV)

Paolo afferma che la carne ed il sangue non possono ereditare il Regno di Dio ed il perituro non erediterà l’imperituro (v. 50). Le meccaniche sono comprese per procedere dalla struttura umana alla rinascita tramite il battesimo, dopo il pentimento come adulto conscio e penitente, chiamato da Dio. Quindi il battesimo può avvenire solo dopo il pentimento da adulto. Mentre il testo in Marco 16 dai versi 9-20 è generalmente d’accordo sul fatto che sia un’aggiunta all’originale o una restaurazione del testo che avrebbe dovuto essere rimossa in tempi molto antichi; il testo nel verso 16 dimostra che il concetto di pentimento attraverso la fede era essenziale alla salvezza. Ma egli che non crede sarà condannato mostra che erano il pentimento e la fede i requisiti necessari prima del battesimo. Quindi un neonato non può ricevere la ragione, poiché non può mostrare pentimento. Il battesimo dei neonati è quindi contrario alle meccaniche della struttura ed era interpretato così nei primi secoli.

La rinascita attraverso il Battesimo

La spiritualità umana, la struttura del rinato e la comprensione del gennao fu trattata nella Creazione: L’essere rinato attraverso il battesimo sul pentimento e la ricezione dello Spirito Santo, è essenziale per la capacità di entrare nel Regno di Dio (Gv. 3:3-5). Da Romani 8:23 le primizie dello Spirito sono date nel battesimo, ma l’adozione come Figli avviene con la redenzione del corpo. La capacità di rinascere avviene nel battesimo tramite una morte simbolica e la resurrezione espressa dalla totale immersione nell’acqua. Si sostiene che questa totale immersione nell’acqua fosse un requisito continuo non solo della Chiesa, ma anche del simbolismo del battesimo di Giovanni come praticato in Giordania. Cristo andò attraverso questo processo e lo Spirito Santo gli fu conferito dal Padre in forma di Colomba (Mt. 3:16; Mc. 1:10; Lc. 3:22; Gv. 1:32). Ogni vangelo conferma questo processo. Infatti, la logica sembra manifestarsi in modo che il processo stesso sia confermato come essenziale in Cristo, come primo esempio di primizia. Quelle altre entità nell’Antico Testamento, avevano lo Spirito Santo senza stendere le mani in modo certo e formale. Davide pregò che lo Spirito Santo non fosse preso da lui (Sal. 51:11). Davide fu consacrato da Samuele. Tuttavia, gli altri non furono consacrati in modo così chiaro.

La Bibbia stessa ci dice che c’era una disputa tra le sette dei Giudei sulla resurrezione dalla morte e la comprensione della struttura spirituale. I Sadducei pensarono che non c’era resurrezione dalla morte e che non c’erano angeli o spiriti (Atti 23:8). I Farisei li riconobbero tutti e due (Atti 23:8) e Cristo sostenne che erano i Farisei a sedersi al posto di Mosè ed a cui bisognava obbedire (Mt. 23:2).

I Sadducei sembra abbiano inglobato una forma di struttura materialista, che cercò di evitare ogni sistema spirituale. Paolo sviluppò la struttura per incorporare il ritorno di Cristo. E’ ovvio per ogni studente biblico, che l’arco di tempo di duemila anni, ha visto la morte di molti eletti. Questo processo, per il concetto della ricezione dello Spirito Santo nel battesimo, era conosciuto come morte. La vecchia struttura morì nel battesimo, con l’essere individuale rinato o nato nuovamente nello spirito. Paolo dice:

1Corinzi 15:51-53 Ecco io vi annunzio un mistero: non tutti, certo, moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati. E’ necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità. (RSV)

Il processo di cui si è parlato, è la prima resurrezione dalla morte a cui si fa riferimento in Apocalisse 20:4. La seconda resurrezione è quella che avviene dopo i mille anni del regno terrestre di Cristo. Questa è la resurrezione generale dalla morte a cui si riferisce Apocalisse 20:11-15. In 1 Tessalonicesi 4:15, Paolo afferma che non dovremmo trarre vantaggio da quelli che sono morti. Cristo scenderà e la morte in Cristo, i.e. coloro che sono battezzati e sono morti saranno resuscitati prima, e quindi insieme ai vivi, saranno trasformati o traslati in spiriti puri. Le meccaniche del processo sono esaminate più dettagliatamente nel problema del male. Questi esseri spirituali si raduneranno a Cristo a Gerusalemme, da dove il mondo sarà governato sotto Cristo per il Millennio o i mille anni. Zaccaria 14 analizza questo periodo. Il processo che utilizza è citato in Zaccaria 14:1-15. Sono citate anche le richieste di attesa a Gerusalemme per osservare la Festa delle Capanne dei Tabernacoli e per avere la pioggia nella giusta stagione. Da queste Scritture, c’è l’esistenza di due classi di entità sul pianeta per mille anni, dopo il ritorno di Cristo. Questi sono gli eletti spirituali sotto Cristo e gli umani sopravvissuti delle guerre del giorno del giudizio, che saranno guidati per ristabilire il pianeta. Gli eletti saranno la guida della struttura umana restante (Is. 30:21). Gli Avventisti del settimo giorno, come gruppo, sono seriamente incapaci di comprendere la struttura millenaria (vedi l’Appendice). In base alle scritture di Ellen G. White, hanno spiritualizzato il Millennio e quindi non possono giustificare adeguatamente i profeti. Altri Assunzionisti, compresi gli Anti-millenialisti, hanno in genere lo stesso problema.

Il processo che la Bibbia utilizza nel trattare con coloro che sono lasciati al ritorno di Cristo è la traslazione. I morti sono resuscitati e traslati con coloro che sono ancora vivi. In modo simile, quelli alla fine del regno millenario di Cristo, che non si ribellano e quelli della seconda resurrezione, che sono resuscitati, sono portati in giudizio per circa cento anni (da Is. 65:20). Alla fine dei cento anni, il penitente salvato è traslato. I peccatori impenitenti muoiono e sono gettati nel fuoco della Gehenna. In altre parole, i loro corpi sono bruciati. Qui è necessario spiegare questo processo, poiché la sequenza e la sequenza dei frutti della raccolta, è necessaria per una comprensione dell’incarnazione, della morte e della resurrezione di Cristo.

Cristo era la primizia del genere umano. Egli era un esempio di ciò che stava per succedere agli eletti e quindi a tutto il genere umano. Cristo era il Dio unigenito ed il Figlio (Monogenes theos & uion) (Gv. 1:18; 3:16; 1Gv. 4:9; vedi anche Lc. 7:12, 8:42, 9:38; Eb. 11:17 per confronti). Egli era l’unigenito (proototokos) di tutta la creazione (Col. 1:15) quindi l’inizio della creazione di Dio (Ap. 3:14, non come per NIV) (vedi sopra). La posizione biblica è che Cristo era il Figlio di Dio ed era diverso da Dio, al quale ci si riferisce come Dio il Padre. Cristo, quando morì, esistette solo come corpo in decomposizione, ed il suo spirito ritornò al suo Dio che era il Padre. Il Padre lo resuscitò dalla morte tramite la Sua autorità o commando che Egli aveva dato a lui prima della morte di Cristo (Gv. 10:18) e che era stata determinata dalla creazione del mondo (Ap. 13:8). La necessità del suo sacrificio e quindi anche la sua resurrezione era stata determinata da quando furono gettate le fondamenta (kataboles) del mondo (kosmou).

La falsa Assunzione moderna

Al di là d’ogni dubbio, abbiamo stabilito che Cristo era un servo obbediente. Da quanto detto sopra, la sua morte e resurrezione sono mandatarie alla fede. La sequenza riflette ciò che sembra riferirsi agli eletti ed all’umanità in generale. Il moderno Cristianesimo risiede su numerose false premesse, che sono esaminate sotto. In breve, cerca di affermare:

1: Che Dio ed il Messia (e lo Spirito) sono incapaci di separarsi nell’agire e nel pensiero e non sono esattamente descrivibili come Esseri. Poi questo elohim era limitato a due entità e lo Spirito, ignorando la distinzione tra Eloah ed il Concilio. Dall’analisi che abbiamo fatto, questo è falso.

2: Che l’esistenza pre-incarnata di Cristo non era l’angelo di YHVH.

3: Che Cristo era l’unico figlio di Dio prima della creazione del mondo (vedi Gb. 1:6; 2:1; 38:7). Questa premessa è falsa. Nell’incarnazione ci deve essere un processo specifico che riguarda Cristo, come essere separato e distinto da Dio. Il Cristianesimo moderno non spiega questo problema.

Cristo e Satana non furono le uniche due Stelle Mattutine (vedi Gb. 38:7; Is. 14:12; Ap. 2:28; 22:16). Affermare l’esistenza di molte Stelle Mattutine e di un concilio degli Elohim ritrae una vasta autorità su molti sistemi. Ciascuna di queste entità ha un rapporto ed un’identità con il Padre, che non può essere compromessa da quella del rapporto con Cristo. Il fatto che Cristo sia un partner di queste entità significa che non può essere il loro Dio. Quindi, il suo rapporto con il padre è subordinato. Per questo, la sua incarnazione non può essere incompleta, secondo le basi affermate di un’eguaglianza nella Natura Divina. Quindi l’ultima affermazione:

4: Che Cristo è Dio allo stesso modo in cui Dio è Dio è falso.

Egli è un Dio subordinato (Eb. 1:9) inviato dal Signore degli Eserciti (Zc. 2:10-11). Quindi egli non può essere considerato come un oggetto di adorazione e preghiera contrariamente a quanto afferma Esodo 34:14, Matteo 4:10 etc.

La seguente assurdità, che si sviluppa dall’affermazione di un’esistenza per Cristo separata e diversa dalla sua incarnazione, è che egli avrebbe potuto pregare se stesso come Dio. Una simile asserzione nega, di fatto, la distinzione tra Padre e Figlio e la totalità della resurrezione. E’ un anticristo (1Gv. 2;22; 4:3; 2Gv. 7). Quest’argomento si allarga quindi all’affermazione che Cristo e Dio avevano la stessa volontà e che Cristo non era posseduto da una volontà distinta subordinata a Dio attraverso l’obbedienza volontaria. Ciò è negato nel Capitolo 2. Quindi si afferma che:

5: Quella Natura divina non ammette guadagni e perdite in Cristo (il concetto è negato sopra.

L’asserzione che da questa deriva è:

6: Che lo Spirito Santo è dato secondo la misura della fede (contrariamente a Giovanni 3:34 (RSV); Rm. 12:6; quindi

7: Che Cristo poteva non aver peccato (dalla falsa premessa della natura divina che non ammette guadagni o perdite se non dall’onniscienza di Dio, che sa che Cristo non avrebbe peccato) (vedi sopra).

L’argomento continua con l’affermazione :

8: Cristo era consustanziale a Dio, così come era coeguale e coeterno a Dio contrariamente a quanto affermato in Filippesi 2:6 e 1Timoteo 6:16 che mostra che soltanto Dio è immortale. La vita eterna di Cristo o aioonion (1Gv. 1:2) è quella di tutti gli esseri compreso Cristo deriva da quest’entità (1Gv. 5:20).

Sia Cristo che gli eletti hanno la stessa origine (Eb. 2:11 (RSV)) poiché la loro vita e la loro immortalità è condizionata dall’obbedienza al Padre (Gv. 5:19-30) che creò tutti noi (Ml. 2:10-15). Poiché il Padre ha la vita in se stesso, così ha dato modo al Figlio di avere la vita in se stesso (Gv. 5:26) e noi siamo coeredi poiché ci è stato ordinato di avere la vita in noi stessi tramite l’autorità di Dio. Per il cristianesimo moderno diventa necessario affermare falsamente:

9: che gli eletti non sono figli di Dio allo stesso modo in cui Cristo è un Figlio di Dio e quindi non sono coeredi, contrariamente a quanto afferma Romani 8:17; Galati 3:29; Tito 3:7; Ebrei 1:14; 6:17; 11:9; Giacomo 2:5; 1Pietro 3:7.

A sostegno di questo punto, c’è l’erronea affemazione:

10: Che il Dio Supremo venne giù nella carne e risiede tra gli uomini (derivando dalle false inserzioni in 1 Timoteo 3:16 nel Codice A, mantenuto nella KJV e trasformato nel preambolo della NIV) in contrasto con Giovanni 1:18 (e Gv. 1:14 dove era il Logos (o memra) che divenne carne) ed i numerosi testi che allontanano Cristo dall’Unico Vero Dio (Eloah o Theon, che è Dio il Padre), il Dio di Gesù Cristo (Gv. 17:3, 20:17; 1Cor. 8:6; 2Cor. 1:3) che risiede nel suo nome (Mic. 5:5).

Queste false dichiarazioni del cristianesimo moderno hanno influenzato la comprensione delle meccaniche dell’incarnazione. Infatti i Trinitari hanno interpretato erroneamente il concetto dell’Unicità di Dio. Lo Shema (Dt. 6:4) è esaminato successivamente. L’entità in Deuteronomio 6:5 è identificabile come Dio l’Altissimo, il Dio che consacrò Cristo come Elohi d’Israele in Salmi 45:6-7. L’Unità di Dio, necessaria al monoteismo, è un ordine esteso che risiede nell’unità sotto una volontà centrale, in accordo ed interazione spirituale attraverso lo Spirito e la Potenza di Dio (1Cor. 2:4-14) che attraverso Cristo è verso Dio (2Cor. 3:3-4). La Trinità nega l’unificazione necessaria al Monoteismo ed è logicamente politeista, poiché i governanti non hanno capito, non essendo spirituali (1Cor. 2:28, 14). Cristo raggiunse la sua capacità di essere Dio e raggiunse la pienezza della Natura Divina, dall’azione dello Spirito Santo.

La Posizione della Chiesa Antica

Le meccaniche dell’incarnazione rimasero quindi distrutte. Tuttavia, c’è il dubbio che abbiamo a che fare con una parziale attività di un Essere, che in qualche modo sospende la sua essenza in cielo tale che avrebbe potuto avere contemporaneamente due piani d’esistenza. Una simile proposta non ha validità biblica alcuna. Avendo stabilito la posizione biblica al tempo di Cristo, siamo in grado di vedere come questa posizione fosse presente durante il primo ed il secondo secolo. Dai testi che abbiamo di Giustino Martire e di Ireneo, sappiamo che la comprensione fu ampliata alla chiesa antica. Giustino Martire afferma, e ciò è confermato sopra, che Dio insegnò la stessa cosa tramite i profeti e tramite Mosè (vedi Dial. With Trypho, Ch. XxxVii, ANF, Vol. I, pp. 207f.). Giustino insegnò che Dio produsse, come inizio, una certa potenza razionale da Se stesso, che è chiamato dallo Spirito Santo: ora la Gloria del Signore, ora il Figlio, di nuovo la Saggezza, di nuovo un Angelo, quindi il Dio (theos), e quindi il Signore ed il Logos. Giustino lo identifica come il capitano del signore che apparvero a Joshua (ibid., LXI). Questa sezione fu prolungata per esporre Proverbi 8;21 e seguenti, in cui la saggezza fu identificata come il Messia, che fu fatto da Dio. La volontà di Dio fu quindi eseguita dal Messia. Giustino sostiene (ibid., LXII) che, nella creazione, Dio conversò con entità che erano numericamente distinte da lui. Quindi, si sostiene che Mosè dichiarò che la creazione coinvolgesse almeno due esseri numericamente distinti l‘uno dall’altro. I Diteisti cercano di isolare questi due esseri ed i Trinitari li unirono in tre distinte hypostases. Vista la differenza nel Trinitarismo stesso, forse la discussione tra Binitari e Trinitari e semantica. Gli elohim erano infatti più numerosi, dagli altri testi a cui si fa riferimento sopra, in particolare Salmi 45:6-7, che attribuiscono dei partner a Cristo.

Ireneo (c. 125-203 AD) scrisse sull’argomento dell’estensione del temine elohim (o theoi in greco) al genere umano. Ireneo è importante poiché fu allievo di Policarpo, il discepolo di Giovanni (vedi Butler Vita dei Santi, Burns & Oates, U.K., 1991, p. 56). Quindi possiamo essere abbastanza certi che la comprensione di Ireneo (con poche contraffazioni) era vicina a quella della chiesa antica. Egli sicuramente sostenne i quartodecimani e mediò nelle controversie sulla Pasqua ebraica (Butler, ibid., p. 197), anche se fu isolato dall’Asia Minore, essendo a Lione. Nel suo lavoro, Contro le Eresie egli insegnò il concetto che l’eletto sarebbe esistito come elohim. Ireneo sostenne che gli angeli ed il creatore del mondo non ignoravano il Dio supremo, vedendo che erano Sua proprietà e Sue creature ed erano contenute in Lui (Libro II, Cap. VI, ANF, p. 365). Ireneo non si riferisce al creatore del mondo, che era il Messia, come Dio Altissimo o l’Onnipotente (Cap. VI, ibid.). Questo lavoro dimostrò che i concetti greci del Demiurgo e del Pleroma, avevano invaso i concetti di quello che è chiamato Aeons ed avevano cercato di infondere i concetti biblici con la metafisica greca, distruggendoli. Gli Gnostici furono costretti a nascondersi diventando parte dei Misteri. Lo sviluppo finale nella Trinità è esaminato successivamente.

Ireneo (e Giustino) insegnò che la resurrezione era fisica e quindi Dio avrebbe reso i corpi incorruttibili ed immortali (ANF, Vol. I, p. 403). Si sostiene che Dio sia il creatore (ibid., p. 404) opposto a Cristo che creò il mondo sotto questo Dio (p. 405). Ireneo sostenne che lo Spirito Santo aveva designato sia il Padre che il Figlio (da Sal. 45:6-7) come Elohim o Theoi; avendo il Padre nominato il Figlio. Ireneo sostenne che Sal. 82:1 si riferiva al Padre, al Figlio ed agli eletti (quelli dell’adozione come per la Chiesa) quando affermava:

Dio stava nella Congregazione degli dei (theoi), egli giudica tra gli dei (Adv. Her., Libro. III, Cap. VI, ANF, Vol. I, p. 419).

Egli sembra di non aver pienamente capito la portata della fratellanza degli eletti, che si ampliava su tutti i membri dell’Esercito, che sono fratelli nel Regno. L’Apocalisse fu data a Giovanni nell’esilio a Patmos dopo aver istruito Policarpo. Apocalisse 12:10 sostiene che gli angeli sono confratelli degli eletti. Apocalisse 4 & 5 sono stati riscattati al Concilio degli Anziani, per diventare Re e sacerdoti tra l’Esercito. Cristo afferma che gli eletti diventeranno uguali agli angeli (isaggelos da isos aggelos che significa far parte di essi come ordine).

Ireneo sostenne che la Chiesa era la sinagoga di Dio, che il Figlio aveva raccolto a se stesso. Dio degli dei in Salmi 50:1 sembra riferirsi a Dio. Il nostro Messia era il theos o Dio che verrà apertamente e non resterà in silenzio (Sa. 50:3), che apparirà apertamente a coloro che non lo cercano (Is. 65:1) ed il nome dei di Salmi 50:1 si riferisce agli eletti ai quali si sostiene Cristo si sia riferito, quando affermò Sono dei e tutti figli dell’Altissimo (Gv. 10:34-35 cfr. Sal. 82:6). Quindi, è abbastanza errato per la Chiesa dire, a distanza di due millenni, che quando un discepolo di Policarpo sosteneva di riferirsi agli eletti come elohim, Cristo stava usando un testo che si rivolgeva unicamente ai magistrati in Gerusalemme. Ireneo disse che coloro che credevano in Cristo erano Figli di Dio come coeredi con Cristo e quindi elohim e sostenne anche Cristo era il Figlio di Io Sono Colui che Sono (YHVH) (da Es. 3:14). Quindi, egli portò il titolo per delegazione. Ireneo cita Isaia:

Isaia 43:10 Voi siete i miei testimoni (egli dichiarò) – oracolo del Signore – ed il Figlio che io mi sono scelto perché mi conosciate e crediate in me e comprendiate che SONO IO. (ibid.).

Socino interpreta il testo nel seguente modo:

Voi siete i miei testimoni, disse il Signore – ed i servi che io mi sono scelto; perché mi conosciate e crediate in me e comprendiate che Io sono Lui; innanzi a me non c’era Dio (El), e non ce ne sarà nessuno.

La citazione di Ireneo e la variante di Socino, che più o meno confermano Ireneo, mostrano che SONO IO si riferisce al Dio che è il Padre. La citazione dei servi in Socino è vista da Ireneo come un riferimento al Messia.

Socino cerca di paragonare Miei Servi con testimoni, come Israele, anche se nessuna autorità rabbinica è citata. Ciò che è certo è che questo testo sembrava indicare che soltanto Dio, e non il Messia, era preesistente. In seguito, il Messia fu distinto da Dio. Ireneo mostrò che la sua interpretazione di Isaia 44:9 e Geremia 10:11 sull’interrogativo degli idoli era che gli idoli erano idoli di demoni (Adv. Her., Libro. III, Cap. VI, ANF, p. 419). Questi demoni erano rimossi dai theoi o elohim. In riferimento a Geremia 10:11, Ireneo cita:

Gli dei che non hanno fatto il cielo e la terra, lasciateli morire dalla terra che è sotto il cielo Per essere giunto alla loro distruzione egli mostra che non ci sono affatto dei (elohim o theoi).

Quindi si comprese che gli idoli stessi erano visti non come semplici idoli, ma come l’incarnazione dei demoni che rappresentano (vedi anche Libro III, Cap. XII:6, ibid., p. 432). Questa assunzione era caratteristica del mondo antico. Quindi la rimozione dei demoni, la loro limitazione ed il successivo giudizio li cancellò dalla categoria di elohim.

Ireneo, riferendosi ad Esodo 7:1, mostra che egli fu fatto elohim dal faraone, ma non è proprio chiamato Signore o Dio dai profeti. Mosè è piuttosto menzionato dagli Spiriti come Mosè, il fedele ministro di Dio (Eb. 3:3; Num. 12:7) che è anche il modo in cui il Messia è chiamato nei testi. Quindi, ogni elohim è un servo subordinato dell’Eloah, l’Elyon.

Secondo Ireneo (p. 421) Cristo disse: rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio, da Matteo 22:21; e da Matteo 6:24 nel servire Dio e non mammona. Quindi Cristo si tenne lontano dall’affermazione che lo indicava come Il Dio (vedi anche p. 422). Citando Filippesi 2:8, Ireneo mostra che il rapporto che Cristo aveva come Dio e Giudice deriva dal Dio di tutti, poiché egli divenne obbediente alla morte (Cap. XII:8, p. 433). Ireneo cita la versione dell’antico testamento dei Settanta (LXX) di Isaia 9:6 affermando che il Messia era Emmanuel Il Messaggero [o l’angelo] del Grande Consiglio del Padre (Cap. XVI:3, ibid., p. 441). Egli così mostrò che l’Angelo del Grande Consiglio dell’Antico Testamento (LXX) era visto come Cristo. Ireneo nega il concetto che la sofferenza di Gesù può essere separata dal Messia asserendo che Cristo rimase impassibile. In altre parole, egli nega il tentativo di affermare che l’aspetto divino del Messia poteva essere separato da quello umano di Gesù sulla terra. Questo divenne un insegnamento delle sette gnostiche che falsò il vangelo di Marco ed ignorò gli altri. Ireneo mostrò anche ciò che divenne l’errore basilare delle sette. Si presume che gli Ebioniti utilizzassero soltanto il vangelo di Marco. Quindi giunsero a delle conclusioni errate sulla posizione di Cristo. Gli Ateniesi o i Trinitari utilizzarono il termine Ebionita successivamente, come tentativo di limitare le dottrine del subordinazionismo e subordinazioniste da qualsiasi discendenza eretica, dagli Ebioniti alle parti coinvolte nelle dispute a Nicea, che erano etichettate come ariane. Dall’esame degli scrittori della chiesa antica che, prima di Nicea, erano subordinazionisti, simili affermazioni sono false.

Ireneo era deciso sul fatto che ci fosse soltanto un Dio o Padre, soprattutto Dio il Padre. Il Messia era Suo figlio. Egli afferma che anche Marcione mutilò il vangelo di Luca per stabilire il suo insegnamento. I Valentiniani utilizzarono Giovanni a discapito degli altri, anche includendo degli pseudo-vangeli. Il fatto è che, allora come oggi, le Scritture dovevano essere utilizzate tutte insieme, correttamente e non in modo selettivo. Ireneo mostra una comprensione avanzata della quadrupla natura dei vangeli e del loro significato in rapporto ai cherubini (ibid., Libro III, Cap. XI:8, pp.428-429). Rimanendo impassibile egli nega il concetto che Gesù possa aver sofferto, essere resuscitato e che colui che scese dall’alto fosse un altro. Egli afferma che:

Il Cristo che Dio promise di inviare, Lo inviò in Gesù Cristo, che crocefissero e che Dio resuscitò (ibid., Cap. XII:2,4,5; pp. 430, 431).

Non c’è confusione tra Dio e Cristo nella mente di questo teologo ed egli qui afferma chiaramente che gli apostoli non hanno cambiato Dio, ma Cristo fu inviato da Dio:

Così conosciamo lo spirito di Dio: ogni spirito che Cristo confessa venire nella carne è di Dio; ed ogni spirito che separa Gesù Cristo non è di Dio ma è dell’anticristo (cap. XVI: 8 citando 1 Giovanni 4:1, 2. Nota: La Vulgata ed Origene concordano con Ireneo, Tertulliano sembra riconoscere ambedue le letture). Socrate afferma (VII:32, p381) che il passaggio era stato corrotto da coloro che volevano separare l’umanità di Cristo dalla sua divinità. Policarpo (Ep., c, vii) sembra essere d’accordo con Ireneo, così come Ignazio (Ep. Smyr., c,v) (vedi nota all’ANF, ibid., p. 443, citando anche Burton Ante-Nicene Testimonies to the Divinity of Crist).

Quindi, qualsiasi dottrina che cerchi di separare Cristo con un trasferimento congiunto sia al regno terreno che a quello celeste, fu compresa dalla chiesa antica come la dottrina dell’Anticristo. L’alterazione del testo sembra essere avvenuto in oriente. I testi biblici sono ancora oggi errati.

Ireneo afferma che lo Spirito di Dio scende su Cristo come una colomba, che potrebbe osservare Isaia 11:2: E lo spirito di Dio riposerà su di esso; ed anche Isaia 61:1: Lo Spirito del Signore è su di me poiché egli mi ha consacrato. Quindi non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. (Mt. 10:20) (Cap. XVII:1, ibid., p. 444). Si comprese quindi che lo Spirito Santo era di Dio, non di Cristo ma tramite Cristo, come spiegato in precedenza. Era tale che:

il Figlio di Dio, fece il Figlio dell’uomo, diventando abituato alla fratellanza con Lui, per risiedere nella razza umana, per riposare con gli esseri umani e per risiedere nell’esecuzione di Dio, poiché il volere del Padre lavora in loro e rinnova le loro vecchie abitudini nella novità di Cristo (ibid.).

Ireneo insegnò che gli eletti avrebbero assunto l’immortalità in modo da poter ricevere l’adozione come Figli (Cap. XIX:1). Lo Spirito unì gli eletti a Dio, portando tribù distanti all’unione ed offrendo al Padre le primizie di tutte le nazioni. (ibid.:2). Cristo fu lo strumento di quest’azione, ma egli non fu l’oggetto d’adorazione ne l’autore di questa operazione. Egli era, tuttavia, il Consigliere Ammirabile di cui parlò Isaia 9:6, il Giudice di Daniele 7:13 (ibid.). Pertanto, Cristo riconobbe il Padre come il suo Dio, come fece David, (citando Sal. 22:1) dove Davide disse:

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
E Cristo disse le stesse cose sulla croce, come riportato in Matteo 27:46 e Marco 15:34. Ambedue i testi sono riferiti all’Eloah, il Dio Supremo ed il Dio ed il Padre di Cristo. Le parole utilizzate da Cristo sono in aramaico. Egli ha presumibilmente detto:

Eli, Eli, la’ma sabach-th’a’ni.

Questa è una traslitterazione inglese di una traslitterazione greca dell’aramaico ‘eli, ‘eli lamah’azabthani. La parola per Dio è l’aramaico El, qui come Dio che esprime la Sua volontà al Suo figlio. Ma Dio non abbandonò Cristo poiché Salmi 22:24 afferma:

perché egli non ha disprezzato né sdegnato l’afflizione del misero, non gli ha nascosto il suo volto, ma, al suo grido d’aiuto, lo ha esaudito.

Quindi, Dio e Cristo erano qui distinti. Cristo non stava soltanto parlando Messianicamente come una ipostasi di Dio, poiché ci sono differenti richieste delle scritture per un’azione divina a coloro che sono subordinati e che non può essere infranta, poiché le Scritture non possono essere violate. Ciononostante, Cristo e gli eletti furono chiamati Dei (elohim) poiché il termine fu esteso anche ad essi. Ireneo afferma:

Non c’è nessun altro chiamato Dio dalle scritture al di fuori del Padre di tutti, del figlio e di coloro che possiedono l’adozione (Adv. Her., Libro IV, Pref. 4, ANF, p. 463): [ed anche]

[Cap.] 1. Perciò da quando questo fu sicuro e determinato (sic), nessun altro Dio o Signore fu annunciato dallo Spirito, tranne Lui che, in quanto Dio, governa su tutto, insieme alla Sua Parola, e coloro che ricevono lo spirito d’adozione [vedi iii. 6,1], che sono coloro che credono nell’unico vero Dio, ed in Gesù Cristo, il Figlio di Dio; Allo stesso modo gli apostoli non considerarono nessun altro come Dio, o non chiamarono nessuno come il Signore; e ciò che è più importante, [se è vero (sic)] che il nostro Signore [agì nello stesso modo], comandò anche noi di riconoscere nessuno come Padre, eccetto Lui che è nei cieli, che è l’unico Dio e l’unico Padre;…(ibid., p. 463).

E’ dunque assurdo asserire che gli eletti diventeranno elohim; non era interpretata come la posizione originale dei primi due secoli della Chiesa, infatti Ireneo era il legame più vicino con queste dottrine ed egli sostenne in modo così chiaro questa posizione. Successivamente, viene mostrato, senza dubbi, che questa posizione è il piano coerente delle Scritture, non solo delle Scritture vere, che per definizione biblica sono rappresentate dall’Antico Testamento (Dn. 10:21; Mt. 12:10,24; 14:49; 15:28; Lc. 4:21; 24:27, 32, 45; Gv. 2:22; 5:39; 7:38; etc.), ma anche dei vangeli e delle scritture del Nuovo Testamento. Nel passaggio in cui veramente si analizzano gli eletti come elohim, Giovanni 10:35, Cristo introduce il concetto che la scrittura non può essere violata. I concetti della Chiesa antica, visti in precedenza, sono definitivamente visti come subordinazionisti, coinvolgendo il concetto di vita eterna che dipende dallo Spirito Santo e che da la possibilità alla resurrezione degli eletti nella prima resurrezione al ritorno del Messia come theoi elohim.

La Dottrina dell’Anima entrò negli eletti molto più tardi insieme ai culti del mistero e al Dio Trino. La chiesa antica originale sosteneva un’assoluta resurrezione e negava, in quanto pagana, la Dottrina dell’Anima. L’argomento riguardante l’accettazione di una chiesa cristiana ellenizzata, in quanto più corretta degli antichi elementi giudeizzanti, come gli ebioniti o scartata come Chiesa Cristiana Giudaica che logicamente diede via ad un Cristianesimo più dinamico e flessibile sotto i Gentili diretti da Paolo, è falso. Questi argomenti fraintendono ciò che fu detto da Paolo sia a Colosse che in Galazia. Gli stessi argomenti sono stati utilizzati per introdurre l’errore della Dottrina dell’Anima (vedi il documento La dottrina dell’anima socratica [B6].

La Dottrina dell’Anima è un’asserzione ribelle che afferma che l’uomo sicuramente non morirà (Gn. 3:4). E’ un tentativo di allontanare dal genere umano la certezza della punizione per il peccato. Soltanto Satana in Genesi 3:5 dice che l’uomo diventerà come un elohim solo attraverso la conoscenza. La capacità di diventare elohim dipende interamente dalla resurrezione dalla morte, attraverso la grazia redentrice di Giosuè o Gesù Cristo come Messia. La negazione del Millennio fisico è parte della falsità e cerca di affermare l’eredità incondizionata della vita eterna. La vita eterna si può soltanto ottenere attraverso la conoscenza dell’Unico Vero Dio e di suo figlio Gesù Cristo. Non c’è niente come l’Anima Immortale. E’ una falsità del sistema babilonese, che si è estesa a tutto il mondo. La gente crede alla bugia poiché non può obbedire a Dio. Senza lo Spirito Santo la loro mente è nemica a Dio (Rom. 8:7) e non può obbedire a Dio o conformarsi alla Sua natura. Gli eletti possiedono la natura di Dio come partecipanti con Gesù Cristo (2Pt. 1:4). Soltanto Dio è immortale (1Tm. 6:16). Egli risiede nella luce inavvicinabile e nessun uomo Lo ha mai visto o potrà mai vederlo. Solo come spiriti, possiamo avvicinarci a Dio, e ciò dipende dalla nostra obbedienza e dal sacrificio di Gesù Cristo che è il nostro mediatore con l’Unico Vero Dio (Gv. 17:3; 1Gv. 5:20; Gal. 3:19-20; 1Tm. 2:5; Eb. 8:6; 9:15; 12:24).

Dipendiamo totalmente dalla resurrezione, per diventare Spiriti come figli di Dio e per vederlo ed avvicinarlo personalmente,. Ora ci avviciniamo al trono della grazia fisicamente nello spirito.

Appendice

Il fallimento degli avventisti del Settimo Giorno nel tenere testa in modo adeguato alle profezie in Isaia e Zaccaria sta nel fatto che essi hanno allegorizzato la struttura millenaria basata sulle scritture di Ellen G. White in un’attività spirituale con Satana che viene confinato da solo sulla terra. Questo è completamente sbagliato ed è il risultato dell’incapacità dei loro scrittori, di spiegare adeguatamente le affermazioni di Isaia e Zaccaria, che mostrano che Cristo ristabilirà il Sabbath, i Noviluni e le Feste trovate in Levitico 23 (Is. 66:23; Zc. 14:16-19). Un esempio di questo fallimento, per comprendere la restaurazione millenaria è trovato nel lavoro di Robert D. Brinsmead che scrisse sulla questione del Sabbatarianismo e della legge (vedi Riesame del Sabbatarianismo, giugno 1981). Brinsmead attacca le erronee dottrine degli Avventisti del Settimo Giorno e cercò di demolire la dispensazione britannica ma costruì la sua visione della profezia basata sulla visione cosmologica che le Scritture erano allegoriche e non fisiche, quando, per esempio, Isaia è esplicito nel riferirsi alla carne fisica.

Gli Avventisti del Settimo Giorno sembrano non aver preso a bordo il concetto di attualità della struttura millenaria, come controllo fisico di Cristo sul pianeta per un migliaio di anni. Ellen G. White e gli Avventisti del Settimo Giorno teorizzarono il rapimento, dove nella prima resurrezione, tutti i deboli sono uccisi e tutti i giusti sono rapiti nel cielo e Satana è lasciato solo sulla terra per mille anni, ad aspettare il giudizio finale. Questo è ciò che essi credono, al contrario dei testi espliciti dell’Antico e del Nuovo Testamento. Non ci sono basi bibliche, ma essi lo credono. Dunque, quando le persone hanno a che fare con questi problemi, non leggono le profezie dell’Antico Testamento come le leggeremmo noi. Non assegnano la realtà a nessuna profezia dell’Antico Testamento, che parla dell’attuale restaurazione fisica d’Israele. Vi leggono un simbolismo spirituale. Così per loro la profezia non significa ciò che dice. Di conseguenza, dove vediamo Isaia 66:23 che dice che i Sabbath ed i Noviluni saranno restaurati essi affermano che c’è un enfasi spirituale in questo. Essi non vanno a restaurare il Sabbath fisico, così Brinsmead può eliminare il Sabbath in base a questo testo, il quale afferma chiaramente che Cristo lo restaurerà. E’ una giustapposizione mentale che è ampiamente discutibile. Non è basata su di una mente stabile. Per essi non c’è realtà nella profezia biblica in nessuna futura restaurazione fisica. Essi ascoltano le parole ma sono delusi dalla situazione. La semplicità crede alla bugia.

L’utilizzazione del testo di Brinsmead, in Isaia 40:3-4, soltanto per Giovanni Battista (vedi Cap.7) mostra che egli non capisce la realtà dell’avvento Messiniaco come diviso in due fasi e che il re Messia è una realtà fisica del giorno del giudizio. Le note della Companion Bible su Isaia 40:3 mostrano che questo testo si deve ancora compiere. La spiritualizzazione del sistema millenario degli Avventisti del Settimo Giorno, indebolirono sia loro che i loro critici. Infine, questo falso paradigma stava per distruggere la fede di Brinsmead stesso. Brinsmead sostiene che:

Così come la vera fede cattolica deve trascendere i luoghi deve trascendere anche i tempi. Nessun tempo è santo in se stesso più di quanto lo sia qualsiasi luogo o di quanto qualsiasi sostanza sia immonda. Le rigide leggi che riguardano i luoghi ed i tempi erano regolazioni temporanee imposte al culto religioso fino al tempo della riforma. (Cap. 10, p.37).

Così vediamo, da questo punto, dove egli va. Egli fraintende la realtà delle basi scientifiche delle leggi sul cibo e la realtà delle distinzioni del sacro e del profano, credendo che Cristo eliminò tutte le distinzioni tra il sacro ed il terreno. Dunque non c’è l’ordine di venir fuori ed essere santo; poiché sei il santo dei santi ed il tempio di Dio è dentro di noi. Noi siamo il tempio di Dio.  Questa distinzione è senza significato. Infatti Brinsmead la vede come una follia, malgrado sia la posizione biblica.

Tutto quest’argomento presuppone la validità della capacità di Cristo di Cambiare i tempi e la legge in base all’uguaglianza a Dio ed è innatamente Trinitario. In oltre, l’errore è profetizzato in Daniele 7:25 ed è un’offesa nei confronti del Dio Altissimo. Quest’argomento, sia dall’Avventismo che dal Trinitarismo, deriva dalla Dottrina dell’Anima.

La restaurazione sotto Cristo mostra che ci sono due classi di esseri. La prima classe, definita come gli eletti, sono della prima resurrezione e sono resi esseri spirituali dopo il ritorno di Cristo. La seconda resurrezione avviene dopo il regno millenario, coinvolge le persone che vissero durante il Millennio ed i morti che non erano parte del corpo che insegnò nella prima resurrezione (Ap. 20:1-6).

Satana è liberato dopo i mille anni ed esce per illudere le nazioni, che sono ai quattro angoli della terra (Ap. 20:8-9). Per l’avventismo questi testi possono non avere senso a causa delle scritture di ellen G. White. Essa non comprende la resurrezione fisica di tutto il pianeta e la sua teologia contesta la natura di Dio.