Christian Churches of God
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La Bibbia

(Edizione 1996051819990920)
La Bibbia cristiana è la parola ispirata di un Dio amorevole ed onnipotente come affermano alcune persone o è semplicemente una raccolta di scritture di uomini saggi come dicono altri? Questo documento è la risposta ad una richiesta fatta da una gilda della Chiesa Cattolico Romana, che insegna che la Bibbia non è l’unico canone della fede.
Christian Churches of God
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(Diritti d’Autore 1966, 1999 Wade Cox)

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La Bibbia

Siamo stati contattati da una gilda della Chiesa Cattolico Romana. Sembravano pensare che coloro i quali credevano che la Bibbia fosse la parola ispirata di Dio avevano torto. Il portavoce scrisse:

Avete informazioni che dimostrano perché voi credete che la Bibbia sia ispirata? (La nostra posizione sarebbe senza dubbio diversa). Vorremmo anche sapere se ci sono delle prove bibliche che dimostrano che essa sia l’unica regola della fede e perché questa dottrina non fu creduta da nessuno fino a che Martin Lutero la proclamò 1500 anni dopo Cristo. Si sono sbagliati tutti per 1500 anni? Se la Bibbia è l’unica regola di fede, come hanno fatto gli antichi Cristiani, che vissero prima che il Nuovo Testamento fosse reso ufficiale a Costantinopoli nel 381, a conoscere gli insegnamenti di Cristo? Affermiamo che questa dottrina non è biblica, ma è, al contrario, la dottrina di Lutero.

Questa lettera contiene anche l’affermazione interessante che:

La Chiesa Cattolica, nei suoi insegnamenti, non afferma che l’autorità cambia la dottrina della Bibbia, ne lo ha mai fatto. Per la questione del cambiamento del Sabbath, crediamo che non ci sia una dottrina di Cristo che chieda di restare al sabato. In quanto cattolici, affermiamo che, poiché non è una questione dottrinale, la Chiesa ha l’autorità di cambiarlo e questa autorità gli è stata data da Cristo. La Resurrezione di Cristo e tutto ciò che include è il motivo centrale per il cambiamento.

Questa è la classica posizione di cui parla il profeta Daniele quando disse della quarta bestia, che stava per essere il sistema romano succeduto a quello greco, che era la terza bestia. La quarta bestia [romana] cercò di cambiare i tempi e la legge.

19 Volli poi sapere la verità intorno alla quarta bestia, che era diversa da tutte le altre e molto terribile, che aveva denti di ferro e artigli di bronzo e che mangiava e stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava; 20 intorno alle dieci corna che aveva sulla testa e intorno a quell’ultimo corno che era spuntato e davanti al quale erano cadute tre corna e del perché quel corno aveva occhi e una bocca che parlava con alterigia e appariva maggiore delle altre corna. 21 Io intanto stavo guardando e quel corno muoveva guerra ai santi e li vinceva, 22 finché venne il vegliardo e fu resa giustizia ai santi dell’Altissimo e giunse il tempo in cui i santi dovevano possedere il regno. 23 Egli dunque mi disse: “La quarta bestia significa che ci sarà sulla terra un quarto regno diverso da tutti gli altri e divorerà tutta la terra, la stritolerà e la calpesterà. 24 Le dieci corna significano che dieci re sorgeranno da quel regno e dopo di loro ne seguirà un altro, diverso dai precedenti: abbatterà tre re 25 e proferirà insulti contro l’Altissimo e distruggerà i santi dell’Altissimo; penserà di mutare i tempi e la legge; i santi gli saranno dati in mano per un tempo, più tempi e la metà di un tempo. 26 Si terrà poi il giudizio e gli sarà tolto il potere, quindi verrà sterminato e distrutto completamente. 27 Allora il regno, il potere e la grandezza di tutti i regni che sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo, il cui regno sarà eterno e tutti gli imperi lo serviranno e obbediranno”. 28 Qui finisce la relazione. Io, Daniele, rimasi molto turbato nei pensieri, il colore del mio volto si cambiò e conservai tutto questo nel cuore. (KJV)

In questo passo di Daniele, ci sono due elementi del lavoro di questa bestia. Cercano, in primo luogo, di cambiare i tempi ed in secondo luogo la legge. Il sistema fu dato nelle loro mani per logorare i Santi dell’Altissimo per un tempo, tempi e metà tempo che rappresenta 1260 giorni dell’anno profetico. Questo arco di tempo raggiunse il suo apice di potere dal 590 d.C. con la dichiarazione del Sacro Romano Impero e durò fino al 1850 quando l’impero si dissolse per le guerre rivoluzionarie in Italia. Questo sistema stava per essere totalmente distrutto e adesso sta crescendo.

Qui siamo interessati alle relazioni con i testi della Bibbia. I concetti che si nascondono dietro queste affermazioni sono circolari nel loro processo, ma fondamentalmente derivano dall’incapacità di capire la natura e le attività di Dio attraverso il Suo Messia ed i Suoi servi, i profeti. Il fatto che il quarto comandamento di Dio possa essere considerato al di fuori dell’insegnamento biblico, è per qualcuno una sconvolgente eresia.

Anche la dichiarazione, mostra una mancanza di comprensione della posizione della Chiesa romana, in rapporto al potere percepito per cambiare le leggi di Dio in base all’autorità presumibilmente data da Cristo. Tutto ciò deriva dalla posizione dottrinale della Trinità che cerca di elevare Cristo a Dio; è il motivo preciso per cui è stata creata la dottrina Trinitaria iniziata dal popolo della Cappadocia. Come sappiamo, e come Bachiocchi ha sottolineato, il cambiamento dal sabbath alla domenica risiede nell’autorità dei concili della Chiesa cattolica, sia romana, sia greca, sia ortodossa, di cambiare il giorno di adorazione della Chiesa dal Sabbath, come scritto nei comandamenti, alla Domenica, derivata da altre influenze. Questo cambiamento risiede nei Concili e in nessun altra autorità. I Protestanti, infatti, avrebbero avuto grandi difficoltà con le affermazioni di  questa organizzazione cattolica, nel cercare di affermare il cambiamento di alcuni fondamenti biblici, di cui non c’è niente. Dipendere dall’autorità dei Concili della Chiesa cattolica, nelle sue varie forme ortodosse, romane ed anglicane, rappresenta un anatema per la maggior parte dei Protestanti.

Martin Lutero era un Protestante, dal Cattolicesimo atanasiano, e non faceva quindi parte della Chiesa di Dio. La Chiesa ha sostenuto la dottrina dell’ispirazione della Scrittura da quando fu data tramite Cristo con gli apostoli. Al tempo della Riforma, la Chiesa non vedeva Lutero come parte di essa. Infatti egli e la Riforma protestante divennero un serio problema per la Chiesa di Dio, per il suo superficiale anti-cattolicesimo che non riuscì a ritornare agli insegnamenti di Augusto e dunque fallì nel suo obiettivo.

L’insegnamento che sviluppa la visione della Scrittura, è un punto di vista moderno basato sulla teoria delle religioni che si sviluppano. L’argomento secondo cui la Bibbia è un lavoro deriva dal criticismo dei testi moderni. The interpreter’s Dictionnary of the Bible (Abingdon, Nashville, 1962, Vol. 1, art. Canon of the Old Testament, pp. 498 e seguenti) afferma che nessun libro è considerato come la parola di Dio prima del 621 a.C., in base alle parole di 2Re capitolo 22 e 23. Questo punto di vista sembra essere basato sui ritrovamenti del Libro della Legge nel tempio per opera di Hilkiah, il sacerdote che lo diede in carica agli scribi per il re, che poi risultò nella riforma di Giosia. Sembra anche essere basato sul fatto che il libro della Legge non era stato seguito. Questo è puro nonsenso. In 2Re 23, la Bibbia spiega solamente i livelli della degradazione idolatra in cui la nazione era affondata. I sacerdoti sacrificavano a Baal ed a Asera; il Tempio era diventato pieno di idoli e Asera con i prostituti vivevano in case dentro al Tempio mentre le donne tessevano per Asera o phalluses (2Re 23:7). La profanazione continuò attraverso Giuda ed i bambini erano sacrificati a Molech a Topheth, nella valle del Ben-Hinnom (2Re 23:10). La spiegazione più corretta è che la Legge ed i testi in quel tempo, erano già antichi ed erano messi nel Tempio per sicurezza. Il popolo in generale scese ad incredibili livelli di depravazione ed idolatria. Il sacerdote Hilkiah era un servo fedele che tenne protetti i testi e li portò all’attenzione di Giosia, attraverso gli scribi, che sperò avrebbero agito in base ad essi. La restaurazione di Giosia coinvolse gli elementi di tutta la legge compreso Deuteronomio, quindi sappiamo che al tempo di Giosia, il Pentateuco era un libro completo.

La moderna visione evolutiva, che nega l’antico completamento del Pentateuco, è forse illustrata meglio nei commenti dall’Interpreter’s Dictionary of the Bible (at p. 500).

L’antica letteratura degli Israeliti , risalente al tempo di Mosè o ancora prima, è fatta di poemi (Gn. 4:23-24; Es. 15:21; Nm. 21:17:18) e di leggi del deserto (Es. 21:12; 15:17; 22:19; Lv. 20:10-13) o parla di Canaan (il Codice dell’Alleanza: Es 21:2-11, 18_22; 21:26, 22:17; ed il dialogo rituale: Es. 23:12, 15-17; 22:29-30, 18-19).

Tra Mosè e Salomone furono composti The song of Deborah ed altri poemi, come le due elegie di Davide (II Sm. 1:18-27; 3:33-34); e la storia di Adamo, dei patriarchi e quella dei giudici fu fatta circolare oralmente. Il meglio della scrittura di prosa iniziò nel tempo di Salomone (ca. 975-935 a.C.) e dalla fiction raggiunse (le storie su Sansone in Giudici 13-16) brillanti livelli di scrittura storica (la biografia di Davide, scritta probabilmente da Ahimaaz figlio di Zadok. I migliori poemi di questo periodo sono Gn. 49; Sal. 24:7-10.

La migliore letteratura del Regno del Nord (935-722) è scarsamente preservata in alcuni poemi (Nm. 23:7-10, 18-24; Dt. 33; Sal. 45), in ciò che rimane della Storia dei Re d’Israele, nelle storie di Elijah, nel Documento E del Pentateuco, nell’antica fonte di Giosuè e Giudici e negli oracoli profetici di Osea. A quel tempo, tranne il documento J ed alcuni ottimi oracoli profetici (Amos, Isaia, Mica), la letteratura del Regno del Sud non era brillante allo stesso modo. Il periodo classico giunse alla fine con Giuda e la caduta di Gerusalemme nel 586 a.C., ma include un capolavoro poetico (Na. 1:10 e seguenti) e la più antica e brillante parte di Proverbi (Cap. 25-27).

Dopo Geremia, la profezia cominciò a declinare (Sofonia, Habakkuk) ma ispirò il libro della legge (Dt. 5-26; 28), trovato nel tempio nel 621 a.C.. Anche le parti del pentateuco e dei libri storici scritti in questo periodo sono inferiori alla prosa antica.

Ad eccezione di Giobbe e della seconda parte di Isaia (Isa. 40-55), il sesto secolo manca di lavori eccellenti: alcuni salmi, proverbi, ed il libro di Lamentazioni illustrano la poesia prolissa e pretenziosa del tempo; Ezechiele, Haggai e Zaccaria illustrano il declino della profezia; il Codice di Santità (Lv. 17:26) illustra la legge di questo periodo.

I due secoli che seguono mancano completamente di capolavori – la miglior prosa è ritrovata in Neemia, Rut, e Giona; il Codice Sacerdotale (ca. 450) e l’edizione finale del Pentateuco (ca. 400) furono epocali, e furono fatali alla profezia (Is. 56-66; Obadiah; Malachia; Gioele; ed aggiunte ai libri profetici), che alla fine di questo periodo divennero apocalisse. La poesia (Dt. 32; Es. 15:1-8; Na. 1:1-9; Eb. 3; Sm. 2:1-10; molti salmi e proverbi) è sempre più elaborata e pomposa.

Nel terzo e nel secondo secolo, la miglior poesia è nel Cantico di Salomone, Ecclesiastico, Ecclesiaste, e gli antichi salmi; la miglior prosa è in Cronache ed in Ester; Daniele è la straordinaria apocalisse (a parte Isaia 24-27; Zc.  9-14); l’edizione finale dei libri profetici (Isaia, Geremia, Ezechiele ed i profeti minori) ca. 200 a.C. segna la fine della profezia.

Le affermazioni secondo cui Geremia ispirò i libri della legge è una congettura oltraggiosa. Dovrebbe essere preso come ovvio, il fatto che la restaurazione di Giosia coinvolse elementi della legge che erano contenuti in ogni testo compreso Deuteronomio.

Qual è la posizione della Bibbia? Cosa dice Dio attraverso i suoi servi, i profeti?

La posizione della Bibbia

La Bibbia è il respiro di Dio (SGD 2315). Tutte le scritture sono date dall’ispirazione di Dio. La comprensione è data all’uomo attraverso l’ispirazione di Dio. Non potete comprendere la Bibbia se la vostra mente non è aperta ai misteri di Dio. Agli eletti è data la comprensione dei misteri del regno di Dio e del cielo (Mt. 13:11; Lc. 8:10). Gli eletti, dal loro battesimo, e con gli anziani, sono resi amministratori dei misteri di Dio (1Cor. 4:1; 13:2) (vedi il documento I Misterio di Dio [131]).

Cristo insegnò che la Scrittura non può essere violata (Gv. 10:35). Deve essere compiuta (Atti 1:16). Cristo stesso era parte del compimento (Gv. 13:18; 17:12; 19:24,28,36-37; 20:9). Cristo disse che non un acca (punto) o un trattino (segno) (le parti più piccole dell’Antico Testamento) passerà dalla legge fino a quando tutto sarà compiuto (Mt. 5:18; Lc. 16:17). La legge reale è in accordo con la Scrittura (Gc. 2:8,23) e la Scrittura non è inutile (Gc. 4:5). Pietro ne parlò (1Pt. 2:6) e sostenne che la profezia o la Scrittura non era parte di nessuna interpretazione privata (2Pt. 1:20).

Questo conferisce la raccolta della Bibbia ad altre autorità? Quando fu stabilito l’insegnamento contro l’ispirazione della Bibbia e la sua posizione come base della fede?

Sappiamo che da tempi antichi il canone dell’Antico Testamento fu rispettato come parola di Dio. L’inserimento delle tavole della legge nell’Arca dell’Alleanza e le scritture della legge a fianco dell’arca, erano istruzioni che furono seguite da Israele ed erano già antiche al tempo di Giosia.

Gli antichi presero come un fatto che gli esseri celesti poterono e rilevarono se stessi agli uomini (Es. 33:11; Iliade 1:193-218 etc.; Gilgamesh Epic, libro 6). Dio rivelò anche Se stesso nelle visioni (1Re 22:19-22; Is. 6; Gb. 4:12-17) e nei sogni ( Gn. 28:12-15). Questa capacità fu data anche dagli anziani all’Esercito (Iliade I:63; II:5-15; Gudea Cylinder A, cols I-VII). Più comunemente la divinità parlò attraverso i suoi servi, i profeti (e.g. nella Bibbia Amos 3:8; 7:15-17 etc.). Questa funzione fu anche compresa da Virgilio (Eneide VI:45-97 etc.). La divinazione in tutti e due i modi naturali, vale a dire, sotto ispirazione divina e attraverso sistemi artificiali utilizzando il presagio, era anche utilizzato per determinare la volontà di Dio (1Sal. 28:6) ed anche dell’Esercito (vedi Cicerone On Divination II:26).

Quindi l’ispirazione era data per certa dagli antichi ma l’ispirazione divina di Geova o del suo angelo fu distinta (e.g. per le tavole in pietra (Es. 31:18)). Geova era anche distinto dalle azioni di un veggente, dal testo in 1Samuel 9:9 che i praticanti di magia denunciarono in Deuteronomio 18:9-12.

La Scrittura canonica, ha la sua origine nei profeti ed è approvata dal Re, dai sacerdoti e dalla congregazione. La parola profeta significa ciò che è entrato ed è spesso utilizzata per messaggi impopolari (Ger. 20.7-9). La prima persona (il I) in questi testi e geova (Amos 4:6-11; 5:21-24 etc.). Il Dizionario per interpreti della Bibbia (p. 501) sostiene che il profeta Amos (ca. 750 a.C.) non fu ispirato fino a cinque secoli dopo. Grande preoccupazione fu presa da un lavoro che non era ispirato, se questo è il caso. Simili commenti, tuttavia non danno credito alla struttura della congregazione di Dio, ne alla Sua interazione con essi.

Il canone ispirato nacque da Mosè e finì con Esdra e Neemia (Fl. Gius. Apion I:viii, 2Esdra 14:44-46; cfr. Sal. 74:9; 1Mc. 4:46; 9:27; 14:41; cfr. Interp. Dict., p. 501). Le scritture apocrife non erano viste come parte del canone fino a che non furono incluse nel sistema romano. Fu infine determinato il canone giudaico e fu chiuso per sempre dal 90 d.C. (vedi Interp. Dict., p. 514).

L’Antico Testamento iniziò con la storia delle nazioni in Genesi e trovò forma come libro con la legge sia dentro (Dt. 10:5) che fuori l’arca (Dt. 31:26).

Il Canone ebraico

Il Canone ebraico è formato da una serie di categorie:

  1. La Legge o Torah

Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio.

  1. I Profeti o i Nebhi’im

Gli antichi profeti: Giosuè, Giudici, Samuel, Re.

I profeti recenti: Isaia, Geremia, Ezechiele, i dodici profeti minori.

  1. Le Scritture o le Ketubbhim

Poesia: Salmi, Proverbi, Gb.

Le Cinque Pergamene: il Cantico di Salomone, Rut, Lamentazioni, Ecclesiaste, Ester.

Profezia: Daniele.

Storia: Esdra-Neemia, 1-2 Cronache.

Nel Talmud (Baraita B.B 14b) l’ordine è il seguente: Pentateuco, i Profeti (Giosuè, Giudici, Samuele, Re, Geremia, Ezechiele, Isaia, i profeti minori), le Scritture (Ruth, Salmi, Giobbe, Proverbi, Ecclesiaste, Cantico di Salomone, Lamentazioni, daniele, Ester, Esdra [e Neemia], Cronache).

Per ordini divergenti nei libri e nei manoscritti, vedi S. Singer, ed., L’Enciclopedia Giudea, III, 144. Per l’ordine nel LXX vedi H.B. Swete, Introduzione all’Antico Testamento in Greco (1914), pp. 201-214 (cfr. Interp. Dict., p. 514).

Questi libri dell’antico Testamento, furono chiamati dai Giudei gli Oracoli di Dio (Theou Logia) (Aristea 177). Filone li chiama Oracoli divinamente rilevati (Legazione a Caio 31 [II, 577, Mangey]). Giuseppe li chiama decreti di Dio (Apion I, viii).

Questo segue il sentimento all’interno della Bibbia stessa, che è la parola di Dio (Es. 20:1, 22; 21:1; 25:1; Lv. 1:1; 4:1; 6:1; 8:1; etc.; Ger. 1:1-2; Ez. 1:3).

L’Interpreter Dictionary of the Bible sostiene, dal testo della restaurazione di Giosia, che i profeti decisero se un libro era divinamente ispirato o no (2Re 22:14-16), ed erano dichiarati canonici dal re e dal popolo (2Re 23:2-3) o dal clero e dal popolo (Ne. 10:28-29). Questa è un’invenzione. Giosia ed il popolo si pentirono dei loro peccati quando videro che la nazione era caduta in una così grande apostasia. Essi rinnovarono l’alleanza che i loro padri avevano fatto con Dio sotto l’antico Libro della Legge. Questo rende assurda l’ipotesi di sviluppo e quindi bisogna sceglierne un’altra per il testo, che vada al di la delle semplici parole, che sono assurde. Senza dubbio la canonicità dei testi era accettata o approvata dal re e dal popolo ma ciò non cambiava l’antica natura del testo, o la sua canonicità principale (Sal. 119 riferimento). Il testo della canonicità era contenuto in Isaia 8:20; i.e. che deve essere in accordo con la legge e la testimonianza. Quindi non ci può essere un lavoro ispirato che contraddice la legge o che sia stato accettato ed ispirato ai testi canonici.

Le autorità rabbiniche sostennero che, la legge o la Torah insieme al pentimento, al paradiso (Eden), alla Gehenna, al trono di gloria, al tempio celeste ed al nome del Messia, furono creati prima del mondo. Il testo che lo prova è Proverbi 8:22. Si sosteneva che la saggezza fosse identica alla Torah (Baraita Pesakhaim 54a). Questo è necessariamente così, poiché la legge deriva dalla natura di Dio (vedi il documento La Distinzione nella Legge [096] e la serie sulla legge in generale). Si sostiene quindi che la legge preceda la creazione fisica. E’ legata ai problemi che notiamo con l’Esercito caduto, dal suo rapporto con il Tempio celeste. L’Eden o il paradiso è anche una cosa celeste così come l’oggetto fisico che vedemmo con Adamo.

Per il Giudaismo, la Torah è il corpo interno del canone. Niente di quello che è contenuto nella Torah è rivelato attraverso i profeti. Essenzialmente questo è lo stesso sentimento espresso da Cristo in Matteo 22:40.

Matteo 22:38-40 38 Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. 39 E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti. (KJV)

Quindi i due grandi comandamenti rafforzano i dieci comandamenti. Diventano la parte centrale della fede. I dieci comandamenti divennero il perno su cui la legge fu data e sviluppata. Tutta la legge e la testimonianza sono in accordo con questi principi e non ci possono essere contraddizioni. Nessun profeta può parlare contro di essi e restare tale (Is. 8:20). Il re stava esercitando la funzione di una corte suprema (2Sam. 15:2-6), ma egli non era al di fuori di essa poiché ne era legato (2Sm. Cap. 11-12).

Le tradizioni (B. B 14b-14a) attribuiscono ruoli importanti nella canonizzazione di Ezechia e del suo college nella raccolta di Isaia, Proverbi (cfr. Prv. 25:1), il Cantico di Salomone ed Ecclesiaste. Agli uomini della Grande Sinagoga sono attribuite le compilazioni di Ezechiele, dei dodici Profeti minori, di Daniele, ed Ester. A Neemia è attribuito il completamento dell’Antico Testamento (cfr. 2 Mc. 2:13), che è anche attribuito a Giuda Maccabeo (2Mc. 2:14) ed anche ad Esdra (2Esd. 14).Si suppone che tutto l’Antico Testamento sia stato completato e canonizzato nel periodo di Esdra e Neemia, nel regno di Artaserse (Fl. Gius. Apion I. viii) (considerato erroneamente Artaserse I,  e.g. dal Interp. Dict. – vedi il documento Il Segno di Giona e la Storia della Ricostruzione del Tempio [013]). Si sostiene anche la chiusura sia avvenuta nel periodo di Alessandro il Grande (Sdere Olam Rabba 30). Quindi gli ultimi profeti furono Haggai, Zaccaria e Malachia. Esdra e Neemia furono rappresentanti di Dio. Neemia era il primo consacrato di daniele 9:25 (vedi il documento Il Segno di Giona e la Storia della Ricostruzione del Tempio [013]).

Con Neemia ed Esdra, le Scritture furono canonizzate in modo definitivo e completo e la cronologia continuò fino alle settanta settimane degli anni, finite con la distruzione del Tempio e la dispersione di Giuda e della sua autorità. Le tradizioni sostengono che lo Spirito santo se ne andò da Giuda al tempo di Esdra/Neemia e la profezia cessò. Naturalmente, questo tentò di ridurre l’impatto di Giovanni Battista, del Messia e degli apostoli. Ma il fatto che Giuda non ebbe più a che fare con Dio, se non attraverso Giovanni Battista, e quindi la Chiesa da Cristo, è vero. La decisione di chiudere il canone per sempre fu fatta nel 90 d.C. (Interp. Dict., ibid., p. 514), venti anni dopo la distruzione del Tempio. Pose efficacemente fine alla responsabilità di Giuda per gli oracoli di Dio e Dio rivelò tutte le profezie attraverso la Chiesa, che costruì con gli apostoli e con Giovanni nel 95 d.C. circa.

L’Antico Testamento fu considerato come una Scrittura ispirata al Giudaismo (Filone  On Flight and Finding I. 4 [546]; On the Special Laws 39, ss 214 [243]; I Clem. 45:2; 53:1) agli apostoli e alla chiesa in genere fino al tempo di Origene (Gv. 2:22; Atti 8:32; 2Tm. 3:16 etc. Interp. Dict., p. 499). Paolo si riferisce ad essi come Santi e Sacri (Rm. 1:2; 2Tm. 3:15). Questi erano anche gli scritti (Gv. 5:47). Questa è semplicemente la visione accettata da Israele e dalla Chiesa fino alle fazioni apostate al tempo di Origene (vedi anche Filone The Life of Moses 2.51 ss 290, 292 [179]; Giuseppe Antiq. I. iii. 13; X. Iv. 210, etc.). La sua compilazione ed accettazione da parte della Chiesa come libro, era fuori dubbio (Mc. 12:26; Lc. 3:4; 4:17; 20:42; Atti 7:42; Gal. 3:10 etc.; vedi anche Clem. 43:1; M. Yadaim 3.2, 5; 4:6; Shab. 16:1; ‘Er. 10:3; etc.).

Successivamente i Giudei si riferirono al testo come Ciò che si legge (cfr. Corano) è anche ciò che si scrive, il libro ed anche i ventiquattro libri. La Bibbia ebraica conta ventiquattro libri che sono divisi in tre parti, come abbiamo visto: la Legge, I Profeti e gli Scritti. Questi tre gruppi rappresentano la forma accettata e compaiono nella traduzione greca del lavoro Ecclesiasticus (ca. 132 d.C.) come La legge i profeti e gli altri libri dei nostri padri.

La Bibbia cristiana segue la suddivisione greca e latina per i 39 libri, considerando Samuele, Re Cronache ed Esdra-Neemia come due opere ed i profeti minori come dodici libri. I lavori apocrifi non erano compresi o accettati dalla Chiesa fino ai successivi concili, dunque furono solo accettati da alcuni ateniesi.

Il Nuovo Testamento

Le scritture del Nuovo Testamento furono messe insieme dalla Chiesa, come una raccolta dei punti di vista degli apostoli su ciò che costituì la volontà ispirata di Dio. Queste furono aggiunte all’Antico Testamento per formare ciò che noi conosciamo come la Bibbia. Era basato su alcuni punti di vista dell’Antico Testamento e delle leggi di Dio – vale a dire era la volontà ispirata di Dio, come rivelata attraverso i suoi servi, i profeti.

Davies afferma, nel suo riassunto della questione della Legge nel NT (interp. Dict., Vol. 3, p. 102) che:

Tutti affermano che la legge, fin tanto che è espressione della santa volontà di Dio, resta valida, radicalizzata e, allo stesso tempo, relativizzata dall’affermazione assoluta dell’amore.

La storia del canone della Bibbia può essere ritrovato nel lavoro del Vescovo Westcott sulla storia del Canone. Le affermazioni della chiesa sulla superiorità del Nuovo Testamento sull’Antico Testamento, sono false. La Chiesa vide il Nuovo Testamento come la continuazione della Scrittura e la rivelazione di Dio. Sostenne l’autorità sull’Antico Testamento, ma non lo contraddisse mai, né eliminò la sua forza. Il successivo sistema ortodosso sostenne un simile punto di vista, ma non fu mai iniziato o sostenuto dalla Chiesa antica.

Alcuni cattolici moderni sostengono che il Concilio di Costantinopoli stabilì al Bibbia dalle sue delibere, e che prima di quella data la Bibbia non era stata stabilita completamente. Questo è totalmente falso. In basso nel contesto, ci si riferisce al Quinisesto Concilio di Costantinopoli del 642.

Le chiese dell’era moderna sono sostanzialmente in accordo su ciò che costituì il canone del Nuovo Testamento, in tutti i suoi ventisette libri, e quest’accordo è rimasto costante durante l’incredibile scisma che ha colpito la chiesa ortodossa dal quinto secolo, al nono secolo ed alla Riforma protestante. Le Chiese di Dio sono state anche in accordo sui canoni del Nuovo Testamento per più di duemila anni.

L’Interpreter’s Dictionary of Bible, nel suo articolo Canone del NT, a pagina 520 e seguenti, afferma:

In sostanza questo accordo fu conseguito alla fine del secondo secolo; poiché in quel periodo i quattro vangeli, il libro di Atti, le lettere paoline (incluse quelle pastorali ma in genere non Ebraiche) e due o più delle lettere cattoliche (sic) (Giovanni, I Pietro e a volte altre) erano conosciute come Scritture Sacre in ogni chiesa, dove rimasero da parte alcuni libri la cui canonicità era ancora discussa. Ebrei, Giacomo, Giovanni II e III, II Pietro, Giuda ed Apocalisse erano in fine destinati ad essere accettati generalmente; ed un numero piuttosto grande di scritti cristiani ebbero una canonicità temporanea o regionale ma si dimostrarono incapaci di mantenere la loro alta posizione. Alla fine del quarto secolo, i limiti della raccolta furono irrevocabilmente fissati nella chiesa latina ed in quella greca dell’Impero Romano.

Il canone della chiesa siriana mostrava ancora delle grandi differenze, ma furono in gran parte superate nel Peshitta (prima parte del quinto secolo), e superate completamente nelle revisioni del Philoxenian (508) e del Harkleian (616) del NT siriano (vedi le antiche versioni § 4). Bisogna dire che queste revisioni non rimpiazzarono il Peshitta nella maggior parte delle chiese siriane, che per questo ancora limitano i suoi canoni del NT a ventidue libri, rifiutando Apocalisse e le quattro lettere minori cattoliche (sic) (Giovanni II e III, II Pietro e Giuda). D’altra parte, il canone etiopico fu ampliato per comprendere otto libri aggiuntivi; ed il NT gotico non incluse mai Apocalisse. Ma queste tre chiese furono separate dal corpo generale della cristianità cattolica da differenze molto più profonde dei disaccordi marginali sui limiti dei canoni.

Bisogna notare che il Peshitta cronologicamente non viene collocato prima del quinto secolo ed appare come distinto dall’antica discendenza siriaca da cui fu prodotto. La differenza tra le due categorie di lettere apostoliche è basata sulla religione e la politica ed in seguito esamineremo i motivi.

Esaminiamo ora il processo dello sviluppo del canone nel Nuovo Testamento. Nel farlo, seguiremo, più o meno, l’approccio tradizionale delle divisioni, per rendere altri argomenti più coerenti con il processo che svilupperemo.

Il primo punto è che Cristo non ha mai lasciato nessuno scritto. Le sue parole furono scritte dagli apostoli. Questo processo li impegnò alcuni anni, ma non così tanti come la dottrina moderna vorrebbe. Il canone era diviso in tre parti:

  1. L’età apostolica (fino al 70 d.C.)
  2. Gli scritti prima della caduta del Tempio;
  3. Gli scritti dopo la caduta del Tempio.
  4. Raccolta del canone (70 d.C. –150 d.C.)
  5. Raccolta delle lettere Paoline;
  6. Scrittura dei vangeli:

(i)             L’unico vangelo ed i molti vangeli;

(ii)           La nascita dei quattro vangeli;

(iii)          Il vangelo non canonico;

  1. Altri scritti cristiani del periodo:

(i)             Scritti che divennero canonici (come per 1b sopra)

(ii)           Scritti che furono in fine scartati.

  1. Comparsa del canone del nuovo testamento (150-200 d.C.)
  2. La venerazione crescente degli apostoli;
  3. Gli antichi testimoni dei vangeli;
  4. Il canone di Marcione;
  5. Effetti del conflitto con lo gnosticismo ed altri problemi;
  6. Apologisti e martiri (165-180 d.C.);
  7. L’Antico (cosiddetto) Canone cattolico;
  8. Effetti dell’introduzione del Codice.
  9. La crescita del canone nella Chiesa siriana fino al 616 d.C.

L’età apostolica

Questo era lo stadio iniziale della chiesa. Giuda era ancora in giudizio per le settanta settimane degli anni, da Daniele 9:25-27.

Daniele 9:25-27 25 Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane. Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi. 26 Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un’inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate. 27 Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l’offerta; sull’ala del tempio porrà l’abominio della desolazione e ciò sarà sino alla fine, fino al termine segnato sul devastatore”. (KJV)

Il giudizio di Giuda non era ancora completo e la distruzione del Tempio fisico non era ancora avvenuta. Nehemiah era il primo consacrato dopo le sette settimane degli anni. La restaurazione sotto Alessandro II vide l’ultimazione del canone con la restaurazione e la ricostruzione delle mura di Gerusalmme. La seconda consacrazione avvenne nel 63 d.C. ed il periodo finale stava per terminare con il Tempio, 70 d.C., in cui ci fu la produzione dell’antico canone del Nuovo Testamento.

La Chiesa antica ebbe, come abbiamo visto, gli oracoli di Dio come libri sacri (Rm. 3:2). Questi lavori furono affidati a Giuda fino a che non furono rifiutati e dispersi dal 70 d.C.. Quest’anno divenne la linea di demarcazione per la considerazione degli oracoli di Dio, che originalmente erano stati affidati a Giuda (Rm. 3:2) e dall’espansione della chiesa, vediamo anche che i successivi scritti si distinguono da questi testi antichi, per gli effetti delle eresie entrate nella chiesa, come il modalismo e lo gnosticismo. Quindi, prima del 70 d.C., non ci furono gli stessi problemi incontrati nel periodo successivo, poiché ci fu una resistenza agli scritti degli apostoli. Così parte del testo in 1Giovanni fu riscritto per superare le obiezioni degli eretici sulla dottrina dell’Anticristo, prima che potesse essere accettata nel cosiddetto canone ortodosso.

Il fondamento principale della chiesa antica era l’Antico Testamento. Gesù sostenne che le scritture dell’Antico Testamento non possono essere violate ed esprimono la volontà di Dio (vedi sopra).

L’Antico testamento è anche diviso in base alla fonte dell’autorità. Il testo ebraico deriva dalle parole di Cristo e degli apostoli. Ciò forse può indicare che gli antichi testi degli apostoli possano essere stati scritti in aramaico. Gli altri testi del Nuovo Testamento scritti da Paolo, Barnaba, Filippo l’evangelista, altre citazioni dalla versione dell’antico testamento dei Settanta, e questo lavoro, rappresentano esclusivamente il testo di riferimento dell’antica chiesa del Nuovo Testamento. Forse fu utilizzato per facilitare la traduzione, a volte senza preoccuparsi del significato ebraico del testo, che l’Interpreter’s Dictionary of the Bible (p. 521) sostiene non abbia importanza nella questione. Questo commento è importante poiché mostra che la comprensione di alcuni punti da parte della chiesa antica era fuori dal contesto e dai paradigmi degli scrittori del ventesimo secolo, quindi essi non potevano capire il vero significato dato dai leader delle chiese della diaspora. Il canone dell’Antico Testamento era alla base della fede. Questo punto di vista fu costante nella chiesa antica. In effetti, se qualcuno non sosteneva questo punto di vista, non era accettato come cristiano.

In aggiunta a questi scritti, abbiamo l’influenza dei lavori apocrifi (alcuni dei quali provenivano dalla Septuaginta ed erano originalmente composti in greco) e dei lavori pseudo – epigrafici, citati dagli scrittori della chiesa antica per sostenere le loro posizioni. Dovremmo esaminare questo fattore in seguito.

Possiamo quindi concludere che la chiesa originale era una Chiesa basata sugli scritti dall’inizio ed il canone che sosteneva era lontano dall’essere determinato e fissato come santa Scrittura ispirata, che esprimeva la volontà di Dio espressa nella profezia, nella poesia e nella legge.

Furono tuttavia degli aspetti diversi, respinti dalla chiesa stessa, a causare il rifiuto del giudaismo. Il primo di questi aspetti, era che la chiesa metteva lo Spirito Santo ed un’enfasi spirituale sugli elementi fisici che hanno paralizzato il Giudaismo. Secondariamente, rifiutava la tradizione scriba, che era stata così strumentale nell’elevare un legalismo fisico soffocante (2Cor. 3:6) al di sopra del semplice piano di salvezza, che Dio aveva stabilito nella Sua legge, nel Suo Sabbath e nei sistemi del Giorno Santo. Egli stabili questo sistema per rivelare il Suo piano all’umanità, e lo fece attraverso il suo vascello scelto, come tutti e due gli elohim d’Israele, che erano il Grande Angelo dell’Antico Testamento ed il Messia del Nuovo Testamento. (come detto in precedenza dall’Antico Testamento). Tutti i membri del Nuovo Testamento furono considerati come ispirati in modi diversi  dall’unico e stesso Spirito attraverso il quale i doni furono distribuiti individualmente in base alla volontà di Dio (1Cor. 12:4-11).

Questi uomini non erano schiavi della parola scritta. Erano liberati dalla legge perfetta della libertà (Gc. 1:25 vedi il documento La distinzione nella legge [096]). Essi rifiutarono le tradizioni che annullarono la parola di Dio (Mc. 7:13).

Cristo abolì nella sua carne la legge dei comandamenti e le ordinanze che separarono i gentili da Israele, attraverso il suo sacrificio. Egli li rese tutti santi e membri della famiglia di Dio in modo che Dio risieda in tutti nello spirito (Ef. 2:14:22). Questa, in sostanza era la chiesa del Nuovo Testamento – il posto in cui risiede Dio nello spirito essendo sotto la grazia (Rm. 6:14). La visione secondo cui la chiesa antica, dalla grazia, cercò di liberarsi dalla legge dell’Antico Testamento, è erronea e le scritture di Paolo (vedi il documento I Lavori della Legge -o MMT [104]). La chiesa si vide libera dal sistema sacrificale, ma sostenne comunque il piano di salvezza ed osservò le Leggi sul Cibo, i Sabbath, i Noviluni, le Festività ed i Giorni Santi. Tuttavia, era libera dalle restrizioni e Paolo, essendo l’ombra di ciò che avverrà, ordinò loro di far in modo che nessun uomo li giudichi nelle questioni del cibo o del bere, nei Sabbath, nei Noviluni o nelle Festività (Col. 2:16). Il canone dunque fu visto come una manifestazione del sistema che era più grande degli elementi fisici che lo ritraevano. Le divisioni nella chiesa ed il rifiuto finale delle Scritture dell’Antico Testamento da parte della cosiddetta fazione ortodossa è soltanto indicativo del fallimento, per capire il ruolo dato alla chiesa dalle Scritture ed il modo in cui Dio opera. Il vero peso per la chiesa fu la rivelazione delle Scritture, poiché venne espressa nella sofferenza di Cristo e nella conseguente gloria (1Pt. 1:11 cfr. Lc. 24:25-27). Questa divenne la causa dei problemi che il canone affrontò in alcune parti, con il libro Ebrei. Questo testo portò avanti il messaggio dell’Antico Testamento di Cristo come elohim e Messia, da salmi (e.g. Sal. 45: 6-7 in Eb. 1:8-9 e Zc. 12:7-8).

Le parole di Gesù Cristo divennero l’interpretazione guida della chiesa antica (Atti 20:35). Quello che viene qui compreso non è come ciò che viene attribuito ad essi dal moderno Cristianesimo. Essi interpretarono i testi dell’Antico Testamento ed interagirono su di essi. Non li soppressero in nessuna fase.

I Detti del Messia furono considerati santi. I vangeli furono documentazioni delle parole sante.

Furono destinati alla memoria e scritti da coloro che erano coinvolti con Cristo o con i suoi immediati successori (e.g. Luca).

Gli scritti degli apostoli prima della caduta del regno furono: Le epistole paoline; i.e. (nell’ordine di pubblicazione) Romani, Corinzi, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, Tessalonicesi, Timoteo, Tito, Filemone, Ebrei, Giacomo, 1Pietro, 1Giovanni.

Si sostiene che le due lettere a Timoteo e quella a Tito, siano nella loro forma corrente, riscritture dell’originale (vedi Annotated RSV, Introduction to 1Timothy). Questo poiché Paolo non utilizza i suoi termini come in precedenza (riguardante la libertà dalla legge, l’unione con Cristo, il potere e la testimonianza dello Spirito). Il termine fede utilizzato ha un significato differente dall’uso attuale. (e.g. come sinonimo della religione cristiana piuttosto che come relazione del credente in Cristo). Questo è tradizionalmente attribuito al cambiamento nell’ambiente e quindi nel vocabolario, nello stile e nel pensiero. E’ anche possibile che il messaggio in Galanati e Colossesi fosse male interpretato dalla cultura moderna, come in questo caso (vedi il documento Le Opere del Testo della Legge – o MMT [104]).  Per non aver capito Paolo in questo testo, essi supposero che il messaggio in Timoteo avesse uno stile diverso e quindi fosse stato scritto da un discepolo di Paolo usando diversi lavori non pubblicati in precedenza, portandoli a trattare con le condizioni che confrontavano la chiesa, una generazione dopo la morte di Paolo.

Supposero che fossero state pubblicate con il nome di Paolo, per contrastare le eresie che prevalevano in questo periodo e che risalivano generalmente intorno all’inizio del secondo secolo fino al 150 d.C.. La raccolta delle lettere paoline risale alla fine del primo secolo e furono accettate poiché incorporate in quelle successive (Intrp. Dict.,ibid., p. 524). Non erano contenute nel canone di Marcione, e neanche negli antichi manoscritti delle lettere di Paolo (P46) (c. 200).

La paternità di questo pseudonimo è anche attribuita a 2Pietro. La realtà è che la cultura moderna dipende dalle stesse considerazioni antinomiane, come per gli originali discepoli Gnostici, e la comprensione del Misqsat ma’ase ha-torah o MMT fu persa, fino a quando non fu ritrovata nei Manoscritti del Mar Morto. Gli studiosi moderni sostennero che Ebrei fosse il lavoro di un contemporaneo di Paolo. I Concili hanno decretato che Paolo era il suo autore anche se potrebbe non avergli dato la forma finale, che fu data da Apollo, Luca o altri.

Nelle scuole Alessandrine gli fu dato un posto tra le lettere paoline, prima della fine del secondo secolo, e nel papiro di Baettie (P46) è in secondo luogo, subito dopo Romani; ma ad occidente, nonostante il suo ampio uso in I Clemente (ca. 95) ed il forte appoggio di Tertulliano, che lo attribuì a Barnaba, non raggiunse la conoscenza generale, come canonica, fino alla fine del quarto secolo (Interp. Dict., ibid.).

I problemi venuti fuori con Ebrei, nacquero poiché Paolo sembra non avergli dato la stesura finale. Il vero motivo è descritto sopra. Fu ampiamente utilizzato dal 95 d.C. e sembra vicino a Romani, nell’ordine di uno dei papiri più antichi. Perché ha raggiunto anticamente un ampio riconoscimento ed ha affrontato l’opposizione? Per quale motivo il messaggio è assolutamente subordinazionista, creazionista e non soddisfaceva i Modalisti e gli Gnostici. Fu tranquillamente dichiarato canonico quando la posizione di Cristo fu elevata in modo certo dai Concili di Nicea e Costantinopoli. E’ un testo fastidioso per i Modalisti, gli Gnostici ed i loro successori, i Trinitari. Il vero obiettivo dello gnosticismo era l’eliminazione della legge dell’Antico Testamento, e fu ostacolato dai testi di Ebrei, Giacomo, Giuda e dalle scritture di Giovanni e Pietro. Per questo motivo furono contrastati in tutte quelle parti in cui i Modalisti/Gnostici vacillavano. Il problema con il canone del Nuovo Testamento è un riflesso delle dispute Cristiane/pseudo-Cristiane della chiesa antica.

Gli studiosi moderni attribuiscono la lettera di Giacomo ad un giudeo Cristiano impegnato nella letteratura e nella filosofia ellenica, e potrebbe risalire alla prima parte del secondo secolo (Interp. Dict., p. 524). La lettera è attribuita a questa persona poiché è sotto forma di diatriba, costruita dopo il modello utilizzato dagli insegnanti stoici. Giacomo fu dunque scartato poiché si presume fosse un ebreo non ben immerso nella filosofia o Stoica o nelle diatribe. Ad ogni modo era assente da alcuni canoni antichi. Le obiezioni, sono in gran parte basate sulla difesa della legge, che gli Gnostici e successivamente gli antinomiani vollero eliminare dalle scritture di Paolo, che Giacomo modificò perfettamente. Paolo è quindi attaccato in quanto spurio. Nella letteratura cristiana non ci sono riferimenti fino al terzo secolo (Interp. Dict., ibid.).

La struttura mentale può essere vista da questo commento nell’Interpreter’s Dictionary of the Bible:

I Pietro è un lavoro con lo stesso nome pubblicato in Asia Minore nella prima parte del secondo secolo, forse attraverso Roma. E’ utilizzato da Policarpo ed altri uomini di chiesa Orientali del secondo secolo, ma non ha trovato riconoscimento a Roma ed in occidente (tranne che per Ireneo e Tertulliano) fino a molto tempo dopo. I Giovanni è strettamente legato al Quarto Vangelo e potrebbe essere dello lo stesso autore; aiutato da questa associazione, guadagnò presto un ampio riconoscimento. Le quattro lettere minori (Giuda, II Pietro. Giovanni II e III) non furono mai ampiamente utilizzate, e la loro canonicità rimase in disputa nelle chiese greche fino al quarto secolo (ibid.)

I motivi per cui questa posizione dovrebbe rimanere tale, sono ovvi. I discepoli erano morti quando scriveva Policarpo. Policarpo era il discepolo diretto di Giovanni. Era il discepolo più autoritario in vita a quel tempo. Egli preparò la missione a Lione, a cui Ireneo partecipò. Ireneò inviò dei resoconti a Smirna e non a Roma.

Questa fazione era in disaccordo con Roma ed in genere con la setta orientale. L’eresia del sistema orientale stava per entrare nella chiesa. Questa divisione portò infine all’adorazione della domenica ed i passaggi e le lettere che sostenevano la fazione di Policarpo furono ignorati o criticati. Ireneo mediò in questa disputa. I documenti sulla legge di Giacomo, il punto di vista di Pietro sulla legge, la lotta degli scritti di Paolo e le Scritture furono tutte sminuite. Questo processo iniziò dal 70 d.C.

Appena prima della caduta di Gerusalemme, la chiesa si diffuse e fu protetta. Dalla caduta del Tempio, il canone cominciò ad essere raccolto dalle lettere della chiesa, ma i nuovi problemi della Chiesa richiedevano nuovi testi. Giovanni affrontò dei gravi problemi riguardanti la Natura Divina. I Modalisti,  precursori dei Trinitari, penetrarono la chiesa e causarono una grave divisione con ciò che Giovanni identifica come la dottrina dell’Anticristo. In origine la disputa influenzò il testo di 1Giovanni in 1Giovanni 4:1-2. Il testo originale identifica la dottrina come segue:

Così conosci lo spirito di Dio: Ogni spirito che confessa la venuta di Gesù Cristo nella carne è di Dio; Ogni spirito che separa Gesù Cristo non è di Dio ma è dell’Anticristo (ricostruito da Ireneo, Cap. 16:8) (ANF, Vol. 1, p. 443).

Lo storico Socrate afferma (VII, 32, p. 381) che il passaggio è stato alterato da coloro che volevano separare l’umanità di Gesù Cristo dalla parte divina.

Ci troviamo quindi di fronte alle antiche influenze sui testi biblici per condizionare le antiche dottrine e poter dire che Cristo non era veramente morto ma era parte della Natura Divina per far in modo che rimanesse separata e non morisse. Questo fu affermato dai Modalisti i quali dissero che il Padre, il Figlio e lo Spirito santo erano aspetti di un essere che si manifestò in queste forme per motivi specifici. Questo concetto fu modificato nelle tre differenti persone della Natura Divina, affermate da Costantinopoli, ma il reale ruolo dello Spirito non era ancora accettato nelle forme in cui Atanasio aveva sperato. Tuttavia, in questa prima fase gli argomenti erano semplici ed ancora in fase di sviluppo da parte degli pseudo-Cristiani sotto lo Gnosticismo.

Giovanni dovette essere rifiutato, come lo fu per altri testi. Il testo di 1Giovanni è simile al vangelo di Giovanni e, anche se non usa il suo nome fa riferimento a se stesso in terza persona ed è coerente con lo stile dei vangeli. Si pensa che 1Giovanni sia stato scritto alla fine del primo secolo Cristiano, momento in cui Giovanni era in esilio e scriveva da Patmos. 1Giovanni è visto come un accompagnamento al vangelo e si pensa che sia indirizzato agli eretici gnostici, che negarono la natura assoluta dell’incarnazione (vedi Annotated RSV).

Si afferma che 2Giovanni venga dalla stessa penna che ha scritto il vangelo e 1Giovanni. A differenza di 1Giovanni, che era un’epistola generale, questo testo fu scritto per una chiesa specifica, probabilmente in Asia Minore. Fu anche scritta verso la fine del primo secolo, in altre parole, alla fine della vita di Giovanni. 3Giovanni è scritto per una persona. L’approssimata organizzazione della chiesa, qui mostra potrebbe essere stato scritto anticamente nella storia e la sua posizione 3Giovanni, deriva senza dubbio dal significato delle lettere precedenti.

Il libro di Giuda è attribuito a Giuda, il fratello di Giacomo e di Cristo, e scritto circa nell’anno 80 d.C. S’insegna che Giacomo fu ucciso nel 62/63 d.C. a Gerusalemme e che Giuda abbia preso la posizione di controllo. Questo sembra confermato dal ruolo della famiglia di Cristo nella chiesa giudea poco tempo dopo. La presunta dipendenza di 2Pietro da Giuda è data come ragione per l’autorità di 2Pietro sui discepoli di Pietro. Nel rapporto tra 2Pietro 2:1-8 e Giuda 4-16 ci sono delle similitudini nei riferimenti alla sequenza delle attività di Dio, ma ci sono alcuni dubbi che questa sequenza sia stata sviluppata in tutte le direzioni e scritta dai discepoli. Questo non è sufficiente ad attribuire altre autorità. Sia come sia, il caso dell’ispirazione non è minimizzato dalla ripetizione di un discepolo. Policarpo era il discepolo di Giovanni e la sua posizione nelle controversie quartodecimane sulla Pasqua ebraica erano corrette.

L’Interpreter’s Dictionnary of the Bible si riferisce al lavoro di Edgar J. Goodspeed che cerca di dimostrare che l’autore di Efesini non era Paolo. Ma egli era anche il collettore e l’editore delle lettere paoline, ed usò Efesini come introduzione generale alla raccolta (vedi p. 522). Si pensa che egli fosse Onesimo, l’ex schiavo in fuga. Onesimo è identificato da alcuni come quello che Ignazio conosceva come vescovo   d’Antiochia circa cinquanta anni più tardi (vedi anche Filemone).

2Pietro è attribuito ad un altro per il messaggio. Ha due obiettivi:

  1. Enfatizzare la fede nella seconda venuta di Cristo; e
  2. Avvertire degli insegnanti falsi.

In questo testo enfatizza i testimoni apostolici come base del proclama della chiesa. Lo fa riferendosi alle profezie dell’Antico Testamento. Egli spiega perché la seconda venuta non è imminente ma ritardata dalla pazienza e dalla sopportazione di Dio. Era necessario poiché i falsi insegnanti stavano disgregando la chiesa e trasformando la dottrina a loro vantaggio (2Pt. 2:2, 10, 13-14). Qui il concetto del mondo che stava andando in tribolazione, con gli eletti e Lot salvati, diventa un punto d’insegnamento. Enfatizza la piccola natura degli eletti e la portata di distruzione che non era accettabile dalla società come non lo è ora. La lettera fu esaminata in tempi antichi ed oggi si è accettato (e.g. Oxford Annotated RSV; vedi Introduction) il fatto che non è un lavoro di Pietro. Gli studiosi affermano che :

Dipende dalla lettera di Giuda (confronta 2:1-8 con Giuda 4-16) e l’autore si riferisce a tutte le lettere di Paolo (3:15) in un modo che presuppone non solo che essi erano stati uniti in una raccolta, ma che erano considerati come uguali alle “altre scritture” – condizione che non esiste in tutta la vita di Pietro. La maggior parte degli studiosi, considerarono la lettera come il lavoro di una persona che era profondamente indebitata con Pietro e che la pubblicò con il nome del suo maestro, nella prima parte del secondo secolo. Perciò bisognerebbe tenere a mente le seguenti considerazioni. (1) Anticamente, la paternità di opere di pseudonimi era una convenzione letteraria ampiamente accettata. Per questo l’uso del nome di un apostolo nel riaffermare i suoi insegnamenti, non era considerato come disonestà ma semplicemente come un modo di ricordare alla chiesa quello che aveva ricevuto da Dio attraverso quell’apostolo. (2) L’autorità dei libri del Nuovo Testamento non dipende dalla loro paternità umana, ma dal loro significato intrinseco, che la chiesa, sotto la guida dello spirito, ha riconosciuto come voce autentica dell’insegnamento apostolico. Quindi, per questo motivo, quella che è tradizionalmente conosciuta come la Seconda Lettera di Pietro era inclusa nel canone delle antiche Scritture (ibid.)

L’Oxford Annotated RSV dice al riguardo del canone che  (p.1170):

La Bibbia degli antichi Cristiani era l’Antico Testamento (“Tm. 3:15-17). Le parole di Gesù avevano la stessa autorità di queste parole (Atti 20:35; 1Cor. 7:10, 12; 9:14; 1Tm. 5:18). Parallelamente alla diffusione orale degli insegnamenti di Gesù, ci furono interpretazioni apostoliche della sua persona e del significato per la vita della chiesa…

Durante il corso del secondo secolo, la maggior parte delle chiese vennero a conoscenza del canone che comprendeva gli attuali quattro Vangeli, gli Atti, le tredici lettere di Paolo, 1Pietro e 1Giovanni. Mancava ancora il riconoscimento generale di quattro libri: Ebrei, Giacomo, 2Pietro, 2 e 3Giovanni, Giuda ed Apocalisse.

Abbiamo precedentemente esaminato i motivi del contrasto dei testi. Le dispute furono religioso-politiche. Anche giuda rappresentava il sistema giudaico che gli gnostici cercarono di eliminare.

L’eliminazione di Apocalisse dai canoni era il classico esempio delle reazioni al Giudaismo messianico da parte degli Gnostici.

Apocalisse, probabilmente composta verso la fine del primo secolo, raggiunse rapidamente un’ampia popolarità; ma la sua autorità fu contestata dai critici alessandrini, fu invalidata per un lungo periodo dalla reazione del chiliasmo, e nel quarto secolo in Oriente la sua canonicità era ancora in discussione (interp. Dict., p. 524).

Fu composta alla fine del primo secolo, poiché in quel periodo fu data a Giovanni in esilio a Patmos e si diffuse rapidamente in tutta la chiesa insieme al quarto vangelo e le sue lettere. Alessandria era la casa degli gnostici ed essi dovevano attaccare l’Apocalisse poiché era il culmine del Giudaismo messianico, come il Messia di Dio e custodiva i comandamenti di Dio come base di e centrale a quella della testimonianza di Gesù (Ap. 12:17; 14:12; 22:14 (KJV)).

L’eliminazione del libro di Apocalisse dal canone era motivata da altri due fattori. Il primo fattore era una paura della persecuzione di Roma quando la fede era sottomessa. Quella motivazione si trasformò in una protezione del privilegio quando gli imperatori sposavano la fede. La versione Gotica (c. 350) non ha Apocalisse poiché era chiaramente anti-Romana ed essi con i Vandali e gli Alani, etc. furono convertiti dall’impero. Così, anche se erano Unitari, gli imperatori non potevano tollerare la sfida all’impero ed i successori convertiti sarebbero stati visti in modo sospetto dagli antichi apologisti.

Nel 135 o anche nel 140 la prova di Papius, vescovo di Ierapoli, evidenziò che in alcuni circoli, tradizione orale, basata su di una catena vivente di testimonianze, aveva più importanza di qualsiasi libro. Da questo momento sappiamo che Papius aveva a sua disposizione Marco, Matteo e Giovanni, se non anche Luca (Interp. Dict., ibid., p. 523). Egli stesso interrogò gli anziani quando incontrò i discepoli. Egli disse:

Se incontravo un discepolo degli anziani, gli chiedevo delle parole degli anziani – ciò che disse Andrea o Pietro, Filippo o Tommaso o Giacomo… o chiunque dei discepoli del Signore, e le cose che dissero l’anziano Aristione e l’anziano Giovanni, furono anche dette dai discepoli del Signore. Poiché non pensavo che ciò che si apprendeva dai libri mi avrebbe dato tanto profitto quanto la voce durevole. (Euseb. Hist. III.xxxix.4).

Questa visione deriva dalla premessa che lo Spirito Santo parla dalla bocca degli eletti. Gli oracoli scritti sono quindi ispirati, ma le parole pronunciate dai discepoli possono spiegare anche il significato di gran parte dei testi. Questo lusso sparì quando morirono. Papius era uno degli ultimi ad avere accesso alla testimonianza dei discepoli. Questo è importante poiché possiamo in questo modo assicurare che ciò che era scritto nei vangeli a cui si riferisce Papius e gli altri, nelle loro scritture, sono effettivamente le parole esatte del Messia e, quindi, possiamo assicurare la continuazione della natura della Scrittura del respiro di Dio che è coerente con le Sacre Scritture dell’Antico Testamento.

Questo processo fu invertito in pochi anni. L’Interpreter’s Dictionary of the Bible afferma, nel commentare questa transizione dalla visione di Papius, che:

La prova di Giustino Martire, mostra che alcuni passaggi dalle “memorie degli apostoli, che sono chiamate vangeli” erano lette liturgicamente nella chiesa, insieme o a volte al posto, delle letture dei Profeti; e questo indicherebbe certamente che i vangeli erano consciamente o inconsciamente considerati come scritture sacre. Ma c’erano ancora grandi varietà di comportamento e pratica riguardo ad esse, ne è certo quale vangelo o quanti di essi erano in uso nelle varie località (p. 523).

Questa visione non è corretta come sappiamo da 2Pietro, poiché i lavori di Paolo, insieme a quelli dei profeti erano anche letti in chiesa ed erano considerati come Scritture. Essi stavano per essere falsati e distrutti dall’ignoranza. Ora, se questo sia stato o meno scritto da Pietro o dai suoi discepoli in suo nome, lo vediamo dalla dichiarazione di Papius, che aveva lo stesso peso del testo e che tuttavia non poteva essere più vecchio, e comunque in questo caso il canone è più ampio e fissato in modo molto più preciso di quello che i moderni studiosi avrebbero voluto farci credere. I Quattro vangeli sono lavori della seconda generazione Cristiana (c. 70-100 d.C.) (Interp. Dict., ibid.). Il vangelo più antico era Marco che sembra essere stato prodotto a Roma sotto Nerone (c. 64 d.C.). Questo vangelo può essere preso per rappresentare la tradizione orale come esisteva nella Chiesa romana nel 64 d.C..

Circa nell’80 d.C., divenne la base per il vangelo di Matteo, che sostiene sia stato composto in Palestina a quel tempo (ibid.). Si sostiene che anche Marco sia la base per il vangelo di Luca, che insieme ad Atti, fu pubblicato nel Mediterraneo orientale, intorno alla fine del primo secolo. Luca 1:1-2 mostra che il lavoro fu intrapreso da molti. Il Manoscritto più antico dei vangeli (P 45) è anche accompagnato dal libro di Atti.

Luca 1:1-2 1 Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola; (KJV)

Quindi i vangeli furono compilati da molti testimoni oculari e risiedono nel peso della testimonianza della chiesa. Luca non afferma autorità speciali (Lc. 1:3). L’autorità dei vangeli risiede nelle parole del Messia ed in nessuna canonicità. Questa è la prova dell’ispirazione dei profeti come compresero i discepoli e la chiesa. Non ci sono dubbi che essi considerarono la parola di Dio come una cosa vivente- respirante che aveva l’Antico Testamento come nucleo. Fino al secondo secolo la Scrittura era l’Antico Testamento più le parole di Cristo. Le epistole furono quindi incorporate nelle chiese sotto il sistema apostolico di Efeso e Smirne. I sitemi in Alessandria e quindi a Roma cominciarono a rimuovere le epistole dalla lista dei lavori Ispirati, quando interferivano con le dottrine che stavano cercando di applicare. Dopo aver consolidato la loro posizione i lavori furono ammessi nel canone. Questo processo sarà esaminato successivamente.

I vangeli che esistono dal tempo in cui non sono canonici, derivano chiaramente da lavori che sono gnostici con insegnamenti docetici, che cercano di ridurre la vita di Cristo ad una struttura fantasmatica che separava l’eternità celeste di Cristo dal corpo terreno che egli abitava (vedi Interp. Dict., p. 524). Ricorderete che questa è la dottrina dell’Anticristo e che questa dottrina venne modificata nella struttura compresa come la Trinità, la quale sostiene che il sistema è distinto ma non separato (la Monarchia e la Circuminsessione) (vedi il documento Consustanziale al Padre [081]). Da questa posizione si sostiene spesso che Cristo, come parte di questo sistema Trino non morì completamente e non fu completamente resuscitato solo dalle direttive dell’unico vero Dio, che è il Padre (vedi Gv. 10:18; 17:3; 1Gv. 5:20). Gli scritti Apocrifi del Nuovo Testamento a volte derivano da veri lavori ed altri non proprio.

Ci sono altri testi non canonici che tuttavia sono genuini e che sono importanti per la storia natica. 1Clemente è un testo che sembra essere stato scritto da Roma a Corinto, circa nel 95 d.C. Questo testo non fu mai citato come Scrittura, ma fu presumibilmente letto nella pubblica adorazione di Corinto, nel 95 d.C. circa. Questo testo non fu mai citato come Scrittura ma si pensa fosse letto nella pubblica adorazione di Corinto, nel 170 d.C. circa. E’ incluso nel Codice Alessandrino (c. quinto secolo). I successivi lavori, chiamati 2Clemente (un’omelia anonima c. 150 d.C., anche nel Codice alessandrino) e la Bolla Clementina mostra che questo lavoro deve aver avuto alcuni riconoscimenti.

L’Epistola di Barnaba è un opuscolo con lo stesso nome del secondo secolo che probabilmente ha avuto origine da Alessandria. E’ ritrovato nel Codice Sinaitico del quarto secolo. Sia Clemente d’Alessandria sia Origene, suo successore, tratta questo lavoro come Scrittura. Non fu tuttavia mai conosciuto da altre parti e non lo fu dai successivi Alessandrini. Clemente d’Alessandria fu influenzato dallo gnosticismo, ed Origene fu anche corrotto dallo Gnosticismo. Alessandria era la sua casa.

La Didache “L’insegnamento di Gesù Cristo attraverso i dodici Apostoli” è un piccolo manuale che, anche se di data incerta, si sostiene in genere derivi dalla prima parte del secondo secolo. Fu utilizzata dagli antichi alessandrini come Scrittura e fu così utilizzata nelle chiese Egiziane per tutto il terzo secolo. Sembra sia stata utilizzata in Siria nel 400 d.C. (nella Costituzione apostolica), ed appare in alcune liste greche del quarto secolo. Fu tradotta sia in Latino sia in Georgiano, il che ne indica un ampio uso. Il Pastore di Hermas fu ampiamente utilizzato nella chiesa antica per un secolo circa. Vi fa riferimento Ireneo e ne parla in breve Tertulliano che lo trattò come Scrittura. Anche Origene lo considerò apostolico ed è incluso (incompleto) nel Codice sinaitico. Secondo il Canone muratoriano, fu composto nel 150 d.C. c., da Hermas, un fratello del vescovo romano di quel periodo, ma molti lo fanno risalire ad alcuni decenni prima (vedi Interp. Dict., pp. 524-525).

Le lettere di Ignazio e La lettera a Diogneto non furono mai citate come Scritture.

In temi antichi, almeno cinque libri furono attribuiti a Pietro. Tuttavia furono riconosciute soltanto le due lettere, poiché vennero accettate da Policarpo e Smirna e dai discepoli dell’apostolo Giovanni. Sappiamo che furono considerate come Scrittura dai tempi antichi.

Il vangelo di Pietro, La preghiera di Pietro e L’Apocalisse di Pietro erano usate anticamente. L’Apocalise di Pietro era sposata da Clemete d’Alessandria ed è presente nel Canone muratoriano, il che significa che fu sponsorizzato dalla chiesa Romana del tempo, e Metodio (300 c.). Questo era il periodo degli assalti Modalisti/Gnostici alla teologia attraverso il canone: Quindi, il sostegno Alessandrino e Romano.

Gli Atti di Pietro e Gli Atti di Giovanni rappresentano un lavoro di un seguace dello gnostico Valentino (ibid., p. 525).

Gli Atti di Paolo fu composto da un presbitero asiatico circa alla metà del secondo secolo. Di tutti gli pseudonimi Atti, guadagnò solo alcuni sostegni ecclesiastici. L’autore fu spodestato per falsificazione, ma aveva ancora sostegno in Alessandria (Interp. Dict., p. 525).

Questo corpo di letteratura, fino alla metà del secondo secolo, sembra essere stato trattato concisamente dagli efesini e dai gruppi di Smirna di Giovanni, in una maniera abbastanza consistente. L’Antico Testamento era il corpo del canone, con i vangeli e le epistole essendo stati riconosciuti e differenziati in tempi molto antichi. I sistemi Alessandrini e Romani soffrirono di un’ampia differenza d’opinione per un periodo abbastanza lungo, per le ragioni sopra espresse. Quindi il canone si concentrò su 22 libri, con il canone successivo che forse venne usato in Asia come semicanonico, anche se essi vi si riferivano come Scritture, tramite la chiesa Asiatica da Efeso e Smyrna.

La Chiesa era quindi costruita sulle fondamenta degli apostoli e dei profeti (Ef. 2:20). La Chiesa efesina considerava tutti profeti come il fondamento della fede. L’Interpreter Dictionary of the Bible aggiunge in modo abbastanza sbagliato il termine Cristiano prima della parola profeta, come se Efesini 2:20 stesse veramente confermando la base della fede nell’Nuovo Testamento. Questa è la bugia fondamentale che rafforza tutto il cristianesimo moderno. Apocalisse non è vista come la rivelazione di Dio a Gesù Cristo ma quella di un veggente ispirato (apparentemente neanche Giovanni) (ibid., p. 525). L’adorazione dei dodici apostoli in Apocalisse 21:9-14 è vista come un successivo sviluppo della chiesa. In questo giace il problema fondamentale della fede.

L’Interpreter’s Dictionary of the Bible getta correttamente l’attenzione sull’enfasi delle citazioni e degli insegnamenti orali che furono destinati alla chiesa dagli apostoli (e.g. 1tm. 6:20; 2Tm. 1:13; 2Tm. 2:2) sin dai primi tempi (2Tm. 3:15).

Il punto di vista generale è che lo sviluppo decisivo avvenne nella seconda metà del secondo secolo. Quindi, il canone emerse. Innanzitutto, i vangeli sono citati nelle scritture ecclesiastiche e nella liturgia, quindi sono citate le scritture di Paolo.

Per la fine del secondo secolo furono riconosciuti gli altri materiali. Il ruolo divenne abbastanza semplice- ciò che è apostolico è canonico. Questo era già stato fatto in Efeso e Smyrna sotto la direzione di Giovanni e dei suoi immediati discepoli, come Policarpo e da li Ireneo. Il canone stabilito dagli apostoli non fu mai in dubbio nella chiesa. Tuttavia, l’Antico Testamento era la vera Scrittura sacra, come spiegato dagli insegnamenti di Cristo e degli Apostoli.

L’utilizzo più antico dei vangeli e della sacra Scrittura si registra intorno al 150 c. in 2Clemente iv, citando Matteo 9:13. Giustino Martire (in Apology, I. 67) (c. 150) afferma anche, nel descrivere il servizio Cristiano che, le memorie degli apostoli o le scritture dei profeti sono lette se il tempo le permette. Il termine memorie si riferisce alla frase apomnemoneuata utilizzato dai greci per la loro comprensione. Egli da un’altra parte afferma che gli apostoli erano, coloro che hanno scritto le memorie di tutto cio che riguarda il nostro Salvatore Gesù Cristo ed anche le memorie fatte dagli (apostoli) che sono chiamati vangeli (Apol., I. 33, 66).

Quindi Giustino è testimone che nel secondo secolo i vangeli sono letti alternativamente con i profeti dell’Antico Testamento, nella liturgia. Questo è alla base del controllo del Cristianesimo. Il canone dell’Antico Testamento è quindi mediato dai vangeli.

Sembra che ciò si estenda anche alle epistole come vediamo dal canone di marcione. Figlio del vescovo di Sinope, egli venne a Roma dal Ponto nel 150 c.. Marcione venne sotto la cosiddetta influenza gnostica. Egli insegnò che il Dio della Scrittura ebraica, conosciuto come creatore e dio di giustizia, era una divinità inferiore e che Gesù rivelò il Dio supremo, il Dio dell’amore che era precedentemente sconosciuto. Questa visione è forse simile al moderno punto di vista secondo cui il Padre non era rivelato nelle Scritture dell’Antico Testamento, ma era Cristo il Dio dell’Antico Testamento. Il fatto è che si manifestano tutti e due nell’Antico Testamento ed il Messia era l’elohim unto dall’elohim al di sopra dei suoi compagni (Sal. 45:6-7; Eb. 1:8-9). Quindi Marcione ed alcune della Chiese nel ventesimo secolo hanno un simile confuso punto di vista, a patto che le sue citazioni siano riferite in modo corretto. Questo punto di vista, portò Marcione a rifiutare la sincerità delle Scritture dell’Antico Testamento ed a comporre un canone comprendente solo i libri Cristiani. Egli pensò che i dodici apostoli avessero completamente corrotto la dottrina di Cristo. Sostenne che Paolo soltanto era rimasto fedele al vangelo di Cristo e stabilì le dieci lettere di Paolo con il vangelo di Luca, che considerava un lavoro di un compagno di Paolo. Egli eliminò alcune parti di Galati e Romani e mutilò gravemente il testo del vangelo per adattarlo alle sue idee. E’ erroneamente accusato di aver alterato il testo delle lettere paoline, anche se sappiamo che erano soltanto variazioni minime nei manoscritti. Questo è il primo canone registrato, anche se è incorretto e non riflette il vero canone così com’è riconosciuto. E’ quindi più corretto dire che il canone non fu ridotto ad una lista precisa essendo compreso come il lavoro apostolico, insieme alle lettere paoline. 2Pietro era compreso come abbiamo visto. I Testi di tutto il Nuovo Testamento, come lo conosciamo, furono conservati e la Chiesa vi fa riferimento dal tempo in ci furono scritti dagli apostoli, assistiti forse dai loro scribi nella Chiesa.

E’ probabile che Marcione costrinse gli altri elementi della chiesa a visionare un canone differente dal Nuovo Testamento. Fino a quel tempo gli scritti erano delle semplici aggiunte al canone dell’Antico Testamento. Il suo rifiuto dei canoni dell’Antico Testamento rappresenta il punto chiave delle dottrine gnostiche , che cercano di eliminare Dio e la Sua legge dalla cosiddetta fede cristiana. Questa dottrina gnostica è la più prolifica ed insidiosa ancora esistente nel ventesimo secolo.

Infatti, se agli scrittori antichi gli fosse stato chiesto di visionare il ventesimo secolo, essi avrebbero detto senza dubbio che la fede gnostica, come quella praticata da Alessandria, insieme ai misteri, come praticati a Roma, avevano usurpato la fede. Inoltre, sarebbero stati spinti fortemente a trovare il loro tipo originale di cristianità apostolica, la loro visione di Scrittura, e la cosmologia, viva sul pianeta.

Si afferma che Marcione abbia esaltato Paolo allo stesso livello dei dodici apostoli e così questo lascito è anche visto come il suo (Interp. Dict., p. 526). A Paolo tuttavia fu accordato un simile onore da 2Pietro e quindi sappiamo che era anche una visione della chiesa antica.

L’Interpreter’s Dictionary of the Bible sostiene che le lettere pastorali possono addirittura essere state redatte per trattare con le eresie di Marcione e che, in questo modo, il canone cattolico fu sviluppato innanzitutto come una reazione contro Marcione (ibid.). Questa visione attribuisce, a questo periodo, una chiara posizione cattolica ed è semplicemente troppo grande, è una costruzione da giudicare. La chiesa non poteva essere vista come entità cattolica in questo periodo. Infatti, quella posizione non sarebbe stata raggiunta fino a Costantinopoli nel 381, quando la fazione di Atanasio finalmente guadagnò il primo imperatore battezzato, e con esso, una protezione duratura. Fu il chiaramente non cattolico Policarpo che denunciò Marcione come  “primogenito di Satana”. Marcione era il più organizzato dei falsi cristiani non romani (e non modalisti), avendo alcune centinaia di chiese sia ad oriente sia ad occidente, ed una serie di vescovi che furono iniziati da lui. In genere gli gnostici non erano così organizzati ed esistettero nella chiesa cristiana esercitandovi alla fine una grande influenza. Le loro dottrine erano in linea con il pensiero dell’epoca che cercò di evitare la legge di Dio. Essi erano i veri antinomiani ed i loro successori sono la grazia non carismatica della legge dell’era moderna.

Le discussioni avvennero tra le scuole quasi gnostiche e modaliste e continuarono fino al quarto secolo. Ognuno di questi gruppi sposò le scritture più leggendarie che erano, per la maggior parte dei casi, scritte per sostenere i loro dissensi, ma attribuite ai santi della chiesa antica. Essi scrissero i vangeli di Pietro, Tommaso, Filippo e della Verità ed anche gli atti di Pietro, Tommaso, Giovanni, ecc.. Essi non avevano problemi quando erano liberi dal contrasto delle Scritture dell’Antico Testamento con il Nuovo Testamento, soprattutto nei suoi passaggi difficili (2Pt. 3:16). Il rifiuto di questi falsi lavori fu espresso dalle scritture di Serapione, vescovo di Antiochia, nella sua lettera alla chiesa di Rhossus dove disse, nel rifiutare i vangeli spuri di Pietro: Riceviamo si Pietro che gli altri apostoli come Cristo, ma rifiutiamo le scritture falsamente attribuitegli, poiché sappiamo che non furono condotte a noi (Euseb. Hist. , VI. 12.3).

E’ quindi chiaro, che dalla chiesa antica e dagli apostoli fu condotto un canone di Scritture alla chiesa dell’Asia Minore, alla quale Serapione poteva riferirsi già dalla metà del secondo secolo. Questi accordi con i testi si sono visti da Giustino, Policarpo ed Ireneo. Quindi la Chiesa Apostolica o Unitaria e Sabbataria aveva un’antica visione coerente. Così la cosiddetta chiesa ortodossa, che in questo periodo stava rifiutando la Pasqua Ebraica a favore della Pasqua ed era sulla strada dell’adorazione della domenica, aveva altri punti di vista.

Nei circoli ortodossi l’elevazione delle Lettere paoline avvenne più lentamente ed i modo meno chiaro. Melitone di Sardi, ca. nel 180, fece una lista di “libri antichi” che egli chiamò “i libri dell’Antico Testamento”; ma non coniò la frase successiva e non indicò chiaramente quale libro avrebbe incluso in una simile descrizione. Teofilo di Antiochia, suo contemporaneo, cita Matteo e Giovanni ed afferma che il successivo è uno degli “Spiriti portatori” [pneumetophoroi]; ma mentre egli utilizza liberamente le Lettere paoline, i Pastolrali, Ebrei e 1Pietro, non sembra trattarle come scritture sacre. Atenagora, una apologista dello stesso periodo, si rivolge ai vangeli con la stessa formula [phesin] come ai profeti e cita delle frasi di Paolo in un modo simile da suggerire che le parole dell’apostolo portino la stessa autorità divina dei libri di Ebrei. Taziano nel preparare il suo equilibrio dei vangeli, il Diatessaron (ca. 170), sembra aver utilizzato solamente i nostri quattro vangeli – ciò indica che fin dai tempi di Giustino, questi quattro vangeli avevano acquistato una preminenza indiscutibile (Interp. Dict., p. 527).

Non ci sono basi certe a confermare che i quattro vangeli assunsero importanza dal tempo di Giustino. Dai commenti di Giustino, sembra non esserci dubbio sulla supremazia dei quattro vangeli. Infatti, in queste chiese apostoliche sembra non esserci dubbio su ciò che costituì le Scritture, dai tempi in cui furono scritte. Il punto chiave è che l’Antico Testamento era sempre al centro delle descrizioni del Nuovo Testamento. L’Antico Testamento non fu mai sminuito nell’antica chiesa apostolica. I tentativi di affermare il Nuovo Testamento come unica scrittura erano sempre, e sono, innatamente gnostici antinomiani e rappresentano un falso cristianesimo.

Gli scrittori rifiutano alcuni scritti man mano che sono influenzati dagli gnostici e dal legame romano/alessandrino. Gerolamo riferisce (c. 390) che Taziano rifiutò due delle lettere paoline (probabilmente 1 e 2Timoteo) ma accettò Tito.

F.W. Beare nel suo lavoro nell’Interpreter’s Dictionary of the Bible, riferisce che i martiri di Scilla nel Nord Africa dissero al magistrato che essi erano nel loro mobiletto:

“i nostri libri e le epistole di Paolo l’uomo santo. Questi libri sembravano comprendere le Scritture dell’A.T. ed i vangeli che sono quindi riuniti insieme; le epistole non sono comprese tra i “libri” ma hanno un posto nello stesso mobiletto (p. 527).

Il cosiddetto Antico canone cattolico o universale

Qui siamo interessati con alcuni degli elementi dei Frammenti Muratoriani, di Clemente d’Alessandria, Ireneo e Tertulliano.

Alla fine del secondo secolo vediamo che il canone ancora esisteva ed era riconosciuto solo con minime variazioni in tutta la Chiesa. Questo fece nascere la più antica lista romana che è conosciuta come il canone Muratoriano. È’ importante notare che Ireneo venne a Roma grazie a Policarpo di Smirna prima di diventare vescovo di Lione (vedi il documento Distribuzione generale delle chiese che osservano il Sabbath [122]). Da un esame delle sue scritture, quelle di Clemente d’Alessandria, e della scuola che era li, insieme a quelle del cartaginese Tertulliano, che era sia avvocato che presbitero, chiamato come il primo grande rappresentante del cristianesimo latino che divenne un montanista successivamente, abbiamo la visione che c’era una comunione di fondo. Si sostiene che tutte queste scritture insieme al Canone muratoriano siano considerevolmente in accordo e mostrino l’incredibile continuità di   idee ancora esistenti in quel periodo. Tuttavia i punti di vista degli antichi apologeti come Ireneo sono decisamente unitari subordinazionisti e possono a malapena essere descritti come cattolici, poiché le dottrine che sposano sono completamente differenti da quelle sostenute dalla fazione di Atanasio e da ciò che comprendiamo come cattolicesimo dai Concili di Nicea, Costantinopoli e Calcedonia (vedi il documento L’antica teologia della Natura Divina [127], cfr. Interp. Dict.,p. 527).

Il canone muratoriano è una lista di libri del Nuovo Testamento con brevi osservazioni sulla loro origine sulla loro autenticità. Fu fondato nel manoscritto di Bobbio nell’ottavo secolo e fu conservato nella libreria Ambrosiana a Milano. Fu pubblicato da Ludovico Antonio Muratore nel 1740. E’ una traduzione dall’originale greco al latino barbaro, che fu redatto a Roma alcuni anni prima della fine del secondo secolo (Interp. Dict., p. 527).

Anche se l’inizio è andato perso, non ci sono dubbi che ha a che fare con i vangeli di Matteo e Marco poiché Luca e Giovanni sono elencati come il terzo ed il quarto tra i vangeli. Questo per affermare che i vangeli nel secondo secolo erano ispirati dallo Spirito Santo.

Anche se alcuni fondamenti [principia] sono insegnati in molti libri dei vangeli, non fanno differenza per la fede dei credenti; poiché in questi libri tutto è dichiarato dall’unico Spirito guida che riguarda la Natività, la Passione, la Resurrezione, l’opposto con i suoi discepoli e la duplice venuta. (cfr. Interp.Dict,. p. 527)

Beare sostiene che l’ispirazione divina e la fondamentale unità dei quattro vangeli non poteva essere affermata in modo più esplicito (ibid.).

La lista quindi passa ad Atti ed elencando le tredici lettere di Paolo, i tre pastorali insieme a Filemone. Dichiara che sono scritti pro affectu et dilectione [per l’affetto e l’amore]: si sostiene sia sacro nella considerazione della chiesa cattolica, sull’ordine delle discipline ecclesiastiche (Interp. Dict.,ibid.).

Il canone qui utilizza il termine cattolico nel senso di universale piuttosto che Romano Cattolico come si comprende oggi.

Beare nota che il canone fa riferimento a certe lettere contraffatte con il nome di Paolo da parte dei seguaci di Marcione, e “molti altri che non possono essere ricevuti nella chiesa cattolica poiché l’amaro non può essere mischiato con il miele” (ibid., citando il canone).

Quindi professa le epistole di Giuda e due epistole di Giovanni (sembra siano 1 e 2 Giovanni ma tenendo presente che tutte e tre sono anonime). Professa anche l’apocalisse di Giovanni e di Pietro ma afferma che il Pastore di Hermas non può essere letto ad alta voce nei servizi ne alla congregazione ne tra i profeti o tra gli apostoli; poiché lo scrisse Hermas:

abbastanza  di recente, nei nostri tempi, nella città di Roma, durante l’episcopato di suo fratello Pio (ibid.).

Questo canone riconosce 22 dei canoni esistenti compresi i vangeli, le tredici lettere di Paolo, tre delle cosiddette lettere cattoliche (1 e 2Giovanni e Giuda), e l’Apocalisse. Comprende due lavori apocrifi, “La saggezza di Salomone” e “ L’apocalisse di Pietro” e riconosce che alcuni vescovi non ne ammetteranno la lettura nelle chiese.

L’accettazione della Saggezza anche riconosciuta come Pseudonimo fu fatta sull’età dei testi (Beare Interp. Dict., ibid.).

Clemente d’Alessandria mostra di accettare i quattro vangeli, le quattordici opere paoline, che comprendono Ebrei, seguendo il suo maestro Panteno. Egli cita Paolo non come Scrittore ma d’accordo con gli insegnamenti di Cristo come interpretazione della Scrittura dell’Antico Testamento. Egli utilizza anche 1Pietro, 1 e 2Giovanni, Giuda (Eusebio afferma che li commentò tutti) ed Apocalisse. Utilizza i lavori apocrifi dell’Apocalisse di Pietro, il Pastore, l Preghiera di Pietro, Barnaba e 1Clemente, ma questi non sono da lui considerati come la sostanza del canone.

La raccolta più autentica ed ampia della Scrittura redatta nel secondo secolo era d’Ireneo. Da un esame dei suoi lavori si possono trovare delle citazioni da tutti e quattro i vangeli, dalle dodici lettere paoline e senza dubbio Filemone è tralasciato per puro caso (Beare, op. cit.). Egli cita da 1Pietro 1 e 2Giovanni. L’omissione di 3Giovanni, avvenuta senza dubbio come per Filemone non è importante (Beare, ibid.). Prende delle citazioni anche da Apocalisse e da Ebrei; ma Beare sembra pensare che le sue citazioni indichino meno stima. Il suo maestro, Policarpo, fece delle citazioni anche da Pietro. Sappiamo che Ebrei faceva parte del loro canone. Possiamo quindi dedurre che i quartodecimani Unitari del secondo secolo, discesi dall’apostolo Giovanni, avevano un canone completo, come lo conosciamo oggi. Essi accettarono anche come insegnamento il Pastore di Hermas. Il cambiamento alla dottrina dell’Anticristo può essere corretto e capito da Ireneo, come abbiamo precedentemente visto. Ireneo sostiene che i vangeli sono i quattro pilastri di un’unità data da Dio.

Poiché del mondo in cui siamo ce ne sono quattro quarti, e quattro sono venti universali, e visto che la chiesa è sparpagliata per tutto il mondo con i vangeli che sono il suo pilastro e riparo, il respiro di vita, sembra che debbano avere quattro pilastri, che respirano immortalità da tutti i lati, illuminando l’uomo di una vita nuova. Da qui è chiaro che il mondo, la Foggia di tutte le cose, … essendosi manifestato al genere umano in una quadrupla forma, tenuti insieme da uno Spirito (Iren., Her. III. 11.8).

Ireneo afferma in modo abbastanza chiaro, che Le Scritture sono perfette fin tanto che essi/noi le pronunciamo attraverso la parola di Dio e del Suo Spirito.

(iren. Her. II. 28.2)

Quindi la dottrina dell’ispirazione dello Spirito Santo è vista come dottrina della Chiesa antica. La Scrittura ispirata e perfetta era l’Antico Testamento.

Anche Ireneo assegna il simbolismo dei cherubini agli apostoli essendo Matteo l’uomo, il vitello Luca, Marco l’aquila ed il leone Giovanni. (altri scrittori li assegnarono in modo differente (vedi anche il documento Il significato della visione di Ezechiele [108]).

Il canone è dunque un prodotto della chiesa apostolica che fu trasferito a Roma.

Da qui emerge il primo esponente del cristianesimo latino ed il suo vocabolario grazie a Tertulliano. Egli, seguì Ireneo e per vent’anni sposò la cristianità latina prima di passare al montanismo e di denunciare il lassismo della Chiesa latina nata da Roma. Considerò i vangeli come strumenti teologici (piuttosto che come Testamenti) essendo un termine legale e quindi avendo la forza della legge. Furono scritti dagli apostoli  o dai loro diretti discepoli. L’autorità dei successivi risiede nei loro maestri “in pratica quella di Cristo, poiché era quella che rese gli apostoli loro maestri” (Tert. Marcion, IV. 2). Egli considerò un singolo vangelo come non  autoritario in se stesso e non certo il vangelo di Luca, quello scelto da Marcione.

“Luca non era un apostolo, ma soltanto un uomo apostolico; non un maestro, ma un discepolo e quindi inferiore ad un maestro… Infatti Marcione pubblicò i suoi vangeli nel nome di Paolo stesso, la singola autorità del documento, e mancando tutti i sostegni dalle precedenti autorità, non sarebbe una base sufficiente per la nostra fede (ibid., cfr. Beare, p. 528).

Quindi i Vangeli non possono stare da soli e devono essere sostenuti dalla Scrittura dell’Antico Testamento che essi interpretano. Questo era il punto di vista di tutta la chiesa. La visione dell’autorità della chiesa conferita in successione deriva da questa logica espressa nel primo elemento, ma ignorando i sentimenti, Tertulliano la inserì nel secondo elemento. Quindi la chiesa può soltanto parlare secondo la legge e la testimonianza (Is. 8:20) e non può cambiarla.

Tertulliano sostenne che il canone rappresenta i quattro vangeli, Atti le tredici Lettere paoline, Apocalisse 1, Giovanni, 1Pietro, e Giuda. Attribuisce Ebrei a Barnaba ed è di un’autorità sufficiente. Egli ha quindi ventidue libri del canone principale compresi  Ebrei e con il Pastore di Hermas come riferimento laddove in latino, ma rifiutato una volta rifiutata Roma.

Tertulliano nel suo antico ottimismo espresse la visione secondo cui Roma sostenne un ruolo importante nella fede:

Unisce la legge e i profeti in un volume con le scritture degli evangelisti e degli apostoli, da cui libera la sua fede (Tert. Presc. Her. XXXVI).

Egli scrisse:

Se non riesco a stabilire questo articolo della nostra fede tramite passaggi…dall’Antico Testamento, nel Nuovo Testamento prenderò la conferma del nostro punto di vista…Osservate, quindi, trovo sia nei vangeli che negli apostoli un Dio visibile ed invisibile (Adv. Prax. XV).

Qui notiamo il subordinatismo che egli stava gradualmente evolvendo nella struttura Trina, che sarebbe infine diventata la Trinità.  Tuttavia egli appoggiò la supremazia della scrittura dell’Antico Testamento e le due divinità, quella visibile e quella invisibile. Quindi, in questo periodo vediamo la Bibbia come un volume fondato sulla legge ed i profeti. Tertulliano rimase disilluso con l’immoralità a Roma e li denunciò e divenne montanista per il loro fallimento nell’aderire ai principi della fede contenuti nella legge.

L’Effetto del codice

Nel secondo secolo, gli scribi iniziarono ad utilizzare un codice al posto di un rotolo di papiro in cui delle strisce venivano incollate insieme e che per convenienza non poteva essere più lungo di nove metri. Questo era sufficiente a contenere un singolo vangelo o altri ampi lavori, e.g. Apocalisse. Con il codice, i fogli venivano rilegati insieme a gruppi di tre o quattro e quindi cuciti insieme. Quindi il quadruplo vangelo emerse probabilmente da un singolo codice. Questo è probabilmente il sistema del volume unico a cui ci siamo riferiti sopra. Era l’inizio del concetto della Bibbia come libro unico. Questo ebbe anche effetto dal secondo secolo, enfatizzando quindi l’unità della Scrittura. I rotoli potevano quindi essere eliminati: il codice non poteva. Erano legati insieme fino a che il volume non si consumava. Quindi, il canone, come lista fissa, era importante per la compilazione dei testi.

Il canone per i greci e per le Chiese latine

Verso la fine del terzo secolo fece la sua comparsa il canone. C’erano soltanto piccole zone ad essere in disaccordo. I Quartodecimani Unitari Apostolici furono chiari sul loro canone da Smyrna a Lione. Anche Ebrei era saldo ad Alessandria. 2 e 3 Giovanni non lo erano, né lo era 2Pietro, poiché non erano riconosciuti ovunque.

La chiesa Siriana era ancora fissata con i ventidue libri del canone centrale e con altri lavori come appendici. Questa situazione non fu risolta fino al quinto ed al sesto secolo.

Origene successe a Clemente come capo della scuola d’Alessandria e contribuì alla controversia sul canone con la comunione di sentimenti alessandrina/latina. Egli terminò il suo lavoro in Cesarea di Palestina dopo aver avuto una disputa con il vescovo ad Alessandria. Sostenne che ci furono significati spirituali nelle Scritture attraverso i quali possiamo “constatare un significato di Dio in queste Scritture, che crediamo siano ispirate a Lui” (On first Principles IV. 15-16).

Quindi l’ispirazione della Scrittura fu sostenuta nella scuola alessandrina, così come a Smirna e nelle scuole apostoliche occidentali. Origene compilò una lista dei testi che considerava acquisiti da tutte le scuole e di quelli che egli pensò fossero in discussione. Tra quelli conosciuti egli incluse i quattro vangeli e le lettere paoline (quattordici), compreso Ebrei (anche se lo conosce, non è per Paolo ed è in discussione in alcuni quarti), Atti, 1Giovanni, 1Pietro ed Apocalisse. Tra i lavori sulle dispute egli comprese Giacomo, 2Pietro, 2 e 3 Giovanni. Egli tra i lavori in discussione elencò anche apparentemente il Pastore di Hermas (Beare. Ibid., p. 529). Il canone è quindi conosciuto. Fu posto nelle chiese apostoliche come vediamo nel secondo secolo, ma in Alessandria ed in confronto ad altre chiese orientali ci sono ancora discussioni su questi pochi testi. Egli cita l’Epistola di Giacomo e non ha dubbi che Giuda derivi dal fratello del Signore. Egli accetta Apocalisse ma la sua affermazione secondo cui Giovanni il figlio di Zebedee: “Scrisse l’apocalisse benché gli fosse stato ordinato di rimanere in silenzio e di non scrivere delle dichiarazioni dei sette tuoni” (Beare, ibid.).

Questo sentimento giunse a buon fine come rifiuto generale di Apocalisse ad Alessandria poco tempo dopo. Ciò deriva completamente dalle influenze gnostiche sulla cosmologia delle sette, quindi sviluppate ad Alessandria e Roma. Egli utilizza la Didache e le epistole di Barnaba anche se non le considera canoniche.

Quindi passiamo a Dionisio d’Alessandria sugli interrogativi di Apocalisse.

Dionisio divenne capo della scuola alessandrina nel 231 c. d.C., quindi fu fatto vescovo. Egli mise in dubbio il fatto che fu scritto da Giovanni ma non mise in dubbio il diritto d’appartenenza al canone. Egli sostenne che fu così differente dallo stile di Giovanni che ebbe un altro autore. Quel sentimento è vero poiché è l’Apocalisse di Dio a Gesù Cristo e ci potremmo aspettare alcune differenze nello stile, essendo basato sulle espressioni di una terza parte. La maggior parte dei discepoli di Origene lo rifiutarono completamente. Molti di questi uomini divennero i vescovi più influenti del periodo. Molti di questi uomini lo attribuirono all’eretico Cerinto. Il vero motivo per il rifiuto di Apocalisse, giace nel fatto che la struttura millenaria del lavoro era in disaccordo con il retaggio antinomiano gnostico d’Alessandria e con il concetto di ascesa celeste ai cieli che Giustino Martire aveva detto era il modo in cui si poteva dire ai non cristiani chi affermava di essere cristiano. Questa scuola fu raggiunta dalla scuola di Luciano di Antiochia nel rifiuto dell’Apocalisse. I seguaci di Luciano avevano Ario ed Eusebio di Nicomedia, tra molti altri e forse questo rifiuto di Apocalisse, contribuì al fallimento della comprensione della struttura unitaria ed anche alla convincente discussione a Nicea nel 325 d.C..

L’Apocalisse fu sostenuta da Metodio d’Olimpo e ad occidente il libro rimase incontestato sia a Roma, nei suoi territori e nel sistema non cattolico (vedi il documento Distribuzione generale delle chiese che osservano il Sabbath [122]). In fine le chiese greche, l’ammisero nei loro canoni; ma manca da un terzo dei manoscritti del Nuovo Testamento. Nella chiesa siriana non fu mai ammessa al canone, tranne che tra i Monofisiti (Beare, ibid.).

Dal 303 l’imperatore Diocleziano intraprese la persecuzione più sistematica della chiesa. Durò tre anni ad occidente ma circa dieci ad oriente. La chiesa dovette affrontare la completa distruzione di tutte le costruzioni e delle librerie, anche quelle comuni e personali. Essi dovettero dunque decidere ciò che poteva essere ceduto ed i lavori più sacri e canonici che non potevano essere ceduti. Una parte considerò non permissibile la cessione di qualsiasi lavoro ed etichettò coloro che lo facevano come traditori. Questo portò ad un’amara disputa donatista. Quindi la persecuzione aiutò a determinare quali erano i libri più stimati come lavori sacri o canonici. Gli altri erano sitematicamente eliminati e divennero disponibili agli studiosi.

Bisognerebbe ricordare che ci furono grandi dispute tra ciò che considereremo gli elementi non apostolici. La storia ecclesiastica, che Eusebio di Cesarea completò circa nel 325 o nel tempo del concilio di Nicea, ancora riflette più o meno la posizione sottolineata da Origene. Egli cita le cosiddette sette epistole cattoliche, ma nota che Giacomo e Giuda sono contestati (II. xxiii. 25) e da qualche parte anche le classi di Giacomo, Giuda, 2Pietro, 2 e 3 Giovanni tra le “scritture contestate che sono ciononostante le più conosciute” (III. Xxv. 3). Egli elenca Apocalisse come conosciuta “forse sembra corretto”, quindi lo elenca alcune linee più avanti tra le opere spurie. Oggi con l’aiuto della storia lo troviamo ancora difficile e la cosiddetta chiesa ortodossa, dove possibile, l’ignora e delinea la sua interpretazione tramite il consiglio.

Il punto di vista d’Eusebio sul canone era di grande importanza, poiché Costantino lo incaricò di preparare 50 copie delle Scritture su cartapecora che dovevano essergli inviate a Costantinopoli. Purtroppo tutte queste copie andarono perse.

Nel quarto secolo erano disponibili altre liste greche del canone. Cirillo di Gerusalemme  elenca ventisei dei nostri ventisette libri. Egli escluse Apocalisse. Quest’esclusione di Apocalisse rispecchia, in effetti, la stessa struttura della Bibbia gotica. Epifanio di Costanza a Cipro li comprende con gli altri nella sua lista. Il rifiuto di Apocalisse, come abbiamo visto, sembra essere basato su motivi politici e non ultimo era il controllo del mondo da parte di Gerusalemme e la profezia riguardante la distruzione di Roma, mascherata non molto bene (Ap. cap. 17-18 e 21-22).

Gregorio di Nazianzo diede la stessa lista come Cirillo, ma Atanasio nella sua trentanovesima Lettera gioiosa scritta nel 367 fa una lista dei libri dell’Antico Testamento e dei ventisette del Nuovo Testamento. Elenca le cosiddette sette lettere cattoliche come un gruppo. La lista si differenzia soltanto quando in Apocalisse ed Ebrei sono elencati come decimi ed a volte ultimi. I vescovi della scuola dell’antioco Giovanni Crisostomo di Costantinopoli, Teodoreto di Cirro non utilizzò Apocalisse o le quattro lettere cattoliche minori – 2 e 3 Giovanni, 2 Pietro e Giuda. Questo è forse comprensibile, visto il loro Platonismo ed il modo in cui il misticismo influenzò la loro teologia. L’effetto rete fu che alla fine del quarto secolo, c’era ancora una considerevole parte della chiesa greca che conosceva soltanto un canone centrale di 22 libri. Beare nota che la sezione della Costituzione Apostolica pubblicata in Siria nel 400 c. elenca tutti e ventisette i libri, tranne l’Apocalisse e vi aggiunge 1 e 2 Clemente. Questo canone, fu in realtà convalidato dal Concilio quinisestino di Costantinopoli del 692 ed è a volte confuso con il Concilio di Costantinopoli del 381 che si riunì per un motivo differente.

Non c’è una lista tra quella di Tertulliano e Gerolamo per la chiesa occidentale, ma da Ireneo sappiamo che era in sostanza come la comprendiamo oggi, se non in sequenza. Il loro utilizzo generale, conferma l’esistenza e la struttura del canone, ma come ci si potrebbe aspettare i lavori minori sono rari, se sono citati. I quattro vangeli, Atti, le tredici lettere paoline, 1 Giovanni, 1 Pietro ed Apocalisse sono continuamente utilizzate da Cipriano, Lattanzio ed altri) come le Sacre Scritture. Nessuno scrittore Latino del periodo utilizza i vangeli apocrifi, Atti o Apocalisse. Sono raramente citati tranne quando sono condannati come eretici.

Dopo Nicea e la restaurazione della fazione unitaria tramite Costantino dal 327 d.C. circa, la chiesa latina vide alcuni conflitti tra le due fazioni. Ilario di Poitiers fu esiliato per la sua opposizione al cosiddetto Arianismo (357-361). Egli fu il più antico religioso latino a citare Ebrei come Paolo. Non era così considerato fino a quel periodo. Fu considerato in genere come il lavoro di Barnaba, alla direzione di Paolo.

Gerolamo nella sua traduzione della Bibbia nel Latino, che divenne la Vulgata nella chiesa d’occidente incluse i ventisette libri del nostro canone. Nella sua lettera a Paolino (epistole 53, 385 c.) c’è il primo riconoscimento del corpo delle cosiddette sette lettere cattoliche. Egli osserva che 1 e 2Pietro erano così differenti nello stile, e che l’apostolo deve aver utilizzato “interpreti” differenti nel comporli. Egli approva in via generale 1 Giovanni e considera 2 e 3 Giovanni come il lavoro del presbitero Giovanni. Egli sostiene anche che l’antica e diffusa testimonianza per Ebrei ed Apocalisse giustifica il loro uso in quanto canonici ed ecclesiastici.

Gerolamo era sostenuto da papa Damaso. Tuttavia, il canone utilizzato da Rufino d’Aquileia ed Agostino d’Ippona, mostra senza dipendere da Gerolamo, che i canoni erano uguali. Ambrogio da Milano ed Ilario di Poitiers sono essenzialmente d’accordo (Beare, ibid., p. 531).

Il canone fu considerato ai Concili del Nord Africa, soprattutto ad Ippona 393 e Cartagine 397. Agostino presiedeva ad entrambi i consigli. Il canone 39 del Concilio di Cartagine decreta che:

tranne le scritture canoniche, nella chiesa non si poteva leggere niente con il nome di scritture divine.

Il Concilio elenca i libri dell’Antico Testamento e continua affermando:

Il Nuovo Testamento: il vangelo quattro libri; gli Atti degli Apostoli un libro; le epistole dell’apostolo Paolo, tredici; stesso numero per Ebrei; due libri dell’apostolo Pietro; tre di Giovanni; uno di Giacomo; uno di Giuda; un libro dell’apocalisse di Giovanni.

Il canone della Chiesa siriana

Si sostiene che il canone nella chiesa siriana sia oscuro fino alla formulazione del Peshitta nel quinto secolo. Anche se esisteva un’antica versione siriaca dei quattro vangeli, che sono sopravvissuti in due manoscritti, sembra siano stati sostituiti dal Diatessaron di Taziano. Nel tardo secondo secolo o nella prima parte del terzo secolo, il libro di Atti e le Lettere paoline furono probabilmente tradotte in siriaco da Taziano. Questo può aver portato alla situazione del quarto secolo in cui il canone siriaco era composto dal Diatessaron, Atti e le lettere paoline. C’erano quindici lettere, con l’aggiunta della spuria Terza epistola ai corinzi, che era ancora esistente solo nella versione armena, copta e latina. Questo canone di diciassette libri è utilizzato da Efraim d’Edessa (320-373 c.) e da Afranio, un suo contemporaneo, ed è considerato autoritario nella dottrina di Addai composta nel 370 c. ad Edessa. In un elenco del 400 c. i vangeli sostituiscono il Diatessaron e 3Corinzi fu rimosso. Questo fu considerato da Beare come il segno che si stavano conformando ai greci sotto l’influenza della scuola di Antiochia (p. 531). L’ultima versione, e quella che è considerata il Peshitta, fu fatta sotto l’influenza del vescovo Rabbula di Edessa nel primo quarto del quinto secolo. Questo testo contenne i quattro vangeli (separati), Atti, le quattordici lettere paoline e le tre lettere cattoliche, Giacomo, 1Pietro e 1Giovanni. Da questo punto l’Episcopato Siriano fece un vigoroso sforzo per sopprimere il Diatessaron. Teodoreto di Cirro distrusse più di duecento copie e non ci sono copie esistenti, a parte un singolo foglio di cartapecora contenente un frammento del testo greco.

Dal quinto secolo, le controversie monofiste/difiste divisero la chiesa siriana. Ad oriente divennero nestoriani ed a occidente monofisti o giacobiti come sono conosciuti. I nestoriani continuarono a sostenere il Peshitta che era alla base delle più antiche versioni persiane ed arabe. Questo è il fondamento di una delle versioni disponibili agli arabi ed all’Islam. Nel 508 fu preparata una revisione del Peshitta per il vescovo filosseno. Questo lavoro, essendo basato su di un buon manoscritto greco, incluse le sette lettere cattoliche ed Apocalisse.

Una versione successiva fu condotta da Tommaso di Harkel nel 616, ma questa versione non ottenne l’autorità del Peshitta. Quindi la chiesa siriana aveva un canone principale di ventidue libri che escludevano le quattro lettere cattoliche minori ed Apocalisse.

Tuttavia il canone delle chiese continuò, così come lo abbiamo adesso con sviluppi minori. La chiesa etiope aggiunse ai ventisette altri otto libri in una collezione di decreti chiamata Sinodo., ed aggiunse anche le Clementine. Giovanni di Damasco aggiunse, nel 730 c. le Costituzioni apostoliche che nella sua lista del Nuovo Testamento egli attribuì a Clemente. Nel Medio Evo nella chiesa latina, fu aggiunta, come quindicesima lettera, la spuria Lettera ai Laodicesi che apparve la prima volta nel sesto secolo.

Nella riforma del sedicesimo secolo, Erasmo, Lutero, Carlstadt, Zwingli, Calvino ed alcuni romani discussero nuovamente i libri in contrasto ma non alterarono il canone o la pratica.

La posizione finale

Il Concilio di Costantinopoli fu convocato dal primo imperatore Atanasiano o Cattolico, lo spagnolo Teodosio. Egli fu nominato da Graziano, un unitario. Costantino fu battezzato unitario (da Eusebio di Nicomedia) come lo furono anche i seguenti imperatori compreso Valente. I vandali, gli alani, gli svevi, gli eruli, i goti etc. furono convertiti all’unitarismo. Quel concilio del 381 a Costantinopoli, con l’ascesa della fazione trinitaria e del suo potere, rappresenta la corretta data d’inizio della Chiesa Cattolica Romana. Nicea non fu una gran vittoria per i trinitari, poiché Costantino re-insediò i vescovi unitari al potere e depose quelli trinitari dopo circa due anni.

Il Concilio di Costantinopoli del 381 non fu convocato per discutere il canone. Ma questo consiglio stabilì l’autorità degli atanasiani, da qui chiamati cattolici per un lungo periodo. Atanasio inserì nuovamente l’Apocalisse nella sua lista del canone che era stato contestato tra i Cappadocei (eg. Gregorio di Nazianzo).

La Scrittura alla quale si riferisce Cristo e gli apostoli nel Nuovo Testamento è l’Antico Testamento. Gli apostoli affermarono che tutta la Scrittura (che in quel periodo era l’Antico Testamento e che quindi fu aggiunto dagli apostoli) doveva essere usata per la dottrina, la censura, la correzione e l’istruzione nella giustizia affinché l’uomo di Dio possa essere perfetto, ed è rigorosamente fornita in ogni opera buona (2Tm. 3:16).

La Bibbia era nella forma gotica dal 350 c. ed i goti ed i vandali unitari non erano a Costantinopoli. In quel periodo anche l’Hexaplas di Origene era stato tradotto in Ebraico/Aramaico. Il siriano (aramaico occidentale, 170 c., risultante nella versione del Peshitta) era già vecchio. Il siriaco curetoniano è del terzo secolo. Il siriaco fiorì fino al settimo secolo d.C. Nell’ottavo e nel nono secolo fu sostituito dall’arabo e nel tredicesimo secolo scomparve. Ci sono tre tipi di Aramaico, quello di Gerusalemme il samaritano ed il galileo e ci sono circa 44 esempi di parole aramaiche conservate in queste tre forme, nel greco del Nuovo Testamento. L’Antico Testamento era ovviamente disponibile sia in greco che in ebraico.

La nostra lista ed ordine dei testi del Nuovo Testamento in Italiano deriva dalla lista di Gerolamo della Vulgata latina. Egli utilizza il termine Testamentum dalla sua revisione 382-405 c. che è successiva al concilio di Costantinopoli – facendo forse nascere quello di Ippona nel 393 e quello di Cartagine nel 397. La Vulgata è soltanto una versione del Vetus Itala (c. secondo secolo) che precedette di lungo Cartagine (vedi Companion Bible, ibid.).

Tra le versioni egiziane, il Menfitico o il basso egiziano, definito impropriamente Copto, appartiene al quarto o forse al quinto secolo, ma il tebaico o i testi egiziani più alti, chiamati Sahidic, è del terzo secolo. La versione armena è del quinto secolo, ma quella etiope va dal quarto al settimo secolo e quella gregoriana è del sesto secolo.

Anche tutte queste versioni contenevano gli ultimi dodici versi di Marco (vedi KJV) e vennero più tardi perfezionate. Questo testo è esaminato nel documento Il problema delle lingue [109].

La terminologia di Gerolamo è forse inopportuna poiché alcuni degli studiosi latini della chiesa preferivano instrumentum che era utilizzato nel senso legale. Tertulliano (150-200 d.C.) è un esempio (vedi Adv. Marc. 4:1. Nel 4:2 lo utilizza solo nel vangelo di Luca). Rufino utilizza novus et vetus instrumentum (Expos. Symb. Apostol.) ed Agostino quindi utilizza sia la parola instrumentum che testamentum seguendo sia Gerolamo che gli scrittori più antichi (La città di Dio 20:4). Dalla Vulgata, il termine Testamento passò sia nella Bibbia inglese che in quella tedesca. Il Greco diatheke significa alleanza e questo è il senso dell’Alleanza di Dio utilizzata (vedi il documento L’Alleanza di Dio [152]).

Tutta la Bibbia che costituisce i libri dell’alleanza di Dio chiamata Bibbia forma la Parola di Dio, essendo composta dalle parole di Dio (Ger. 15:16; Gv. 17:8, 14, 17). Dio parlò per la nostra educazione e per la nostra fede e non per le nostre domande e critiche che cercano di negare la potenza e l’autorità di Dio. La sua parola che egli ha pronunciato sarà nostra giudice (Gv. 12:48; Dt. 18: 19-20; Eb. 4:12). Questo canone è sacro. La Companion Bible nella sua appendice 95 sul Nuovo Testamento e ordine dei suoi libri, afferma:

Migliaia d’infedeli oggi credono ed insegnano che il Consiglio di Nizza, tenuto nel 325 AD, separò le scritture “spurie” da quelle genuine, attraverso un certo voto o espediente: i libri sacri furono posti sotto un tavolo della comunione, e, dopo la preghiera, i libri ispirati saltarono sul tavolo, mentre quelli falsi rimasero sotto.

Questa storia nacque con “Giovanni Pappus” e gli infedeli fecero un grande errore nell’identificarlo con “Papias” o “Pappius”, uno dei Padri più antichi, chiamato da Eusebio (iii36) un “vescovo” di Ierapoli che scrisse circa l’A. D. 115. L’Encicl. Brit., 11th (Camb.) ed., vol. xx, p. 737, suggerisce sull’A.D. 60-135 come periodo della sua vita.

Ma Giovanni Pappius, che fece diffondere la storia sopra citata, era un teologo tedesco nato nel 1549. Nel 1601 egli pubblicò un testo di un anonimo greco MS. Questo MS non può essere andato più in la dell’870 A.D., poiché cita gli eventi accaduti nell’869. Il Concilio di Nizza fu tenuto 544 anni prima, e tutti i suoi membri erano morti e sepolti da circa cinque secoli. Il Concilio di Nizza non fu chiamato a decidere il canone. Niente di quello che riguardava il Canone della Scrittura poteva essere ritrovato nei suoi canoni o atti. Ed anche se fosse stato differente, i voti dei Concili non potevano più stabilire il canone del Nuovo Testamento così come un consiglio comunale non poteva stabilire le leggi della nazione.

Il fatto straordinario è che:

“JEHOVAH HA PARLATO”

e che tutta la Bibbia afferma di darci le Sue parole;…

Lo stesso sentimento può essere espresso dall’influenza che la fazione d’Atanasio esercitò dal Concilio di Cartagine. La Chiesa Cattolica non poteva determinare la Scrittura. Ciò è fatto dallo spirito di Dio. I Concili potevano soltanto riconoscere ciò che già era un fatto antico (vedi anche la Companion Bible, Appendice 168 per la storia).

Lo Spirito Santo (vedi il documento Lo Spirito Santo [117]) non era determinato come terzo membro della Trinità fino a Costantinopoli e fino a quel momento non era definito come terza persona della Natura Divina, come forse voleva Atanasio. E’ tuttavia lo spirito che determina le Scritture. La fazione di Atanasio, come i loro predecessori, i Modalisti e gli Gnostici antinomiani, hanno combattuto gli insegnamenti di Paolo fino alla loro distruzione. Pietro comprese le scritture di Paolo nella categoria di Scrittura che condanna l’ignorante e l’instabile che cerca di contrastare gli insegnamenti di Paolo, che egli afferma siano a volte difficili da capire, per la loro distruzione (2Pt. 3:16). Il classico esempio di questo era il cattivo uso dei termini La Distinzione nella Legge [096] (ergon nomou) da parte degli antinomiani secondo le scritture di Paolo in Galati e Colossesi (vedi il documento La Distinzione nella Legge – o MMT [0 96]).

Dio parlò attraverso i suoi servi i profeti e queste parole sono registrate nella Legge e nella testimonianza chiamata Bibbia (vedi s. 8:5, 11, 20; Mc. 12:26; Lc. 1:70; Gv. 9:29; Atti 4:31). Questa comprensione è un elemento essenziale della fede. Per secoli il popolo ha tentato, senza successo, di introdurre confusione e controversia nell’armonia dei testi della Bibbia. Un popolo simile sembra negare la potenza di Dio sulla sua Bibbia o capire che Cristo, come egli affermò, era predetto dalle Scritture, venne a compiere l’opera di Dio e non la sua stessa opera o parola (Gv. 4:34; 5:25-29, 30, 31-44).