Christian Churches of God
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La Morte dell’agnello

(Edizione 1.0 19980314-19980314)
Molti cristiani non apprezzano ciò che succede nel periodo della Pasqua ebraica, il momento e l’importanza della morte del Messia come Agnello di Dio.
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(Diritti d’Autore © 1998 Wade Cox)

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La Morte dell’agnello

Abbiamo esaminato il momento della crocifissione e della resurrezione (vedi il documento Il momento della Crocifissione e della Resurrezione [159]).

La Pasqua ebraica è esaminata nel documento La Pasqua ebraica [098] ed è divisa nelle parti che la costituiscono e che spiegano l’Eucarestia nei documenti L’importanza dell’abluzione dei piedi [099], Il significato del pane e del vino [100], e L’Eucarestia. [103].

Sappiamo che la Pasqua ebraica è un rituale ordinato dal Signore e che era osservata da Israele, come ordinato nella Bibbia, fino alla fine del periodo del tempio nel 70 d.C.

Comprendiamo ciò che avvenne nell’Eucarestia e sappiamo che questa attività aveva luogo nella notte del 14 Nisan, prima che il Messia fosse arrestato, processato e crocifisso.

Ogni attività nella sequenza della Pasqua ebraica, era in accordo con il perfetto piano di Dio ed in accordo con le Sue leggi ed il suo momento. Cristo non fu crocifisso di Venerdì e non fu resuscitato di Sabato come suppone comunemente il cristianesimo tradizionale. Le origini pagane della Pasqua e la transizione dalla Pasqua ebraica alla Pasqua è esaminata dettagliatamente nel documento Le Origini del Natale e della Pasqua [235].

Anche i giudei non hanno un errato momento e Cristo non fu ucciso nel momento sbagliato. Egli fu ucciso esattamente quando fu ucciso il primo agnello della Pasqua ebraica, sul monte del Tempio ed in accordo con i rituali dati dagli ordini di Dio.

Conosciamo a memoria le attività ed il servizio dell’ultima cena, che il Signore fece come Eucarestia. Sappiamo che questo è uno degli unici due sacramenti della Chiesa (vedi il documento I sacramenti della chiesa [150]), essendo il battesimo l’altro sacramento (vedi il documento Pentimento e Battesimo [052]).

Ciò che non si capisce è il momento ed il motivo che sta dietro alla morte del Messia come Agnello di Dio.

I rituali della Pasqua ebraica

Levitico 23:4-14 4 Queste sono le solennità del Signore, le sante convocazioni che proclamerete nei tempi stabiliti. 5 Il primo mese, al decimoquarto giorno, al tramonto del sole sarà la pasqua del Signore; 6 il quindici dello stesso mese sarà la festa degli azzimi in onore del Signore; per sette giorni mangerete pane senza lievito. 7 Il primo giorno sarà per voi santa convocazione; non farete in esso alcun lavoro servile; 8 per sette giorni offrirete al Signore sacrifici consumati dal fuoco. Il settimo giorno vi sarà la santa convocazione: non farete alcun lavoro servile”. 9  Il Signore aggiunse a Mosè: 10 “Parla agli Israeliti e ordina loro: Quando sarete entrati nel paese che io vi dò e ne mieterete la messe, porterete al sacerdote un covone, come primizia del vostro raccolto; 11 il sacerdote agiterà con gesto rituale il covone davanti al Signore, perché sia gradito per il vostro bene; il sacerdote l’agiterà il giorno dopo il sabato. 12 Quando farete il rito di agitazione del covone, offrirete un agnello di un anno, senza difetto, in olocausto al Signore. 13 L’oblazione che l’accompagna sarà di due decimi di efa di fior di farina intrisa nell’olio, come sacrificio consumato dal fuoco, profumo soave in onore del Signore; la libazione sarà di un quarto di hin di vino. 14 Non mangerete pane, né grano abbrustolito, né spighe fresche, prima di quel giorno, prima di aver portato l’offerta al vostro Dio. E’ una legge perenne di generazione in generazione, in tutti i luoghi dove abiterete. (KJV)

Vediamo che questo rituale è diviso nelle seguenti parti.

  • 14 Nisan, quando avviene il sacrificio della Pasqua ebraica.
  • La Festa del pane azzimo che va dal 15 Nisan al 21 Nisan e nel quale non si può consumare pane lievitato.
  • Sia il 15 che il 21 del primo mese chiamato Nisan o Abib (Abib o Aviv significa Primavera, i.e. Tel Aviv è la Collina della primavera) sono delle convocazioni sante ed in questi giorni non è permesso alcun lavoro.
  • L’offerta dei covoni deve essere fatta nel giorno che segue il Sabbath e con questa offerta delle primizie bisogna sacrificare un agnello senza macchia. Ciò veniva tradizionalmente fatto nella terza ora o alle 9 a.m., nella domenica mattina che segue il Sabbath settimanale, durante la Festa del pane azzimo. Questa domenica inizia anche il conteggio alla Pentecoste come vediamo nei documenti sulla Pentecoste (cfr. il documento La Pentecoste confrontando Levitico 23:11-22 nella Septuaginta [173]). Shurer non parla di quest’offerta.

Ci sono alcuni sotto rituali che regolano la Pasqua ebraica e che chiariscono le attività del Messia e degli apostoli nella Pasqua ebraica del 30 d.C., in cui egli morì.

La Pasqua ebraica doveva essere svolta nel seguente modo. Il rituale originale fu dato per il pasto della sera che segue il sacrificio del pomeriggio del 14 Nisan, i.e. la sera del 15 Nisan. Originalmente consisteva nel mangiare un agnello con erbe amare; doveva essere ucciso in Egitto ed il sangue sparso sugli stipiti o sull’architrave della porta, per far si che l’angelo morto fosse passato sopra le case dei figli d’Israele. In questo modo, i primogeniti d’Egitto furono uccisi ed i figli d’Israele furono passati avanti – da cui il termine Pasqua. In questo modo, Dio mostrò cosa avrebbe fatto del mondo e che la salvezza sarebbe giunta dalla morte del Messia, poiché l’Agnello di Dio permette di entrare nella famiglia di Dio come parte della nazione d’Israele.

Il sacrificio è ordinato in Esodo.

Esodo 12:1-14 1 Il Signore disse a Mosè e ad Aronne nel paese d’Egitto: 2 “Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. 3 Parlate a tutta la comunità di Israele e dite: Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. 4 Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello, si assocerà al suo vicino, al più prossimo della casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello, secondo quanto ciascuno può mangiarne. 5 Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre 6 e lo serberete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. 7 Preso un po del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case, in cui lo dovranno mangiare. 8 In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. 9 Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere. 10 Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato lo brucerete nel fuoco. 11 Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. E’ la pasqua del Signore! 12 In quella notte io passerò per il paese d’Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dei dell’Egitto. Io sono il Signore! 13 Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi flagello di sterminio, quando io colpirò il paese d’Egitto. 14 Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne. (KJV)

L’agnello o la capra della pasqua ebraica doveva essere immolato da tutta l’assemblea della comunità d’Israele. Era scelto nel decimo giorno ed ucciso nel quattordicesimo. Era mangiato nella notte del quindicesimo giorno del primo mese, che doveva essere celebrata come Notte molto rispettata, per sempre. Quando l’angelo morto passò avanti a mezzanotte del 15 Nisan egli percosse il primogenito d’Egitto, dal figlio del Faraone fino al primogenito del prigioniero nel carcere sotterraneo.

Esodo 12:29-36 29 A mezzanotte il Signore percosse ogni primogenito nel paese d’Egitto, dal primogenito del faraone che siede sul trono fino al primogenito del prigioniero nel carcere sotterraneo, e tutti i primogeniti del bestiame. 30 Si alzò il faraone nella notte e con lui i suoi ministri e tutti gli Egiziani; un grande grido scoppiò in Egitto, perché non c’era casa dove non ci fosse un morto! 31 Il faraone convocò Mosè e Aronne nella notte e disse: “Alzatevi e abbandonate il mio popolo, voi e gli Israeliti! Andate a servire il Signore come avete detto. 32 Prendete anche il vostro bestiame e le vostre greggi, come avete detto, e partite! Benedite anche me!”. 33 Gli Egiziani fecero pressione sul popolo, affrettandosi a mandarli via dal paese, perché dicevano: “Stiamo per morire tutti!”. 34 Il popolo portò con sé la pasta prima che fosse lievitata, recando sulle spalle le madie avvolte nei mantelli. 35 Gli Israeliti eseguirono l’ordine di Mosè e si fecero dare dagli Egiziani oggetti d’argento e d’oro e vesti. 36 Il Signore fece sì che il popolo trovasse favore agli occhi degli Egiziani, i quali annuirono alle loro richieste. Così essi spogliarono gli Egiziani. (KJV)

Fu ordinato di celebrare questa sera come memoriale della parsimonia d’Israele. Quest’attività guarda anche al futuro della salvezza del mondo attraverso il sacrificio del Messia.

Esodo 12:42 Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dal paese d’Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione. (KJV)

Il rituale fu alterato dopo la prima Pasqua ebraica nel seguente modo.

Deuteronomio 16:1-8 1 Osserva il mese di Abib e celebra la pasqua in onore del Signore tuo Dio perché nel mese di Abib il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire dall’Egitto, durante la notte. 2 Immolerai la pasqua al Signore tuo Dio: un sacrificio di bestiame grosso e minuto, nel luogo che il Signore avrà scelto per stabilirvi il suo nome. 3 Non mangerai con essa pane lievitato; per sette giorni mangerai con essa gli azzimi, pane di afflizione perché sei uscito in fretta dal paese d’Egitto; e così per tutto il tempo della tua vita tu ti ricorderai il giorno in cui sei uscito dal paese d’Egitto. 4 Non si veda lievito presso di te, entro tutti i tuoi confini, per sette giorni; della carne, che avrai immolata la sera del primo giorno, non resti nulla fino al mattino. 5 Non potrai immolare la pasqua in una qualsiasi città che il Signore tuo Dio sta per darti, 6 ma immolerai la pasqua soltanto nel luogo che il Signore tuo Dio avrà scelto per fissarvi il suo nome; la immolerai alla sera, al tramonto del sole, nell’ora in cui sei uscito dall’Egitto. 7 Farai cuocere la vittima e la mangerai nel luogo che il Signore tuo Dio avrà scelto; la mattina te ne potrai tornare e andartene alle tue tende. 8 Per sei giorni mangerai azzimi e il settimo giorno vi sarà una solenne assemblea per il Signore tuo Dio; non farai alcun lavoro. (KJV)

Qui vediamo che il rituale era invertito dall’originale. La prima Pasqua ebraica era fatta nelle case in Egitto e nessuno aveva il permesso di andarsene. Quindi la casa era protetta dal sangue sugli stipiti o architravi.

In questo modo gli eletti mostravano di essere protetti, mentre erano in una terra straniera, dalle attività dell’angelo della morte, che era il Messia stesso nel suo ruolo, come giudice della terra. Per essere idoneo a quel ruolo, egli doveva mostrare la sua disponibilità a rinunciare alla sua vita per tutto il mondo, che stava per giudicare.

Questo simbolismo era trasferito all’occupazione d’Israele, quando Giosuè e le tribù occuparono la terra promessa. La traccia rossa sulle architravi delle case di Rahab nel muro di Gerico, simboleggiava questa Pasqua ebraica dell’angelo della morte, così come apparve a Giosuè, capitano dell’esercito del Signore (vedi il documento La caduta di Gerico [142]).

Quando Israele entro nella sua eredità e nelle sue terre, essi ebbero l’ordine di portare la Pasqua ebraica fuori dalle case (Dt. 16:5-7). Soltanto nella mattina del pane azzimo essi potevano ritornare nelle loro case. Da questo momento si poteva uccidere qualsiasi animale mondo del gregge. Tuttavia la Pasqua ebraica aveva sempre come simbolo l’agnello ed era l’animale più comunemente accettato per il pasto.

Possiamo cominciare a vedere alcuni dei simbolismi e dei significati del momento e delle attività di Gesù Cristo nella Pasqua ebraica, quando fu crocifisso.

Sappiamo con sicurezza quando gli agnelli furono uccisi, durante il periodo del tempio. Flavio Giuseppe ci mostra che gli agnelli venivano uccisi dalla nona all’undicesima ora, i.e. dalle 3 p.m. alle 5 p.m., nel pomeriggio del quattordicesimo giorno. Gli agnelli venivano quindi preparati e mangiati nella sera del 15 Nisan come pasto della Pasqua ebraica. Flavio Giuseppe parla di una Pasqua ebraica nel regno di Nerone:

Così questi sommi sacerdoti alla venuta della festa chiamano la Pasqua ebraica, sacrificano gli animali uccidendoli dalla nona all’undicesima ora, ma in modo che ogni sacrificio non appartesse ad una compagnia inferiore alle dieci persone, (poiché non è legittimo che essi festeggino da soli), e molte compagnie erano di venti persone, visto che il numero di sacrifici era di duecentocinquantaseimilacinquecento; e con il permesso di non più di dieci persone a sacrificio, faceva un totale di duemilionisettecentomiladuecento persone (Dell’antichità e delle guerre Giudaiche, Libro VI, IX, 3).

Tuttavia c’era soltanto un agnello – il primo immolato alle 3 p.m.- che veniva posto davanti al sommo sacerdote come Pasqua ebraica.

Ci stiamo quindi facendo un’idea del significato nascosto dietro la sequenza degli eventi in quel 14 Nisan, giorno in cui egli morì.

L’abitudine della pasqua era anche differente. In Giudea la gente lavorava il 14 Nisan fino a mezzogiorno, ma in Galilea non lavoravano per niente in questo giorno (cfr. Schurer –Storia del popolo giudaico al tempo di Gesu Cristo (IT\ICCU\MOD\0199641)vol. II, p. 14).

Questo divieto di lavoro nel giorno della Pasqua ebraica, deriva dalle attività richieste nel 14 Nisan da Deuteronomio 16:5-7. In Galilea, luogo da cui viene Cristo, il popolo faceva ciò che facevano Cristo e gli apostoli, nel giorno del sacrifico della Pasqua ebraica ed andavano in sistemazioni temporanee ed uccidevano la Pasqua ebraica. In Giudea, che in sostanza era una terra separata, come vediamo dalle leggi nel Mishna che riguardano le mogli e le proprietà (mKet. 13:10; mB.B. 3:2:cfr. Shurer, ibid.), sembravano essersi stancati di questa pratica, forse per la vicinanza al Tempio e forse per il volume di lavoro richiesto a Gerusalemme per i sacrifici, durante quel pomeriggio.

Ciononostante, il Messia e gli apostoli andarono in sistemazioni temporanee, come richiesto dal rituale in Deuteronomio 16:5-7.

L’agnello di Dio

Il Messia è identificato come l’agnello di Dio.

Giovanni 1-29-37 29 Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! 30 Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. 31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele”. 32 Giovanni rese testimonianza dicendo: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. 34 E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”. 35 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli  36 e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. 37 E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. (KJV)

Qui Giovanni afferma la preesistenza di Gesù. Giovanni Battista era nato prima di Cristo e qui parla di Cristo essendo primo, prima di lui poiché egli era avanti a lui. Questo testo segue da Giovanni 1:18, dove vediamo che il Messia era il Dio unigenito [unico nato] [monogenes theos] che è nel petto del Padre, Egli manifesta [o dichiara] [Lui (agginto)] (cfr. Concordant Literal New Testament ed anche Marshall’s Greek-English Interlinear RSV).

L’apostolo Giovanni qui afferma anche, che il mondo fu fatto per mezzo di lui (Gv. 1:10). Come il mondo egli divenne carne, fu messo in un tabernacolo con noi. Quest’espressione del logos era conosciuta nell’antica Giudea come Memra. La sua condizione portava via i peccati dal mondo, come l’Agnello di Dio. L’importanza dell’agnello compare ripetutamente nei sacrifici, come offerte per il peccato, per la pace e per altre questioni.

Il cambiamento della sostanza dell’agnello nella profezia deriva da Isaia 16:1-5. Questo testo parla dell’agnello.

Isaia 16:1-5 1 Mandate l’agnello al signore del paese, dalla rupe verso il deserto al monte della figlia di Sion. 2 Come un uccello fuggitivo, come una nidiata dispersa saranno le figlie di Moab ai guadi dell’Arnon. 3 Dacci un consiglio, prendi una decisione! Rendi come la notte la tua ombra in pieno mezzogiorno; nascondi i dispersi, non tradire i fuggiaschi. 4 Siano tuoi ospiti i dispersi di Moab; sii loro rifugio di fronte al devastatore. Quando sarà estinto il tiranno e finita la devastazione, scomparso il distruttore della regione, 5 allora sarà stabilito un trono sulla mansuetudine, vi siederà con tutta fedeltà, nella tenda di Davide, un giudice sollecito del diritto e pronto alla giustizia. (KJV)

La RSV (Versione Standard Rivisitata) afferma agnelli ma secondo la KJV (Versione di Re Giacomo) si intende agnello del tributo.

L’agnello del tributo era battezzato in Giordania attraverso Gerico. Bullinger afferma che il governatore della terra è Giuda. L’agnello è inviato così come aveva fatto Mesa re di Moab (2Re 3:4).

Sela fu identificata come Petra sul Monte Seir, vicino al monte Hor (2Re 14:7).

Il testo è utilizzato per indicare che i seguaci dell’agnello risiederanno con Moab, al quale verrà chiesto di coprirli dalla faccia del distruttore, che è identificato come Sennacherib. Ma Isaia 14 sta in realtà parlando del Portatore di luce o Lucifero dell’esercito caduto. Il verso 5 afferma di fondare il trono nel tabernacolo della giustizia. Questo testo parla della conversione dei gentili e delle figlie di Moab, essendo come esse allontanate dal nido o abbandonate ai guadi di Aronne. L’obbiettivo qui era di nascondere i seguaci del Messia tra i Gentili e di essere giudicato a causa di questo. Questo testo forma una base per la parabola della pecora e della capra di Matteo 25:31-46.

Isaia lo sviluppa nel capitolo 53.

Isaia 53:1-12 1 Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? 2 E’ cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. 3 Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. 4 Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. 5 Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. 6 Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. 7 Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. 8 Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte. 9 Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. 10 Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. 11 Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. 12 Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori. (KJV)

Questo uomo delle sofferenze fu ferito per le nostre trasgressioni. Come le pecore, ci smarriamo ed il Signore fa ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Questo testo ci mostra perché alcune cose avvengono in un certo modo nella notte del giudizio del Messia. Egli non aprì la sua bocca. Fu portato come un agnello al macello e, così come una pecora davanti ai tosatori è ammutolita, egli non aprì la sua bocca. Quindi doveva essere portato in prigione, doveva essere giudicato e giustiziato in base a questa profezia, poiché le Scritture non possono essere violate (ripetuto in Atti 8:32-33 cfr. Gv. 1:36).

Il verso Gli si diede sepoltura con gli empi rappresenta in realtà Nathan come stabilito e dov’è utilizzato, mantiene questo significato. Quindi, la sepoltura era stabilita con i peccatori e con i ricchi come vediamo dopo la crocifissione.

In realtà il verso 5 è trafitto per la nostra trasgressione, rappresenta il colpo della lancia nel suo fianco. Egli fu ferito per le nostre iniquità ed il castigo che ci dà la salvezza risiedeva su di lui. Siamo guariti dalle sue fasce. Quest’ultimo verso è ripetuto in 1Pietro 2:24.

La questione del castigo che ci da la pace è interessante.

Tutto l’argomento, trattato in Isaia 53:1-9, ha a che vedere con il giudaismo rabbinico,  appartiene ai servi esiliati d’Israele ed è visto dai Babilonesi o dai loro rappresentanti, avendo conosciuto il servo nella sua umiliazione e martirio; dunque vedendo ora la sua esaltazione e dignità, descrive le loro impressioni ed i sentimenti (cfr. Socino citando ibn Kaspi).

Questa è in realtà il vero motivo per cui il Messia è esiliato da Israele ed Israele è il corpo di Gesù Cristo. Questo semplice fatto non è capito dal giudaismo rabbinico, anche se essi possono vedere che al servo furono inflitte sofferenze per le trasgressioni degli altri. Essi sostennero che il servo che soffrì poteva benissimo essere con loro (cfr. Socino v.5): possiamo dare benessere, poiché lui è stato punito per le nostre colpe (Socino; Rashi, Kimchi). Essi tentarono di sostenere che Giuda, nella prigionia babilonese era Israele serva di Dio, mentre si riferisce ovviamente al servo di Dio nel ruolo espiatorio, laddove Dio ha punito Giuda per le sue trasgressioni usando i Babilonesi come Suo strumento. Essi non erano senza colpa.

Isaia 53:4-6 è compreso dai rabbini come il riconoscimento delle sofferenze del servo, che non erano dovute ai suoi peccati segreti. Oggi, comprendiamo in modo chiaro che egli era la vittima che sopportò le terribili punizioni subite per le iniquità degli altri (cfr. Soncino n. 4-6).

Rashi e Kimchi sostengono che la nostra malattia, che appare nel verso 4 rappresenta le malattie che sarebbero dovute essere inflitte a noi e che il termine sopportare significa che egli fu chiamato a sopportarle (cfr. Soncino).

Essi compresero che il popolo aveva vagato come un gregge ed aveva abbandonato il comando di Dio, seguendo la loro falsa religione (Socino nota al v. 6; ed Arbarbanel).

La comprensione secondo cui i Gentili del sistema Babilonese sono salvati attraverso la sofferenza del Messia, che è in realtà l’Israele di Dio, è anche il tema generale della Bibbia ed in particolare del libro Apocalisse.

Tutto quest’argomento sarà trattato dettagliatamente nella Dottrina del Peccato originale e nel Problema del male, che seguiranno a questo documento.

Il processo del Messia

Il Messia fu arrestato con un espediente del sacerdozio, ed il sinedrio fu usato nel suo processo poiché era necessario avere un minimo di trentaquattro membri presenti per una pena capitale.

Gesù fu giudicato prima di Anna nell’udienza preliminare per stabilire le basi indiziarie e per convocare il sinedrio. Questo naturalmente, era già stato deciso, ma era necessario per il processo giudiziario, come avverrebbe per noi.

Giovanni 18:12-14 12 Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono 13 e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno. 14 Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: “E’ meglio che un uomo solo muoia per il popolo”.  (KJV)

I dettagli sul sacerdozio, la data e l’ora, sono contenuti nei documenti Il momento della crocifissione e della resurrezione [159] e Golgota: il luogo del teschio [217] e negli altri documenti sulla Pasqua ebraica. Questo rapporto è del sommo sacerdote e del vice sommo sacerdote, anche se il giudaismo cerca di attribuire l’uso del rapporto Nasi ad un periodo successivo.

Bullinger è dell’opinione che Anna era stata destituita nel 799A.U.C., iniziava l’anno del ministero del Messia. Altri tre erano stati destituiti e promossi prima della nomina di Caifa da parte di Valerio Grato. Bullinger pensa che Anna avrebbe avuto più esperienza nella legge per formulare un’accusa contro di lui. Questa era in realtà un’udienza preliminare. Schurer sostiene che Caifa era nominata da Valerio Grato (15-26 d.C.), circa nel 18 d.C., ed egli regnò dal 18 al 36 d.C.. Ananus, figlio di Sethi era stato nominato da Quirino (6 d.C.) e regnò dal 6 al 15 d.C.; Eleazaro figlio di Ananus (c. 16-17 d.C.) e Simone figlio di Camithus (c. 17-18 d.C.) furono nominati da Grato (cfr. Flavio Giuseppe Dell’antichità dei giudei, Libro XVIII. II. 2; cfr. Shurer, Vol. II, pp. 216,230). Shurer tratta la questione dei Nasi e l’Ab-beth-din e sostenne che avvenne più tardi. Egli sostiene che il termine Nasi si riferisca al capo di stato fino alla compilazione del Mishna. Forse il termine fu deliberatamente non applicato per la famiglia di Erode e risiedeva nel sommo sacerdozio poiché la terra era divisa, da quello che riferisce il Mishna. La Giudea e la Galilea erano considerate come terre separate, come vediamo sopra. Le attività in Giovanni riguardano le pene capitali, e le procedure del Sinedrio devono avvenire solo tramite la legge. Quindi la funzione di Anna, sembra essere come quella dell’Ab-beth-din o vice presidente del Sinedrio, che agisce come magistrato incriminante.

Uno dei discepoli entrò con il Messia nel palazzo del sommo sacerdote.

Giovanni 18:15-18 15 Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; 16 Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro. 17 E la giovane portinaia disse a Pietro: “Forse anche tu sei dei discepoli di quest’uomo?”. Egli rispose: “Non lo sono”. 18 Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava. (KJV)

Egli portò Pietro nel palazzo e la portinaia gli disse che era uno dei discepoli di Cristo (le donne portinaie erano comuni; cfr. 2Sam. 4:6 LXX; Atti 12:13). Quindi seguì il primo rifiuto di Pietro. All’altro discepolo non furono fatte obiezioni, ma sembra che avesse saputo che era stata usata anche la parola di Pietro ad indicare che era così. Non sarebbe stato Giovanni, come si faceva chiamare, il discepolo che Gesù amò (Gv. 13:23; 19:26; 21:7, 20). Il discepolo era probabilmente Nicodemo o Giuseppe d’Arimatea, entrambi membri del Sinedrio (cfr. Bullinger Companion Bible, n. da v. 15).

Il termine nel verso 18 è reso letteralmente con schiavi e deputati per i servi dei funzionari. Il chiliarco ed i soldati romani erano tornati indietro alla fortezza Antonia, lasciando il Messia nelle mani dei giudei.

Per adempiere ad Isaia 53, ora vediamo che iniziano ad essere inflitte sofferenze ed umiliazioni.

Giovanni 18:19-24 19 Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. 20 Gesù gli rispose: “Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. 21 Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto”. 22 Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: “Così rispondi al sommo sacerdote?”. 23 Gli rispose Gesù: “Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”. 24 Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote. (KJV)

E scritto che non dovrai rivelare l’elohim, non maledirai (parlerai male) il principe del tuo popolo (cfr. Es. 22:28; Eccl. 10:20; Atti 23:5; 2Pt.2:10; Giuda 8 ed anche Gc. 4:3 – Gk: Kakos come sbagliato con cattivi intenti), quindi il sommo sacerdote non può parlarne male. Tuttavia, Cristo qui stava rifiutando la condanna secondo la quale aveva infranto la legge. Egli rifiutò il peccato attribuitogli poiché era senza peccato.

La profezia afferma che non apri bocca o era muto come una pecora davanti al suo tosatore, e questo si riscontrò nel comportamento di Pilato. Quindi, egli non si difese dando delle risposte chiare. E’ questo un contrasto? No, non lo è. Le risposte che egli diede, che in effetti negarono l’accusa di aver violato la legge, erano efficaci nel fornire esempi e nel comportamento di fronte all’autorità. Se egli non avesse risposto per niente sarebbe stato peggio. Degli esempi avrebbero veramente distrutto l’ordine sociale fra i gruppi Cristiani di fronte ai processi giudiziari futuri. I vangeli dovevano dare l’esempio secondo la legge biblica.

Anna aveva portato a termine la mozione preparando una condanna, incriminandolo di fronte al Sinedrio ed inviandolo da Giuseppe Caifa, il sommo sacerdote del momento.

Pietro è interrogato di nuovo.

Giovanni 18:25-27 25 Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: “Non sei anche tu dei suoi discepoli?”. Egli lo negò e disse: “Non lo sono”. 26 Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: “Non ti ho forse visto con lui nel giardino?”. 27 Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò. (KJV)

Qui vediamo che Pietro, interrogato ed associato ad un altro, nega Cristo come Cristo gli disse avrebbe fatto ed il gallo cantò per indicare la fine della prova. Tutti noi dovremmo imparare da questo e dall’aiuto che ci diamo l’un l’altro nel guardare ai processi della Chiesa e dei nostri fratelli.

Durante questo processo, vediamo che i dettagli sono omessi nel vangelo di Giovanni, tra l’azione in Giovanni 18:27 ed la continuazione della storia nel verso 28. Il racconto di questa parte mancante è in Matteo 26:58-75

Matteo 26:58-75 58 Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione. 59 I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte; 60 ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni. 61 Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: “Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”. 62 Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: “Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?”. 63 Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: “Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”. 64 “Tu l’hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio,
venire sulle nubi del cielo“. 65 Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: “Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; 66 che ve ne pare?”. E quelli risposero: “E’ reo di morte!”. 67 Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, 68 dicendo: “Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?”.  69 Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: “Anche tu eri con Gesù, il Galileo!”. 70 Ed egli negò davanti a tutti: “Non capisco che cosa tu voglia dire”. 71 Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: “Costui era con Gesù, il Nazareno”. 72 Ma egli negò di nuovo giurando: “Non conosco quell’uomo”. 73 Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: “Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!”. 74 Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: “Non conosco quell’uomo!”. E subito un gallo cantò. 75 E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: “Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”. E uscito all’aperto, pianse amaramente. (KJV)

Quindi dal processo alla fine della prova di Pietro, vediamo gli eventi in Matteo 27:1-2, approfonditi in Giovanni 18:28.

Matteo 27:1-2 1 Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire. 2 Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato. (KJV)

Giovanni 18:28-40 28 Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. 29 Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: “Che accusa portate contro quest’uomo?”. 30 Gli risposero: “Se non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato”. 31 Allora Pilato disse loro: “Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!”. Gli risposero i Giudei: “A noi non è consentito mettere a morte nessuno”. 32 Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire. 33 Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: “Tu sei il re dei Giudei?”. 34 Gesù rispose: “Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul mio conto?”. 35 Pilato rispose: “Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?”. 36 Rispose Gesù: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù”. 37 Allora Pilato gli disse: “Dunque tu sei re?”. Rispose Gesù: “Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”. 38 Gli dice Pilato: “Che cos’è la verità?”. E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: “Io non trovo in lui nessuna colpa. 39 Vi è tra voi l’usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?”. 40 Allora essi gridarono di nuovo: “Non costui, ma Barabba!”. Barabba era un brigante. (KJV)

Questi versi comprendono una delle parabole più importanti della Bibbia. Qui, in accordo con la Scrittura, vediamo il Messia come re che viene interrogato, per i peccati per del popolo e per la testa dei gentili, essendo stato condannati ingiustamente, per essere messo a morte da Giuda e dal Sinedrio su ordine dei Farisei e della classe governante. Qui essi furono giudicati.

E’ scritto, non dovete farvi corrompere e falsare un giudizio.

Esodo 23:1-9 1 Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un’ingiustizia. 2 Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviare verso la maggioranza, per falsare la giustizia. 3 Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo. 4 Quando incontrerai il bue del tuo nemico o il suo asino dispersi, glieli dovrai ricondurre. 5 Quando vedrai l’asino del tuo nemico accasciarsi sotto il carico, non abbandonarlo a se stesso: mettiti con lui ad aiutarlo. 6 Non farai deviare il giudizio del povero, che si rivolge a te nel suo processo. 7 Ti terrai lontano da parola menzognera. Non far morire l’innocente e il giusto, perché io non assolvo il colpevole. 8 Non accetterai doni, perché il dono acceca chi ha gli occhi aperti e perverte anche le parole dei giusti. 9 Non opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del forestiero, perché siete stati forestieri nel paese d’Egitto. (KJV)

Per il Sinedrio, la punizione per la corruzione della giustizia era la rimozione dal giudizio. Il corrotto è tolto dal giudizio e dato alla Chiesa. Era anche preso e dato alla nazione mostrandone i frutti, come Cristo disse successivamente e la nazione sembrava essere Israele invece della Giudea.

Levitico 19:15-16 15 Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero, né userai preferenze verso il potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia. 16 Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore. (KJV)

Il giudizio deve avvenire nella terra ed in giustizia.

Deuteronomio 16:18-20 18 Ti costituirai giudici e scribi in tutte le città che il Signore tuo Dio ti dà, tribù per tribù; essi giudicheranno il popolo con giuste sentenze. 19 Non farai violenza al diritto, non avrai riguardi personali e non accetterai regali, perché il regalo acceca gli occhi dei saggi e corrompe le parole dei giusti. 20 La giustizia e solo la giustizia seguirai, per poter vivere e possedere il paese che il Signore tuo Dio sta per darti. (KJV)

Giudicare il Messia era prerogativa del Sinedrio e del sacerdozio. Ma deve essere un giudizio giusto altrimenti c’è la prigionia.

Deuteronomio 17:8-13 8 Quando in una causa ti sarà troppo difficile decidere tra assassinio e assassinio, tra diritto e diritto, tra percossa e percossa, in cose su cui si litiga nelle tue città, ti alzerai e salirai al luogo che il Signore tuo Dio avrà scelto; 9 andrai dai sacerdoti e dal giudice in carica a quel tempo; li consulterai ed essi ti indicheranno la sentenza da pronunciare; 10 tu agirai in base a quello che essi ti indicheranno nel luogo che il Signore avrà scelto e avrai cura di fare quanto ti avranno insegnato. 11 Agirai in base alla legge che essi ti avranno insegnato e alla sentenza che ti avranno indicato; non devierai da quello che ti avranno esposto, né a destra, né a sinistra. 12 L’uomo che si comporterà con presunzione e non obbedirà al sacerdote che sta là per servire il Signore tuo Dio o al giudice, quell’uomo dovrà morire; così toglierai il male da Israele; 13 tutto il popolo lo verrà a sapere, ne avrà timore e non agirà più con presunzione. (KJV)

Essi ricevettero l’ordine, da Dio sotto la legge, di mostrare la sentenza del giusto giudizio, e non lo fecero.

Consegnarono il giudizio ai gentili ed a Pilato. Essi lo consegnarono a Pilato nel Praetorium, la casa del pretore (cfr. Mc. 15:16) o Sala di Giudizio, che non era il palazzo di Erode come vediamo da Luca 23:7. Dissero a Pilato, che se non fosse stato un malfattore, non glie lo avrebbero consegnato (Gv. 18:30). Quando gli chiesero se egli fosse il re, rispose in questo modo:

“Sono nato per questo motivo e per questa causa sono venuto al mondo, per portare la testimonianza alla verità. Chiunque appartenga alla verità, ascolti la mia voce.”

Pilato che era istruito e scaltro nella retorica, disse Che cos’è la verità? Poiché non apparteneva ancora alla verità. Devi essere chiamato da Dio per comprendere. Pilato quindi uscì dai giudei e disse: In lui non trovo nessuna colpa

Gli fu data la possibilità di ritirare il loro giudizio ingiusto dalla bocca dei Gentili, che disprezzavano e consideravano inadatti a camminare nel loro Tempio.

Pilato gli diede la possibilità di rilasciare Cristo, ma avvenne la più grande sostituzione della storia.

Essi gridarono non questo uomo ma Barabba, che era un ladro. Bar Abbas significa figlio del padre.

Il simbolismo qui stava nel fatto che Cristo morì per renderci liberi come figli del Padre.

Prima che il processo cominciasse, con tutta l’efficienza di cui Roma era famosa, Pilato cercò di persuaderli nuovamente.

Giovanni 19:1-7 1 Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. 2 E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: 3 “Salve, re dei Giudei!”. E gli davano schiaffi. 4 Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: “Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa”. 5 Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: “Ecco l’uomo!”. 6 Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. Disse loro Pilato: “Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa”. 7 Gli risposero i Giudei: “Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio”. (KJV)

Essi non ascoltarono e dissero che egli si è fatto figlio di Dio. Pilato quindi si rese bene conto che aveva a che fare con una disputa religiosa in cui quest’uomo non era solamente senza colpa, ma poteva essere un dio. Infatti i romani, i greci e gli asiatici credevano che l’elohim o theoi avesse il potere di vivere negli uomini ed apparire come uomo essendo di discendenza divina. Questa era l’accusa con cui il Sinedrio lo condannò, come vediamo da Matteo 26:65-66 (cfr. Lv. 24:16).

Questa blasfemia andava presumibilmente contro il nome di Dio, ma egli affermò di essere il figlio di Dio e questo è riportato in Malachia come un’affermazione vera: Non abbiamo forse tutti noi un solo Padre? Forse non ci ha creati un unico Dio?

Malachia 2:10 Non abbiamo forse tutti noi un solo Padre? Forse non ci ha creati un unico Dio? Perché dunque agire con perfidia l’uno contro l’altro profanando l’alleanza dei nostri padri? (KJV)

Cristo si difese ancor prima che venne fatta l’accusa.

Giovanni 10:33-38 33 Gli risposero i Giudei: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”. 34 Rispose loro Gesù: “Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei35 Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), 36 a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? 37 Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; 38 ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre”. (KJV)

Quest’accusa era senza basi e derivava dall’ignoranza giudea della legge e del piano di Dio. Allo stesso modo gli eletti di oggi si vedono rivolte delle accuse dal cristianesimo tradizionale, che ha cercato di ucciderli come fece con il Messia.

Pilato tentò di rilasciarlo nuovamente con queste parole.

Giovanni 19:8-11 8 All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: “Di dove sei?”. Ma Gesù non gli diede risposta. 10 Gli disse allora Pilato: “Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?”. 11 Rispose Gesù: “Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande”. (KJV)

Il potere dato a Pilato fu dato da Dio. Quindi tutto il governo è dato da Dio sugli eletti. Chiunque ci accusi in modo falso o ci consegni in giudizio con false accuse o giudizi ingiusti è colpevole del peccato più grave.

Pilato tentò di rilasciare il Messia ma i giudei non ne vollero sapere. Se egli avesse avuto ragione essi sarebbero stati condannati dalla legge che avevano corrotto.

Giovanni 19:12-16 12 Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: “Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare”. 13 Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. 14 Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: “Ecco il vostro re!”. 15 Ma quelli gridarono: “Via, via, crocifiggilo!”. Disse loro Pilato: “Metterò in croce il vostro re?”. Risposero i sommi sacerdoti: “Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare”. 16 Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. (KJV)

Il passaggio in Giovanni che riguarda la crocifissione è ben conosciuto.

Giovanni 19:17-22 17 Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, 18 dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo. 19 Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”. 20 Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. 21 I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: “Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei”. 22 Rispose Pilato: “Ciò che ho scritto, ho scritto”. (KJV)

Le parole uno da una parte e uno dall’altra sono in realtà enteuthen kai entheuthen che significa qua e la. Quest’aspetto è esaminato nel documento La Croce: La sua origine ed il suo significato [039].

Pilato fu spinto a scrivere questo verso non solo dallo Spirito Santo, ma poiché era convinto dell’innocenza del Messia e che fosse il migliore o il più reale di questo gruppo d’ingiusti, che cercarono attraverso i sacerdoti di uccidere un uomo giusto.

La profezia continua a rivelarsi con la continuazione della crocifissione.

Giovanni 19:23-24 23 I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. 24 Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. (KJV)

Serviva a confermare Salmi 22:1-9.

Salmi 22:1-9 1 Al maestro del coro. Sull’aria: “Cerva dell’aurora”. Salmo. Di Davide. 2 “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Tu sei lontano dalla mia salvezza”: sono le parole del mio lamento. 3 Dio mio, invoco di giorno e non rispondi, grido di notte e non trovo riposo. 4 Eppure tu abiti la santa dimora, tu, lode di Israele. 5 In te hanno sperato i nostri padri, hanno sperato e tu li hai liberati; 6 a te gridarono e furono salvati, sperando in te non rimasero delusi. 7 Ma io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo. 8 Mi scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: 9 “Si è affidato al Signore, lui lo scampi; lo liberi, se è suo amico”. (KJV)

Qui vediamo le affermazioni del messia elencate in profezie.

Dal verso 1, vediamo il suo pianto sulla croce. Vediamo Salmi 22:8 citato in Matteo 27:43; Marco 15:29 e Luca 23:25.

In Salmi 22:18, vediamo che si divisero il suo vestito tirando a sorte.

In Salmi 22:23, notiamo la profezia pronunciata in Ebrei 2:12.

Salmi 22:23-32 23 Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea. 24 Lodate il Signore, voi che lo temete, gli dia gloria la stirpe di Giacobbe, lo tema tutta la stirpe di Israele; 25 perché egli non ha disprezzato né sdegnato l’afflizione del misero, non gli ha nascosto il suo volto, ma, al suo grido d’aiuto, lo ha esaudito. 26 Sei tu la mia lode nella grande assemblea, scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli. 27 I poveri mangeranno e saranno saziati, loderanno il Signore quanti lo cercano: “Viva il loro cuore per sempre”. 28 Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra, si prostreranno davanti a lui  tutte le famiglie dei popoli. 29 Poiché il regno è del Signore, egli domina su tutte le nazioni. 30 A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno quanti discendono nella polvere. E io vivrò per lui, 31 lo servirà la mia discendenza. Si parlerà del Signore alla generazione che viene; 32 annunzieranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: “Ecco l’opera del Signore!”. (KJV)

Da questi Salmi vediamo che Dio non nascose il Suo viso al Messia e non lo abbandonò, come si pensa spesso per la citazione il Salmi 22:1, ma Dio lo salvò.

Ebrei ci mostra il motivo per il sacrificio.

Ebrei 2:10-18 10 Ed era ben giusto che colui, per il quale e del quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che li ha guidati alla salvezza. 11 Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli, 12 dicendo: Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all’assemblea canterò le tue lodi; 13 e ancora: Io metterò la mia fiducia in lui; e inoltre: Eccoci, io e i figli che Dio mi ha dato14 Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, 15 e liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. 16 Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura17 Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. 18 Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

(KJV)

Quindi, fu permesso di uccidere l’agnello poiché con la sua morte molti sarebbero stati consegnati, attraverso il loro credo e la loro fede.

Perché allora quest’agnello di Dio deve liberarsi dalla sua natura spirituale preesistente e diventare uomo, non cercando l’uguaglianza con Dio come qualcosa che deve essere afferrata dopo la sua umiliazione per la morte sulla croce? 8cfr. Fil. 2:5-8 RSV).

Dio quindi desidera il sacrificio anche di suo figlio? No! Egli non desidera il sacrificio.

Osea 6:4-7 4 Che dovrò fare per te, Efraim, che dovrò fare per te, Giuda? Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all’alba svanisce. 5 Per questo li ho colpiti per mezzo dei profeti, li ho uccisi con le parole della mia bocca e il mio giudizio sorge come la luce: 6 poiché voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti. 7 Ma essi come Adamo hanno violato l’alleanza, ecco dove mi hanno tradito. (KJV)

Vediamo questo concetto anche in 1Samuel 15:22, Ecclesiaste 5:1 e Michea 6:8.

Samuel afferma che Dio vuole l’obbedienza piuttosto che il sacrificio. Quest’obbedienza è necessaria per la vita eterna. La disobbedienza è trasgressione della legge e la trasgressione della legge è peccato ed il salario del peccato è la morte.

Quindi la riconciliazione è necessaria per la vita eterna. Per essere riconciliati dobbiamo essere obbedienti a Dio ed alla Sua legge, che proviene dalla sua natura (cfr. i documenti Il Governo di Dio [174] L’amore e la struttura della legge [200].

Quest’obbedienza si allarga a Gesù Cristo. Cristo, per riconciliare la creazione, deve voler rinunciare alla sua vita e diventare carne con noi ed essere tentato, così come lo siamo stati noi. Dio non voleva il sacrificio; Egli voleva l’obbedienza da parte di tutti i suoi figli. Cristo, per poterci condurre, doveva mostrare d’essere obbediente anche alla morte. Satana non aveva quest’obbedienza.

Questa è la funzione della morte del Messia. Egli non soddisfò alcuni perversi concetti di Dio. E la morte del messia non è una nozione di qualche pagano non biblico, proposto per la corruzione della Scrittura, come alcuni strani gruppi hanno affermato recentemente.

La morte del Messia attraverso il suo sacrificio volontario era essenziale per la riconciliazione della creazione di Dio, sia Celeste che terrena. Per un membro dell’esercito, l’unico modo per far questo, era di rinunciare alla sua posizione  e alla sua vita aeoniana, e diventare un uomo mortale (vedi i documenti L’immortalità [165] L’Obbiettivo della Creazione ed il Sacrificio di Cristo [160]).

Egli doveva mantenere questa età e quindi essere preparato a morire per questo. Solo in questo modo egli potrà condurci.

La stessa prova è richiesta all’eletto ed è il motivo per cui siamo stati sottoposti alla prova ed uccisi fuori dall’accampamento, poiché lui stesso fu messo a morte fuori dall’accampamento. Infatti guardiamo la città di Dio ed al governo funzionale di Gesù Cristo, nel suo ritorno su questa terra come re conquistatore.

Ebrei 13:5-16 5 La vostra condotta sia senza avarizia; accontentatevi di quello che avete, perché Dio stesso ha detto: Non ti lascerò e non ti abbandonerò6 Così possiamo dire con fiducia: Il Signore è il mio aiuto, non temerò. Che mi potrà fare l’uomo? 7 Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; considerando attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la fede. 8 Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre! 9 Non lasciatevi sviare da dottrine diverse e peregrine, perché è bene che il cuore venga rinsaldato dalla grazia, non da cibi che non hanno mai recato giovamento a coloro che ne usarono. 10 Noi abbiamo un altare del quale non hanno alcun diritto di mangiare quelli che sono al servizio del Tabernacolo. 11 Infatti i corpi degli animali, il cui sangue vien portato nel santuario dal sommo sacerdote per i peccati, vengono bruciati fuori dell’accampamento. 12 Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, patì fuori della porta della città. 13 Usciamo dunque anche noi dall’accampamento e andiamo verso di lui, portando il suo obbrobrio, 14 perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura. 15 Per mezzo di lui dunque offriamo continuamente un sacrificio di lode a Dio, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome. 16 Non scordatevi della beneficenza e di far parte dei vostri beni agli altri, perché di tali sacrifici il Signore si compiace. (KJV)

Quando Paolo scrisse che il Tempio era pienamente operativo, il soggetto in discussione era la questione del sacrificio ed il suo ruolo con gli eletti e, forse, gli animali uccisi. Ricordate che noi siamo il Tempio di Dio e coloro che servono il tabernacolo con i sacrifici, non hanno il diritto di mangiare dai nostri altari. Egli soffri fuori dall’accampamento, in modo che il suo sangue potesse santificare il popolo, non per soddisfare un qualsiasi desiderio del Padre.

Tutto il sistema sacrificale fu istituito per andare verso gli eletti ed il Messia, come leader del governo di Dio. I numeri e le disposizioni negli anni, avevano un significato specifico.  Dio non è un sadico che vuole uccidere le persone. Egli vuole obbedienza alla sua legge. Il risultato della disobbedienza è la morte e la vita eterna non sarà conferita a coloro che disobbediscono. Ecco perché ci sono due resurrezioni (cfr. Ap. 20:4-15). Gli eletti sono consegnati alla prima resurrezione e alla vita eterna attraverso l’obbedienza e la fede in Cristo. La fede senza lavoro è la morte (Gc. 2:20-26) e noi con il nostro lavoro mostriamo la nostra fede (Gc. 2:18); il nostro lavoro è obbedienza al Dio vivente, come il Messia dimostrò di essere il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti (Col. 1:18) diventando un figlio di Dio in potenza attraverso lo Spirito Santo con la sua resurrezione dalla morte (Rm. 1:4).

Ora vediamo che la crocifissione, la morte dell’agnello era il punto più importante di tutta la storia fino a quel momento e di tutta la profezia. In quel giorno, tutto il mondo ed il suo fato, risiedeva nell’unico sacrificio senza peccato. Rinunciò alla sua vita per noi poiché è scritto amerai il tuo prossimo come te stesso, e questo è il secondo grande comandamento (cfr. Mt. 19:19). Ciò fu provato alla fine, poiché nessuno ha un amore più grande di colui che da la vita per i propri amici (Gv. 15:13). Poiché Dio è amore (1Gv. 4:8).

Giovanni 19:25-42 mostra la sequenza delle sue ultime attività come uomo. Egli ebbe cura di sua madre che fu affidata alla Chiesa. I suoi fratelli ovviamente non furono presenti alla crocifissione. Soltanto sua madre stava accanto all’apostolo Giovanni a cui egli l’aveva affidata. Bisogna notare che sembra che Giovanni abbia fatto sopravvivere tutti i fratelli di Cristo. Per questo Cristo consegnò sua madre alla cura di Giovanni che avrebbe cresciuto i fratelli fino alla vecchiaia.

Giovanni 19:25-27 25 Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. 26 Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. 27 Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. (KJV)

Tranne alcune profezie, tutto fu compiuto. Una di queste profezie richiedeva che egli fosse trafitto.

Zaccaria 12:8-14  8 In quel giorno il Signore farà da scudo agli abitanti di Gerusalemme e chi tra di loro vacilla diverrà come Davide e la casa di Davide come Dio, come l’angelo del Signore davanti a loro. 9 In quel giorno io m’impegnerò a distruggere tutte le genti che verranno contro Gerusalemme. 10 Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito. 11 In quel giorno grande sarà il lamento in Gerusalemme simile al lamento di Adad-Rimmòn nella pianura di Meghìddo. [12] Farà il lutto il paese, famiglia per famiglia: la famiglia della casa di Davide a parte e le loro donne a parte; la famiglia della casa di Natàn a parte e le loro donne a parte; 13 la famiglia della casa di Levi a parte e le loro donne a parte; la famiglia della casa di Simeì a parte e le loro donne a parte; 14 così tutte le altre famiglie a parte e le loro donne a parte”. (KJV)

In questa profezia vediamo che l’angelo di Yahova a capo della famiglia di Davide diventa elohim come la famiglia di Davide sotto di lui. Quindi devono guardare colui che hanno trafitto ed essere in lutto per lui. Essi hanno trafitto l’elohim inviatogli e devono essere in lutto per lui, così come lo si è per l’unico figlio. Non ne sarebbe stato inviato un altro nel modo. Egli apparteneva alla discendenza di Davide attraverso Natan (la discendenza di Maria in Lc. 3) e Levi attraverso Shimei (che apparteneva ad un’altra discendenza, apparentemente quella di Maria ed Elisabetta, madre di Giovanni Battista, attraverso il loro nonni comuni).

Giovanni 19:28-37 28 Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “Ho sete“. 29 Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30 E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!”. E, chinato il capo, spirò. 31 Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. 32 Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. 33 Venuti però da Gesù e vedendo che era gia morto, non gli spezzarono le gambe, 34 ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. 35 Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36 Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso37 E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto. (KJV)

Quindi egli fu trafitto e lo Spirito Santo spirò.

Era nella nona ora o le 3 p.m. quando gli agnelli dovevano essere uccisi. L’oscurità coprì la terra dalla sesta ora alla nona (Mt. 27:45; Mc. 15:43).

Matteo 27:39-54 39 E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: 40 “Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!”. 41 Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: 42 “Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. E’ il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. 43 Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!”. 44 Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo. 45 Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. 46 Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: “Elì, Elì, lemà sabactàni?“, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?“. 47 Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: “Costui chiama Elia”. 48 E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere49 Gli altri dicevano: “Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!”. 50 E Gesù, emesso un alto grido, spirò. 51 Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, 52 i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. 53 E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. 54 Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio!”. (KJV)

Questi versi danno la sequenza temporale coinvolta nelle attività di Giovanni, e fanno degli altri commenti. Dal testo vediamo che quando lo Spirito Santo fu svelato e Cristo morì il velo del tempio fu strappato in due. Qui vediamo la dimostrazione fisica del vero obiettivo della crocifissione. Fino a quel momento solamente il sommo sacerdote poteva entrare nel Sancta Sanctorum, una volta l’anno e soltanto con il sangue che indicava Cristo come Messia e la sua morte in questo esatto punto. Quando il Messia morì aprì a noi la via al Sancta Sanctorum, per farci andare fisicamente davanti al trono della grazia ed intercedere gli altri come Cristo fece per noi. Facciamo ciò fino a che non siamo versati come bevanda offerta al Signore. La resurrezione che coinvolse tutti questi santi era la stessa che avvenne per Lazzaro, che fu resuscitato alla vita fisica. Essi non sono saliti in cielo come alcuni avventisti affermano. Quindi Cristo fu tirato giù dalla croce e fu sepolto mentre stavano per iniziare i Giorni Santi.

Giovanni 19:38-42 38 Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39 Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. 40 Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. 41 Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. 42 Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino. (KJV)

Egli era l’agnello e fu messo nella tomba, dove sarebbe rimasto per tre giorni e tre notti, dall’inizio del 15 Nisan alle 6 p.m., Mercoledì nell’anno 30 d.C., fino al sabato sera alle 6 p.m., essendo la fine del 17 Nisan, per prepararsi a salire in cielo alle 9 p.m., domenica mattina come nell’offerta dei covoni.