Ci sono tre versioni della ricostruzione del Tempio:– la prima è nella Bibbia, la seconda negli Scritti Apocrifi, in 1Esdra, e la terza in Flavio Giuseppe nelle Antichità Giudaiche, Libro XI dal capitolo I al capitolo IV.
Tutte sono concordi nell’affermare che Ciro consegnò i manufatti del Tempio a Sesbassar (Esd. 1:8) principe o governatore di Giudea (Esdra 5:15 o 1Esdra) perché li conservasse con cura fino a quando la costruzione del tempio non fosse stata effettuata. Furono poi riportati indietro dagli esiliati che rientrarono.
L’altare del Signore fu costruito nei sette mesi del primo anno del loro ritorno. Molti degli esiliati andarono nelle loro città e non a Gerusalemme (Esdra 3:1-3). Le fondamenta del Tempio non erano ancora state gettate (Esdra 3:6). Il lavoro iniziò nel secondo anno, quando furono gettate le fondamenta (Esdra 3:10). Da questo momento in poi, i giudei si sentirono frustrati nei loro sforzi per colpa degli abitanti del luogo, i Samaritani. Essi non erano israeliti ma Caldei e Medi, che si erano ristabiliti in Israele dopo che le dieci tribù furono portate via, per volere di Assaraddon, re di Assiria.
Flavio Giuseppe fa ritornare Zorobabele subito dopo l’editto di Ciro. La lettera a Assuero è la lettera a Cambise e la costruzione fu completata sotto il regno di Dario I. Esdra e Neemia tornarono in quel regno e anche i profeti Zaccaria e Aggeo vennero nel secondo anno di quel regno. La costruzione secondo lui fu completata nel 516 a.C. 519-516 a.C. furono l’inizio degli anni considerati nella profezia dei settanta anni fatta da Geremia e ripetuta da Daniele che indicava il tempo in cui Gerusalemme sarebbe stata desolata.
Testimonianza non biblica
Un’efficace convalida della narrativa biblica viene dalle Lettere Aramaiche, tradotte da H.L. Ginsberg e pubblicate in The Ancient Near East: An anthology of texts and pictures ( edite da James B. Pritchard, Princeton, 1958, pp. 278-282), che erano lettere per e dagli ebrei nella fortezza di Elefantina. Questa fortezza è stata difesa dagli ebrei e da altri semiti non ebrei fin dai giorni del regno egizio che precedette l’invasione medio-persiana. Li vi era stato costruito un tempio impressionante che resistette a lungo quando Cambise invase l’Egitto.
L’invasione ateniese dell’Egitto ebbe luogo nel 454 a.C, durante il regno di Ciro Macrocheir o Artaserse I. Il Satrapo lasciato in carica era un medio-persiano chiamato Arsames che regnò come Satrapo dal 455/4 a.C. fino ad almeno al 407 a.C.
Durante almeno una parte di questo periodo il capo degli ebrei della guarnigione era un ebreo chiamato Yedonniah. Nel quinto anno di Dario II, cioè il 420/419 a.C. , Anania, uno scriba giudeo di Arsames, scrisse a Yedoniah ad Elefantina. La lettera lo informava che Dario aveva comunicato ad Arsames l’autorizzazione di una festa del pane azzimo per la guarnigione giudaica. Si davano anche informazioni sui giorni da calcolare per la festa a partire dal 14 Nisan.
Questa celebrazione per ordine di Dario nel quinto anno del suo regno, è quella celebrazione della Pasqua ebraica alla quale ci si riferisce in Esdra 6:13-22. Questa celebrazione ebbe luogo durante la consacrazione del Tempio che, secondo le lettere ad Elefantina, sarebbe avvenuta nel 419/8 a.C.
La lettera rivela che questo Tempio fu l’unico lasciato in piedi dall’invasione di Cambise. Rivela anche che quando avvenne il disastro, fu mandata una lettera al sommo sacerdote di Gerusalemme chiamato Johanan (410 a.C.). Questo stabilisce senza alcun dubbio che Dario il Persiano, al quale ci si riferisce in Neemia 12:22, era Dario secondo.
La distruzione del tempio di Elefantina fu l’inizio di una serie di rivolte egizie anti semitiche. Questo cominciò nel 410 a.C. e continuò fino al regno di Artaserse II il quale affrontò una ribellione egiziana durante la sua ascesa nel 404 a.C. Nel 402 a.C. egli perse l’Egitto. Nel 401 a.C. egli combatté una guerra civile in Persia quando i giudei rimasero leali e ricevettero un trattamento di favore.
IL MITO DELL’EDITTO DI ARTASERSE
La Bibbia non menziona in alcun passo un editto di Artaserse che fosse collegato alla costruzione del Tempio, eccetto la sospensione dei lavori, come è riferito in Esdra 4:23. Quando fu emanato l’editto di approvvigionamento, che sia stato emesso da Serse I o da Artaserse I o II, il Tempio era già stato costruito. In nessuna versione conosciuta alla storia antica, sia biblica che non biblica, ad Artaserse è attribuito alcun editto favorevole alla costruzione del Tempio o all’approvvigionamento dei Leviti. Questa è un’interpretazione più moderna.
I teologi che sostengono Artaserse I, specialmente in relazione ai 2300 giorni o alle settanta settimane di anni in Daniele 9, sono in errore. I punti in cui la Bibbia differisce dalle fonti storiche sono stati considerati sempre più corretti via via che la conoscenza aumentava.
SETTANTA SETTIMANE DI ANNI
La profezia delle settanta settimane di anni in Daniele 9:25-27 quando considerata dall’editto di Dario II, termina nel 70 d.C.. Essa iniziava dall’assedio di Gerusalemme da parte dell’esercito di Tito nel 1 Nisan e continuava fino alla distruzione del Tempio nel 70 d.C.. La controversia finisce con la chiusura del Tempio di Leontopolis in Egitto (vedi sotto).
Il primo consacrato fu Neemia che ristabilì il sacerdozio nel Tempio nel 372 a.C. (7 settimane di anni) purificò i Sabbath e reintrodusse la decima. Egli completò i muri della fortezza del Tempio e i muri della città e riorganizzò Gerusalemme.
Il secondo cznsacrato è il Ministero del Messia. Ma la profezia si riferisce a Gerusalemme e alla funzione del Tempio, non al tempo del Ministero del Messia. Non si potrebbe credere che l’espiazione dei peccati e la rettitudine eterna fossero introdotte o completate mentre la legge rituale era ancora in atto. Il completamento della profezia, dunque, dipendeva dalla rimozione o dall’eliminazione del luogo di sacrificio.
Mentre il sacrificio continuava ancora nel Tempio, non si poteva affermare che il sacrificio del Messia avesse eliminato veramente il sacrificio quotidiano anche se fu compiuto con la sua morte. Questa profezia non è ancora compiuta, non come una settimana spezzata, come qualcuno afferma, ma per il fatto che il termine stabilito non è ancora stato segnato sul devastatore, cioè il sistema romano. Ciò avverrà, come rivela l’Apocalisse, quando la città sarà distrutta e il settimo/ottavo impero dei dieci re sarà finalmente annientato.
Se l’editto fu considerato dal 516 a.C., dal regno di Dario I, per continuare direttamente con le 70 settimane di anni, allora la fine della profezia fu nel 26 a.C., il che sembra non portare a nulla. I Cristiani moderni cercano di collegare il problema al 27 d.C. e asseriscono che il Ministero di Cristo iniziò dopo, cosa che non avvenne. Flavio Giuseppe si sbaglia chiaramente a proposito dell’inizio e il suo prolungamento della dinastia dei Caldei sembra avere lo scopo di estendere i loro regni per prolungare le date dei re persiani, per dare alla profezia delle 70 settimane di anni qualche significato a partire da Ciro.
La variazione della costruzione del Tempio da Dario II a Dario I sembra essere una trovata post-cristiana (adattata da Flavio Giuseppe). Il suo scopo è quello di minare il significato della profezia delle 70 settimane di anni ed è probabilmente l’intenzione dell’apocrifo Esdra 1, il quale è in errore.
Le 70 settimane di anni non iniziano dal regno di Dario I o da un inesistente editto di Artaserse I, ma piuttosto da Dario II. E’ la prova della Messianicità di Cristo e richiede manipolazioni scritte a proposito di periodi di tre anni e mezzo o di sette anni incompleti.
IL MIRACOLO DI GIONA
Il miracolo di Giona è l’espressione più significativa del ministero del Messia (cfr. Mt. 12:39-40). Questo è ripetuto in Luca 11:29-32. Il miracolo di Giona non consiste solo nel fatto che rimase tre giorni e tre notti nel ventre della balena, ma anche che egli entrò a Ninive, cosa che richiese tre giorni di viaggio. Dopo un giorno di viaggio nella città, egli profetizzò a Ninive, la quale si pentì dopo che gli furono concessi 40 giorni per fare ciò (Giona 3:3-10).
Dal Battesimo di Cristo noi vediamo il tentativo di Satana durante i 40 giorni nel deserto, prima della Pasqua ebraica del 28 d.C. e dell’inizio del ministero di Cristo. Il tentativo di Satana durante i 40 giorni nel deserto fu a modo suo analogo al periodo dato a Ninive, e Satana fu giudicato.
Come prova positiva del ministero di Cristo, a Gerusalemme fu dato un anno al posto di un giorno dato a Ninive. La terza fase dei 40 giorni fu, per Giuda, 40 anni, che terminarono con la totale distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., 40 anni dopo la morte di Cristo. A differenza di Ninive essi non si pentirono anche se fu dato loro un segno più grande di quello di Giona a Ninive.
Il significato più importante della missione di Giona fu che si rivolse ai Gentili e che egli solo tra i profeti Ebrei generò il pentimento dei Gentili. Questo fu un prototipo del ruolo del Messia, come è indicato in Isaia 53.
Se i Farisei e i Sadducei accettarono che la costruzione del Tempio avvenne durante il regno di Dario II, è allora inevitabile che essi rimasero condannati e così idearono sequenze distorte ed erronee. Le distorsioni del Cristianesimo moderno a proposito delle 70 settimane di anni su Artaserse I, sono totalmente contrarie a Esdra e a Neemia, e a causa di ciò sono respinte dal Giudaesimo. Le 70 settimane di anni terminarono esattamente al compimento del periodo dei 40 anni dato a Giuda e a Gerusalemme per pentirsi, a cominciare da 1 Nisan del 70 d.C. a 1 Nisan del 71 d.C., tempo nel quale il Tempio era stato distrutto. Il riferimento di Cristo a Ninive e a Salomone dimostra il significato della durata del Tempio e la cessazione del sacrificio. Gerusalemme fu assediata nel 1 Nisan e fu saccheggiata e il Tempio fu distrutto come espiazione nel 70 d.C.. C’è ancora una parte della sequenza incompleta.
Le 70 settimane di anni iniziarono nel primo anno del nuovo Giubileo. Era anche il secondo anno del regno di Dario II. Alla fine del Giubileo si vede la Restaurazione di Esdra e Neemia (vedere saggio La legge con Esdra e Neemia [250]).
Ciò che non è generalmente compreso è che il sacrificio continuò in Giudea anche dopo la distruzione del Tempio, a compimento della profezia in Isaia 19:19.
Si sa che un Tempio era stato costruito ad Elefantina e che il sacrificio era continuato lì mentre il Tempio a Gerusalemme giaceva in rovina a causa del saccheggio della città ad opera dei Babilonesi. Questo Tempio fu in piena attività fino a che non fu saccheggiato dopo che il Tempio di Gerusalemme fu ricostruito nel regno di Dario II. Gerusalemme restò allora il centro dell’adorazione del Tempio per quasi 2 secoli fino al secondo secolo a.C.. Isaia aveva profetizzato che un Tempio sarebbe stato costruito in Egitto. Questa profezia si riferiva al Messia (Is. 19:20) che avrebbe liberato l’Egitto. In quel tempo essi erano sotto il dominio romano e il Messia fu mandato in realtà in Egitto da bambino per la sua salvezza. Ciò avvenne per compiere questa profezia e quella in Osea, così che egli avrebbe potuto essere chiamato fuori dall’Egitto come figlio di Dio e il primo d’Israele.
Il sacrificio era stato continuato ad Elefantina durante il periodo in cui il Tempio giaceva in rovina. Dio non permise a questo Tempio di resistere dopo la distruzione del Tempio a Gerusalemme. Questa volta, il nuovo Tempio sarebbe stato fatto di pietre viventi e l’autorità sarebbe passata da Giuda alla Chiesa nel deserto. Questa fase del miracolo di Giona consisteva nel giudicare le nazioni durante 40 Giubilei. Il sacrificio sarebbe cessato nell’intero periodo di 40 Giubilei. Chiunque cercò di reinserire il sacrificio è stato ucciso o distrutto.
Questo completa le 70 settimane di anni, che era la durata assegnata al secondo Tempio. Allo stesso modo il miracolo di Giona era compiuto e il terzo Tempio da questo momento fu rimosso da Gerusalemme e disseminato.
Il terzo Tempio, o quarto tabernacolo, doveva essere costruito da blocchi di Spirito individuali prodotti dai figli di Dio (Zc. 3:8-10 e Zc. 4). Dall’avvento di Cristo, che “rimuoverà in un sol giorno l’iniquità da questo paese”, si vede lo sviluppo attraverso Zaccaria 4:1-3, delle sette ere della Chiesa e delle due piante di olivo. Queste due piante di olivo sono i due consacrati e danno l’olio attraverso due canaletti d’oro (Zc. 4:12). Dunque il terzo Tempio è dello Spirito di Dio e compie tutte le cose dall’olio dello Spirito di Dio. Poiché la grazia è data in esso (Zc. 4:7). Da Zaccaria 4:6 si vede che tutte le cose furono compiute da quel momento in poi “Non con la potenza né con la forza, ma con il mio spirito, dice il Signore degli Eserciti.”
A causa di ciò, il secondo Tempio, o terzo tabernacolo, era limitato nel tempo. Doveva preparare il terzo Tempio spirituale, il quarto tabernacolo, delle sette lucerne, che sono le sette ere della Chiesa (cfr. Ap. 2 e 3). Queste ere erano chiamate per aree separate da Gerusalemme e cominciavano da Efeso come l’era degli Efesini.
Dal 70 d.C. il cuore di Giuda fu indurito, affinché essi non ne capissero il significato. E’ anche possibile che le autorità rabbiniche del tempio videro il pieno significato della profezia e che essi furono per questo condannati. Da allora, la creazione della storia della costruzione nel regno di Dario I iniziò ad oscurare il significato della questione.
L’ultima sequenza del miracolo di Giona serviva a coinvolgere quaranta Giubilei. Si vede dalla vita di Mosè che il terzo ed ultimo stadio era simboleggiato dai quaranta anni nel deserto di Israele, prima che prendesse la sua eredità. Questi quaranta anni erano il prototipo dei quaranta Giubilei. Il primo Giubileo comprendeva la nascita di Cristo e la preparazione al suo ministero. Giovanni Battista cominciò il suo ministero nel Giubileo dell’anno 27 d.C., il quale, essendo il quindicesimo anno di Tiberio, doveva essere in Ottobre. Dunque il significato qui era nel fatto che egli cominciò quando il Giubileo fu aperto.
Come si è visto il simbolismo della restaurazione di Giosia si ebbe nel primo anno del nuovo Giubileo. Questo fu esattamente ciò che fece Cristo. Egli cominciò il suo ministero nel 28 d.C. dopo la Pasqua ebraica. Dunque, i quaranta Giubilei intesero il miracolo di Giona fino all’istituzione del Millennio, nel primo anno del nuovo Giubileo in Marzo/Aprile 2028 d.C.. La sequenza dei trenta anni è tra il 1997 e il 2027.
LA TRACCIA SBAGLIATA
La preoccupazione dei teologi Protestanti verso l’editto di Artaserse ha origine dai tentativi di mettere in relazione la profezia ad una traduzione errata di Daniele 9:25 nella Versione di Re Giacomo. Verso la fine del 1830, William Miller scelse quest’editto come data d’inizio della profezia dei 2300 giorni. Il motivo per cui egli ed altri avrebbero fatto questo errore lascia perplessi.
Daniele indica l’inizio della profezia dal tempo in cui il santuario fu calpestato e l’offerta che ardeva perennemente portata via. Questo periodo non iniziò, e non coincise, con nessun editto di costruzione o nessun editto di approvvigionamento.
LA PROFEZIA DEI 2300 GIORNI
Il periodo più remoto da cui si può collocare la profezia fu l’invasione di Gerusalemme e la profanazione del Tempio ad opera di Tolomeo (Sotere) alla fine del 302 a.C.. Questo pone il compimento della profezia non prima della fine del 1998. Essendo questa la data più probabile, tutto sarà completato a partire dal 1999. Qualcuno attribuisce la fine del sacrificio quotidiano ad Antioco Epifane nel 167 a.C., il che potrebbe porre il compimento nel 2133 o 2134, ma questo non coinciderebbe con Daniele 12 o l’Apocalisse. Allo stesso modo, la data del 197 a.C. produrrebbe la data del 2108.
Nel 197 a.C., la Giudea divenne una provincia dell’Impero dei Seleucidi, i successori orientali di Alessandro, da cui Antioco Epifane discese.
FINE DELLE 70 SETTIMANE DI ANNI
La fine della profezia delle 70 settimane di anni e i dettagli che riguardano la distruzione del Tempio nel 70 d.C., richiedono un esame dettagliato per assicurare una comprensione esatta.
La giurisdizione Giudaica sul Tempio fu riconosciuta e appoggiata dai Romani. La proibizione contro i Gentili ad entrare nei cortili interni del Tempio, fu sottoscritta dai Romani e la punizione era la morte, anche se si trattava di cittadini Romani. I Romani confermarono la giurisdizione capitale dei Giudei anche sui i non Giudei. Fu per questa ragione che Paolo si dovette appellare all’Imperatore (At. 25:9-12) e solo questo impedì a Festo di occuparsi di Paolo in rispetto alla legge Giudaica.
I Giudei erano anche dispensati dal servizio militare per evitare il contrasto con le feste e i Sabbath. La Giudea rimase fino al 70 d.C. un’unità amministrativa con il proprio governo provinciale.
L’esercito romano a Cesarea, fino allo scoppio della guerra giudaica nel 66 d.C., era formato in prevalenza da truppe Siriane di Cesarea e Sebaste.
L’ultima costruzione nel Tempio fu quella di un muro nella parte più alta dell’edificio, nel cortile interno sul lato occidentale, per impedire ad Agrippa la vista del cortile interno durante le cerimonie (Schurer, Vol. I, p. 475). La distruzione di questo muro fu impedita con una supplica a Nerone e per intercessione di Poppea, la moglie di Nerone. A quel tempo i sommi sacerdoti, essendo nominati da Agrippa, iniziarono a impossessarsi delle decime e i preti più poveri morirono di fame (ib., p.465, pp. 468-470).
Entro il 62 d.C. fu completata l’ultima costruzione nel Tempio e stabilita come norma la rimozione delle decime dalle persone nominate da Agrippa, ad iniziare da Ananus.
Dopo il 62 d.C. sotto il sommo sacerdote, Ananus, il nominato da Agrippa, molti dei sacerdoti furono uccisi. Il sommo sacerdote del quarto tabernacolo o terzo Tempio, Giacomo, vescovo di Gerusalemme, fratello di Gesù Cristo, fu ucciso (ib., p.468). Questo significò la fine del sacerdozio del Tempio a Gerusalemme e la fine delle 62 settimane di anni. Albino (62-64 d.C.), il nuovo procuratore, fu particolarmente malvagio, saccheggiando sia il denaro pubblico che privato, compreso il tesoro.
Da questo momento in poi, il sommo sacerdozio fu un rifugio per furfanti. Nel 64 d.C. Nerone ordinò la persecuzione dei Cristiani a Roma, e la tradizione vuole che Pietro e Paolo subirono il martirio. Il “Patto con Molti” fu diffuso contro i Giudei e i Cristiani. Nel 68 d.C. il monastero a Qumran fu distrutto, e anche Nerone fu deposto.
I rivoluzionari svilupparono la tecnica del rapimento dei sacerdoti per scambiarli con i prigionieri. Nel 66 d.C. le autorità, con i Siriani ed altri, iniziarono l’azione che divenne la guerra giudaica.
A partire dal 1 Nisan del 70 d.C. Gerusalemme fu assediata. Nel giorno dell’Espiazione nel 70 d.C. il Tempio fu distrutto, e dall’Espiazione nel 70 d.C. non ci furono più Tempio o sacrificio e offerta, fino alla fine della guerra nel 73 d.C. con la caduta di Masnada. Ci si riferisce a questo periodo in Daniele 9:27.
Per una settimana di anni, la maggior parte del popolo cessò di praticare la propria religione, cioè dal 63 d.C. al 70 d.C., a causa della corruzione del Tempio, dei furti delle decime e delle morti dei sacerdoti. L’espressione nello spazio di metà settimana farà cessare il sacrificio e l’offerta è generalmente presa come riferimento alla metà settimana di anni, ma probabilmente si riferisce al periodo successivo alla distruzione, a partire dal 70-73 d.C. quando il popolo combattè, ma senza il Tempio o il sacrificio.
Dunque, le 70 settimane di anni è chiaramente una profezia compiuta. Dopo la morte di Giacomo e prima della distruzione nel 70 d.C., la Chiesa abbandonò Gerusalemme per Pella (ib., p.498 & note 65). Essi sapevano dalla profezia che la fine di questo periodo sarebbe avvenuta, e il Tempio successivo delle sette chiese, il quarto dei cherubini di protezione di Ezechiele (Ez. 1:15), stava per cominciare. In Ecclesiaste 6:6, Salomone ha indicato che sarebbe potuto durare duemila anni. Il miracolo di Giona entrò nella sua fase successiva e poco compresa, il tempo dei Gentili. Questo durò quaranta Giubilei, fino al ritorno del Messia e l’inizio del Millennio al quale ci si riferisce in Apocalisse 20:4.
La Chiesa sotto Simone nipote del Messia, tornò a Gerusalemme intorno al 72 d.C. e furono fondate le chiese dei Desposini o di quelli che appartengono al Signore. Essi fornirono vescovi alle chiese d’Asia e d’Egitto per molte decadi fino a che Roma non li sostituì con i greci.
Ci si potrebbe chiedere: Cosa sarebbe successo se gli Ebrei si fossero pentiti? La risposta è data dal riferimento a Israele nel deserto dove gli esploratori o testimoni furono mandati per esplorare la terra promessa. Essi rifiutarono di prendere la loro eredità, testimoniando contro la produttività della loro eredità. A nessuno tra i venti che si lamentarono contro Dio fu permesso di entrare nella terra promessa ad eccezione di Giosuè e Caleb (Nm. 14:6-7). I figli furono condannati a quaranta anni nel deserto come pastori erranti scontando così la punizione per la loro mancanza di fede. Questo rappresentava Giuda e Levi al tempo del Messia.
I quaranta giorni di testimonianza divennero i quaranta anni del Miracolo di Giona, a partire dal Messia fino alla distruzione del Tempio. I quaranta anni nel deserto divennero i quaranta Giubilei del vagabondaggio fino alla seconda venuta.
Giuda si sarebbe potuto pentire e noi avremmo potuto essere portati sotto la loro guida. Essi non si pentirono, e Dio sapeva che non l’avrebbero fatto. Fummo allora chiamati sotto differenti circostanze. A Giuda sarà dato presto il pentimento.
Alla fine del periodo, per una settimana di anni, la maggior parte della gente avrebbe cessato di praticare la propria religione e, per metà di questo tempo, il sacrificio e l’offerta sarebbero dovuti cessare.
Uno studio della distruzione di Gerusalemme e del Tempio dimostra che questa profezia fu compiuta nel 70 d.C..
Qualcuno sostiene che la fine decretata sfocerà nel devastatore per 3 anni e mezzo, cioè il periodo della pestilenza dell’ira di Dio nell’Apocalisse. Mentre il periodo dei 3 anni e mezzo avverrà, tentare di collegarli a questa profezia è un ragionamento molto dubbio. Altri sostengono che il periodo di una settimana di anni è limitato al tempo della fine. Non c’è assolutamente nessun sostegno a questa tesi.