Questo lavoro sviluppa il tema dell’identità dell’Angelo di YHVH nel Vecchio Testamento. La Bibbia insegna che c’è solo un Unico Vero Dio. Ci sono stati insegnamenti nel ventesimo secolo che hanno asserito che lo YHVH – Yahovah del Vecchio Testamento si riferiva solo a Gesù Cristo, che Cristo venne per rivelare l’esistenza del Padre, che la “Parola” è sempre esistita accanto al Padre, e che Gesù Cristo, in quanto Parola, non ha avuto inizio. Ne consegue, da queste affermazioni, che vi furono due Esseri Divini fin dall’eternità. Ma la Scrittura, che non può essere violata, dice altrimenti. C’è solo un unico Vero Dio (Gv. 17:1-3, 1Cor. 8:6, 1Tm. 2:5).
Nel Nuovo Testamento è stato dato per scontato che Dio, il Padre, era il Dio del Vecchio Testamento, il Dio d’Israele, e che Egli aveva inviato il Suo Servo, Gesù, a noi (At. 2:22-24; 3:13). Dio il Padre doveva essere conosciuto da questi uomini, altrimenti queste affermazioni non avrebbero avuto alcun senso.
Gesù era il figlio di Dio (Luca 1:30-35, 9:35), il Prescelto da Dio (Luca 23:35), il Servo di Dio (Mt. 12:18). Dio parlò per mezzo di Suo Figlio (Eb. 1:1-2).
Nel Vecchio Testamento è chiaro che YHVH non si riferiva esclusivamente a colui che divenne Cristo. Ci sono molti passi in cui l’ebraico YHVH è tradotto come SIGNORE, e può essere riferito solo a Dio il Padre (p.es. Dt. 18:15; cfr. Atti 7:37, Atti 2 e 3; Sal. 2:2,7;110:1,45:6,7).
Nei Carmi del Servo in Isaia 42:1-9; 49:1-13; 50:4-11; 52:13-53:12 è chiaro che YHVH deve riferirsi a Dio il Padre. Vedi anche Zaccaria 13:7. Dunque dire che Cristo venne a rivelare al popolo un Dio sconosciuto, è sinonimo di presunzione.
Il principio fondamentale è che vi è solo un Unico Vero Dio, che nessuno ha mai visto o udito (Gv. 17:3; 1Tm. 6:16; Ap. 15:4; Gv. 1:18; 1Gv. 4:12; Gv. 5:37, 6:46).
Il termine “angelo“ ha creato problemi nel nostro processo mentale. L’ebraico è mal’ak che significa “messaggero”, e la parola greca è aggelos che significa anch’essa “messaggero”, e può essere usata sia per gli esseri umani che spirituali. Nell’Apocalisse 21:17 i termini “uomo” e “angelo” diventano sinonimi.
Nel Vecchio Testamento, mal’ak indica messaggeri, mandati da Dio o dagli uomini (Gn. 32:1-3). Il messaggero era un rappresentante di colui che lo mandava, e onorare lui significava onorare colui che lo inviava (Gv. 5:23).
Il punto è che un “angelo” è un “messaggero”.
Dunque nel Vecchio Testamento colui che è definito Mal’ak YHVH o “l’Angelo del SIGNORE” e Mal’ak Elohim “L’Angelo di Dio” è il più significativo e rilevante per questo saggio. Questo Messaggero testimoniava la Presenza di Dio. Egli portava l’Autorità di Dio (Es. 23:20-23) e il nome di Dio.
L’Angelo di YHVH incontra la schiava Agar che sta fuggendo (Gn. 16) e si rivolge a YHVH alla terza persona. Dunque si può vedere come l’Angelo di YHVH porti il titolo di YHVH, ma allo stesso tempo parla per conto del suo YHVH, che egli rappresenta (Gn. 16:7-13). Nella Genesi 21:17-20 l’Angelo di Dio (elohim) sta parlando per conto di Dio (elohim).
Dunque si può vedere che YHVH è un titolo assegnato, e nella Genesi 18 nel racconto di Abramo e dei tre angeli (messaggeri), essi sono chiamati indistintamente uomini, angeli, YHVH. Nella Genesi 19:24 gli angeli, chiamati YHVH fecero piovere fuoco da YHVH in cielo. Dunque YHVH non è un titolo esclusivo per colui che divenne Cristo, come qualche Chiesa credeva.
L’Angelo che impedì ad Abramo di uccidere Isacco disse “ora so”, il che dimostra che egli non conosceva l’esito della prova, e dunque non può essere il Dio Onnipotente che conosce la fine sin dall’inizio.
Questo è esattamente il caso di Cristo. Anche dopo la Sua resurrezione ed esaltazione Egli ricevette delle rivelazioni da Dio Onnipotente che Egli passò a Giovanni nel Libro dell’Apocalisse (Ap. 1:1). Marco 13:32 dimostra che Cristo come uomo non era onnisciente.
Più tardi Abramo mostra di aver capito la distinzione tra YHVH, Dio del Cielo, e l’Angelo o Mal’ak che era questo messaggero di YHVH (Gn. 24:7,40,48). Allo stesso modo Gesù riveste un ruolo simile di guida, di benedizione e di rappresentante di Dio (Mt. 28:18-20).
L’Angelo che apparve in sogno a Giacobbe (Gn. 28:11-21) ed ancora in Genesi 31:11-13 è chiamato Mal’ak HaElohim, che è il messaggero Del Dio. Egli è anche Dio della Casa di Dio – El Betel. Egli è identificato con Dio, che guidò Giacobbe per tutta la vita (Gn. 48:15,16) ed è chiamato l’Angelo della Redenzione. Cristo è il nostro Redentore (Gal. 3:13-4:5).
Giacobbe lottò anche con un “uomo” e disse “Io ho visto Dio (elohim) faccia a faccia”. Dunque quest’uomo testimonia la Presenza di Dio in se stesso. Cristo rappresenta per noi la “faccia di Dio” (Gv. 14:9; 2Cor. 4:6; Col. 1:15).
La Chiesa di Dio sin dal primo secolo ha accettato che l’Angelo che parlò a Mosè dal roveto ardente, che diede i Dieci Comandamenti sul Monte Sinai, che condusse Israele attraverso il deserto e Colui che conversò con Mosè in prima persona, fosse Cristo prima della sua nascita come uomo (1Cor. 10:1-4), e ritenne Cristo l’Angelo di Dio (Gal. 4:14).
A questo proposito deve essere studiato il discorso di Stefano (At. 7, specialmente versi 30-38).
Questo saggio discute molti altri titoli come l’Angelo nel roveto, e l’Angelo nella nube, l’Angelo come colui che dà la legge, l’Angelo come presenza di Dio e così via.
Dunque la conclusione è che vi è coerenza e unità tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento. Dio il Padre è l’unico Vero Dio in entrambe le raccolte delle Scritture. Cristo è il Suo mediatore, e agente di redenzione, colui che rivela la Sua volontà all’umanità.
In questo saggio vi sono anche 7 appendici che coprono in modo più esteso alcuni aspetti del contenuto.